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Scott Run Press Camp in Val di Sole

di - 06/06/2026

Scorr running press trip
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Scott Run Press Camp, ovvero…Due giorni in Val di Sole per scoprire la nuova collezione trail running di Scott, che si sono trasformati in uno dei press trip più coinvolgenti a cui abbia partecipato. Adesso vi racconto perchè.

Scorr running press trip

Val di Sole, una garanzia!

Due giorni in compagnia di Scott, ovvero l’ennesimo press trip a cui prendo parte, che comincia molto prima della Val di Sole. Milano, una mattina di metà aprile, faccio il pieno alla Pandina nera, imposto il mio ritmo preferito e via. Direzione su, fino al Passo del Tonale, e poi giù verso la Val di Sole; non vedo l’ora di arrivare, ma riesco, come sempre, a godermi ogni chilometro di viaggio. Il mio passo, chi mi conosce lo sa bene, è quello dei viaggi lenti, in cui le code in statale diventano un modo per entrare ancora di più nella modalità “Pandina Trip”, e quando si arriva si arriva… Da Milano prendo l’autostrada, ma ben presto lascio le corsie da macchina veloce e mi riporto sulla statale, per ritrovare un ritmo più consono al mio modo di interpretare un viaggio. Passo da Malonno, poi Incudine e oltre. Arrivo al bivio per la Val Camonica, ma tiro dritto e finalmente giungo a Temù. Mi fermo per un caffè, poi riparto verso il Tonale dove trovo tempo brutto e incrocio gli ultimi sciatori che tornano giù dal ghiacciaio. Il Tonale, con le sue mille curve, arriva sempre un po’ di colpo, come se la montagna decidesse lei quando farsi vedere. È un avvicinamento che non serve solo a spostarsi, ma a predisporre lo sguardo: due giorni di corsa, certo, ma soprattutto due giorni per scoprire la collezione running di Scott nell’ambiente naturale più vero e autentico della Val di Sole.

Scorr running press trip

Agritur Anselmi, The place!

Arrivo all’Agritur Anselmi intorno alle quattro del pomeriggio. Qualche collega di altre testate, siti web o podcast mi ha preceduto. L’atmosfera è immediata e in questi casi ci si rivede sempre molto volentieri. Zero formalità, grazie a Dio. Qui siamo tutti uguali, nessuna distanza che ci separa. Ovviamente sono presenti anche i vertici di Scott, che ci danno il benvenuto in un clima che assomiglia più a un ritrovo tra amici che a un press trip. È qui che comincio a percepire la parola che mi accompagnerà fino al ritorno in Pandina a Milano: #appartenenza. Non dichiarata, non programmata, semplicemente successa. È così e basta, e se ci sei, ti conviene approfittarne finché puoi, perché ne vale sempre la pena.

La collezione running

Prima di cena, come preludio naturale all’aperitivo, ascoltiamo volentieri i ragazzi di Scott che presentano la nuova collezione Running e tempo libero. Ed è qui che emerge un punto chiave: Scott sta ridefinendo il proprio ruolo nel mondo outdoor. Non vuole più essere un marchio che veste runner, ciclisti o sciatori solo nel momento dell’attività sportiva. L’obiettivo è creare continuità tra performance e vita quotidiana, costruire un’identità che accompagni le persone anche quando non stanno correndo, pedalando o sciando. I colori delle collezioni, sia uomo che donna, si rifanno alle tendenze più recenti dello sportstyle. Il risultato è davvero piacevole, per una gamma rinnovata che vuole diventare riferimento tangibile per tutto il movimento outdoor. La presentazione delle sei non è una presentazione nel senso classico. È una chiacchiera tra amici, infarcita di particolari tecnici. Si parla di visione, di come Scott interpreta la corsa in montagna, di cosa c’è dietro la nuova linea trail running e, naturalmente, della Kinabalu, ovvero le varie versioni della scarpa da trail running vera protagonista di questa due giorni.

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Oltre lo sport…

La vision del futuro di Scott è presente in modo marcato e chiaramente nelle collezioni maschile e femminile, con toni pastello alternati a colori più forti in un mélange cromatico che mi colpisce positivamente. Capi morbidi e linee pulite che dialogano con quelli tecnici. Combinazioni estetiche che non spezzano, ma uniscono. Un modo per dire che l’atleta non esiste solo quando fa sport, ma anche quando si muove nel tempo libero, quando viaggia, quando si ritrova con gli amici. È un posizionamento più ampio, più maturo, che parla anche ai giovani e a chi vive lo sport come cultura.

