Home

HOKA UTMB Mont-Blanc, trail running, emozioni, gare!

di - 31/08/2026

HOKA UTMB Mont-Blanc
Listen to this article

HOKA UTMB Mont-Blanc, ovvero…Chamonix ti entra addosso già dal lunedì, quando la valle è ancora sospesa e le prime partenze della settimana rompono il silenzio.

Una settimana di gare

Quest’anno ci sono arrivato con l’idea di seguire tutto da vicino, senza filtri, lasciando che fossero le gare, le persone e i luoghi a dettare il ritmo. È stato così fin dal primo giorno: la PTL – Petite Trotte à Léon che parte all’alba, le strade che si riempiono di famiglie, volontari, runner che non hanno ancora la tensione della gara ma già portano negli occhi la settimana che li aspetta.

MCC, la gara dei volontari

Ogni giorno ha avuto un suo colore. La MCC del lunedì mattina con la sua energia fresca, la TDS da quasi 150 chilometri, che ti costringe a guardare la montagna con rispetto, l’ETC che passa veloce come un lampo per chi vuole correre fortissimo, la YCC dedicata ai più giovani, che ti ricorda che il futuro del trail è già qui. Chamonix vive tutto questo come se fosse un’unica storia, un’unica voce che cambia tono ma non intenzione. Il paese coinvolto come sempre a fare la differenza, tutti si diventa tifosi, tutti si vive l’UTMB!

OCC e CCC, le finali UTMB World Series

Poi arrivano le finali, e la valle cambia. La OCC – Orsières Champex Chamonix – ti sorprende sempre. Quest’anno l’ho vista consumarsi in un finale che sembrava una volata su pista, con la folla che si stringeva lungo gli ultimi metri come se volesse spingere gli atleti verso l’arco. La CCC, tra Courmayeur, La Fouly e le vie del centro di Chamonix.

UTMB – 100M, la gara delle gare

E poi l’UTMB. L’ho vissuto come si vive un evento che conosci bene ma che ogni anno riesce a sorprenderti. La partenza è sempre un rito, ma quest’anno aveva un’intensità diversa. Blandine L’Hirondel vincitrice della gara femminile ci ha tenuti incollati alle fasi di gara da veri tifosi, costruendo una gara che sembrava respirare insieme alla valle. Ognuno di noi, almeno per un chilometro, ha visto la gara attraverso i suoi occhi. Ogni passaggio è stato accompagnato da un entusiasmo che non vedevo da anni. Quando è tornata verso Chamonix, nel tratto finale, ho avuto la sensazione che stesse entrando in una dimensione nuova, quella dei pochi che riescono a lasciare un segno che va oltre la vittoria. Tra gli uomini un grandissimo Ben Dhiman, decisamente più silenzioso, ha fatto una gara diversa, quasi introspettiva, più controllata, ma altrettanto solida, vincendo di forza questa edizione.

Una gara che non finisce mai

L’arrivo dell’ultimo finisher, domenica pomeriggio, è stato uno dei momenti più veri della settimana. La luce era già cambiata, la piazza era piena ma non rumorosa, e quel gesto — attraversare l’arco dopo quasi due giorni di gara — ha riportato tutto alla sua essenza: la fatica, la resilienza, la volontà di arrivare comunque.

Joelette, che atleti incredibili!

Questa edizione ha avuto un filo conduttore evidente: l’inclusione. L’ho percepita non come un tema, ma come una presenza costante. Il team guidato da Jonathan Naboulet, che ha completato l’UTMB in Joëlette, è stato per me uno dei momenti più forti della settimana. Un gruppo di atleti, sempre compatti, sempre con quella energia che nasce solo quando la gara diventa un gesto collettivo.

HOKA UTMB Mont-Blanc

Progetto HOPE, tanto rispetto

Il progetto HOPE ha aggiunto un’altra dimensione: vedere quattro atleti in sedia a rotelle muoversi lungo il percorso, in staffetta, ha mostrato quanto il trail possa essere ripensato, adattato, aperto. La sensazione, durante la settimana, era che l’inclusione non fosse un capitolo a parte, ma parte integrante dell’evento.

I volontari, protagonisti indiscussi

Ogni volta che torno a Chamonix mi accorgo che l’UTMB vive grazie a chi non corre. I volontari sono ovunque: ai ristori, lungo i sentieri, alle partenze. Quest’anno ho incrociato nuovamente Robert, il volontario che apre le gare con le sue campanelle. È diventato quasi un simbolo, una presenza che ricorda a tutti che la gara non è solo performance, ma per ognuno dei presenti è far parte di qualcosa di incredibile e unico.

Un pubblico che cresce, senza perdere identità

Quest’anno le dirette hanno raggiunto numeri impressionanti. Lo si percepiva in modo evidente: più telecamere, più media, più attenzione. Eppure Chamonix è riuscita a mantenere la sua atmosfera, quella miscela di attesa, rispetto e partecipazione che rende l’UTMB diverso da qualsiasi altro evento.

Daniele Milano: spirito di montagna, anima sportiva. Nato in Valle d’Aosta, cresce tra natura e movimento: prima lo sci, poi l’atletica. Negli anni ’90 scopre lo snowboard e ne diventa voce e protagonista, tra riviste e snowpark. Oggi vive tra Milano e le sue montagne, maestro di snowboard e telemark, cuore editoriale di 4running magazine. Racconta il trail e il gesto sportivo come espressione di equilibrio. “La corsa è il mio benessere interiore per stare meglio con gli altri.”