Brooks SuperMaratona dell’Etna ha una caratteristica che nessun’altra gara italiana può permettersi: la sensazione netta di attraversare più mondi nello stesso giorno. Si parte dal mare, si risale la montagna e si entra in un ambioente unico al mondo, quello di un vulcano. La quota qui è sinonimo di ambiente, esclusività e bellezza. Il grigio della sabbia del mare della marina di Catania da cui si parte cambia imrpovvisamente consistenza e lascia spazio al grigio chiaro scuro dell’asfalto. 33 chilometri di salita e poi cambia nuovamente colore, consistenza e temperatura, trasformando gli ultimi 10 chilometri di salita, sino alla vetta o quasi dell’Etna in un’esperienza che ognuno di noi, almeno una volta nella vita dovrebbe vivere.

2026, Brooks diventa partner
L’edizione 2026 ha amplificato tutto questo. Brooks running da una parte che ha deciso di correre a fianco della manifestazione per le prossime due edizioni, e la complicità di una giornata limpida dall’altra. Un sabato come un altro radicalmentes trasformato da un evento che ha onorato con la propria presenza la città di Catania e le pendici del vulcano che il mondo intero ci invidia. Dall’alto dell’arrivo lo spettacolo è stato incredibile, con un orizzonte limpido e un mare piatto quasi disturbato dalla presenza del controno delle Isole Eolie. Il vulcano, con i suoi crateri ancora in attività, non è statro certo da meno, ribadendo con sbuffi cadenzati la propria presenza. In quota i contrasti sono stati “da film”, dove il nero della lava incrociava la propria presenza con il bianco della neve ancora molto abbondante nei canaloni, segno tangibile della splendida stagion e invernale appena conclusa.

Denise Zacco, vincitrice della classifica femminile assoluta
Zacco e Montello nell’albo d’oro.
A vincere la 18ª Brooks SuperMaratona dell’Etna sono stati il friulano Giuseppe Montello e la genovese Denise Zacco, protagonisti di una gara che dal livello del mare porta gli atleti fino a quota 2.810 metri, in un’ascesa continua che non concede tregua.

Giuseppe Montello vincitore assoluto
Dal mare alla quota: una progressione che non assomiglia a nulla
Lo start alle 7.30 dalla spiaggia di Marina di Cottone, a Fiumefreddo di Sicilia, ha aperto la giornata a cinquecento atleti, pettorali esauriti da mesi. La prima parte scorre su asfalto, con il mare alle spalle e l’Etna che cresce davanti, sempre più vicino. È una fase che inganna: il ritmo sembra controllabile, ma la montagna è già lì a dettare le regole.

33.5k…si cambia scenario
Il cambio di scenario arriva netto al chilometro 33,5, quando il percorso raggiunge Piano Provenzana a quota 1.800 metri. Da quel punto la gara diventa un’altra cosa: il fondo si fa scuro, granuloso, irregolare; l’aria cambia densità; il paesaggio si apre in un alternarsi di colate laviche, muretti di neve inattesi per la stagione, crateri laterali che accompagnano la salita. È un tratto che somiglia più a un trail d’alta quota che a una maratona, un ambiente lunare che obbliga a ricalibrare appoggi, respirazione, gestione dello sforzo.

Montello e Zacco, grandi interpreti
Montello ha interpretato questo passaggio con lucidità, chiudendo in 3h42’51”. Zacco ha fatto lo stesso in campo femminile, arrivando in 4h30’42” dopo una gara condotta con prudenza e continuità.

Le voci della gara: chi l’ha corsa racconta l’Etna
Montello, ex biathleta olimpico, ha parlato di uno scenario che cambia in continuazione, dedicando la vittoria a Mariano Malfitana, creatore della SuperMaratona. Zacco, genovese di nascita e trentina d’adozione, ha ammesso di essere stata sorpresa dalla durezza del percorso, definendolo unico in Italia e confessando che la serata si sarebbe chiusa con una granita e brioscia, rito siciliano che dopo una giornata così diventa quasi necessario.
Il resto del podio
Alle loro spalle, Giuseppe Privitera, guida vulcanologica di Zafferana Etnea, ha sottolineato quanto fosse raro trovare l’Etna così imbiancato a giugno, con muretti di neve ai bordi della strada e un contrasto “black and white” che ha reso la gara ancora più scenografica. Terzo posto per Francesco Mangano, linguaglossese, dodici edizioni alle spalle, che ha raccontato la familiarità con un territorio che conosce a memoria: un mese fa era lì con gli sci, oggi ci è tornato di corsa.
Una gara sempre più internazionale
Diciassette nazioni rappresentate, con la Francia seconda per numero di partecipanti dopo l’Italia, seguita dalla Germania e da un concorrente arrivato addirittura dalla Nuova Zelanda. La SuperMaratona conferma così la sua vocazione internazionale, attirando atleti che cercano un’esperienza che non si replica altrove: correre su un vulcano attivo, con il mare alle spalle e la neve davanti.
La prova OFF ROAD: un assaggio dell’alta quota
In parallelo si è corsa anche la prova OFF ROAD di 17,5 chilometri, con trecento partecipanti e partenza da Piano Provenzana. Un percorso che riprende il tratto finale della SuperMaratona e permette di vivere l’ambiente dell’Etna in una formula più breve ma altrettanto intensa. A vincere sono stati Daniel Pattis in 1:33:17 e Veronika Loparevych in 2:09:30.
Le istituzioni sul campo: la montagna come identità
Il vice sindaco di Linguaglossa, Davide Spartà, salito fino a quota 2.800 per accogliere gli atleti, ha parlato di un’organizzazione impeccabile e di un’edizione resa speciale dalla presenza della neve e dalla visibilità eccezionale sulle Eolie. L’Etna, ha detto, “non manca mai di farsi notare”.
I podi
Uomini
- Giuseppe Montello – 3:42:51
- Giuseppe Privitera – 3:53:46
- Francesco Mangano – 4:06:06
Donne
- Denise Zacco – 4:30:42
- Antonella Ciaramella – 4:52:49
- Estefania Arvelaez – 5:04:40