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1958, da un bastoncino di bambù…

La storia del running Scott segue la stessa logica di continuità. Non è fatta di salti improvvisi, ma di una progressione coerente. Dal 1958, quando tutto nasce da un bastoncino da sci in bambù, fino alla Makani del 2006 sviluppata con Mario Poletti, ai suoi inizi in Scott quando, dopo gli enormi successi in campo sportivo, era stato acquisito dal brand per sviluppare da zero la linea running. Poi la Palani del 2010 con la geometria “a barchetta”, molto avanti per l’epoca. La Supertrac RC del 2017, che ridefiniva l’identità di Scott nello skyrunning. La Speed Carbon RC del 2021, con la piastra Carbitex a forchetta pensata per dare stabilità e controllo anche nell’off-road. Fino ad arrivare ai giorni nostri con il lancio della Kinabalu Ultra, pensata per le lunghe distanze e testata direttamente sui sentieri della Val di Sole insieme alla sorella minore Kinabalu Trail, più reattiva, votata a chilometraggi più brevi. La nuova Kinabalu Ultra a me è piaciuta assai e si inserisce in questa linea come un modello pensato per i trail scorrevoli, lo sterrato, i percorsi misti, con una transizione fluida e una stabilità naturale. Una scarpa che non vuole pretendere miracoli da chi la utilizza, ma farti arrivare a casa con gambe e piedi a posto, anche dopo tante ore di utilizzo.

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Magia della Val di Sole

Il territorio ha fatto il resto. La Val di Sole è stata un laboratorio naturale perfetto per testare una scarpa come la Kinabalu. Un territorio estremamente vario, unisce Dolomiti di Brenta, Adamello-Presanella, Ortles-Cevedale, e due parchi nazionali, quello dello Stelvio e quello dell’Adamello Brenta. Noi ci siamo accontentati di uscire dall’agriturismo, allacciare le scarpe e iniziare a correre. Un gesto tanto semplice quanto immediato che mi ha fatto apprezzare tutti i 15 chilometri percorsi in un territorio che ha sempre tanto da raccontare. Salite regolari o più incazzate, tratti scorrevoli, discese tecniche, strade bianche. Il giro ufficiale, previsto da dodici chilometri, è diventato naturalmente un percorso da quindici con oltre 500 metri di dislivello. Un allungamento spontaneo, dettato dal ritmo del gruppo e dalla voglia di esplorare.

Appartenenza e condivisione

Correre insieme ha fatto la differenza. Non è stata una prova e non pensatelo nemmeno come un test strutturato delle Kinabalu, bensì una vera e propria esperienza condivisa. Tra di noi, fianco a fianco quando il fiato non troppo corto lo ha permesso, si è parlato quasi sempre. I più bravi hanno aspettato quelli meno veloci come me in cima alle salite e poi via di nuovo tutti insieme. Salita. Giusto per farvi capire il mood condiviso… ci si aspettava nei tratti più tecnici, si rideva nelle parti più scorrevoli. La Kinabalu, in questo contesto, mi ha convinto. L’ammortizzazione è progressiva e, per quanto sotto al tallone abbia ben 40 millimetri di altezza da terra, non mi è mai sembrata eccessiva. Pensata per lavorare bene sulle lunghe distanze e sui terreni compatti, la Kinabalu Ultra mi ha sempre assicurato stabilità. Anche la trazione mi ha convinto, sebbene su sassi umidi il grip non sia da dieci e lode. Mantiene comunque una trazione sufficiente su sterrato e sentiero misto. Grazie al rocker non eccessivo o troppo a barchetta, la transizione è fluida, coerente con la filosofia Scott di non forzare il movimento ma di assecondarlo.

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No shortcuts

Mentre correvo pensavo al payoff del brand, ritrovando le stesse caratteristiche in questo nuovo modello: nessuna scorciatoia anche nello sviluppo della Kinabalu, scarpa concreta e reale, senza troppi fronzoli, ma che funziona. È proprio vero che “No Shortcuts” non è un claim, ma un modo di lavorare. La missione dichiarata da Scott è semplice: prodotti reali per runner reali. Stessi valori che ravvisiamo pure nel progetto “Team Future Pro” che va nella stessa direzione, investendo sui giovani non solo come atleti ma come persone, con attenzione a etica, educazione e valori.

Modalità Pandina

Riparto dall’Agritur Anselmi intorno alle quattro del pomeriggio. La pandina rifà la stessa strada dell’andata, con la stessa calma. Ma la sensazione è diversa. Non porto a casa solo un test prodotto o una presentazione ben organizzata. Porto a casa un contesto, una visione, un modo di intendere la corsa e il prodotto. Porto a casa due giorni in cui la condivisione ha contato più della tecnica, e in cui la tecnica ha avuto senso proprio perché condivisa.

Una gran bella storia

La nuova Kinabalu nasce dentro tutto questo: non come oggetto isolato, ma come tassello di una strategia più ampia, che punta a costruire un brand completo, credibile e vicino alle persone. E soprattutto nasce dentro un’esperienza in cui appartenenza non è stata una parola, ma un fatto.

Se vuoi conoscere il mondo di Scott, VAI QUI!

Daniele Milano: spirito di montagna, anima sportiva. Nato in Valle d’Aosta, cresce tra natura e movimento: prima lo sci, poi l’atletica. Negli anni ’90 scopre lo snowboard e ne diventa voce e protagonista, tra riviste e snowpark. Oggi vive tra Milano e le sue montagne, maestro di snowboard e telemark, cuore editoriale di 4running magazine. Racconta il trail e il gesto sportivo come espressione di equilibrio. “La corsa è il mio benessere interiore per stare meglio con gli altri.”