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Bisogno di condivisione – Cronache dal lockdown

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Marco Aurelio Fontana - manual
Marco Aurelio Fontana in manual - foto: Giuseppe Giuliano

Ho bisogno di condividere questo con qualcuno. Ho 48 anni, e dopo anni di promesse a me stesso, ho finalmente imparato a fare un manual. Grazie a un mix di ottimizzazione del posizionamento del corpo in garage e sessioni di meditazione trascendentale in casa, ora sono un mago della ruota anteriore alzata.

OK, forse ho esagerato. Rispetto a molti biker, su una ruota sono aggraziato come un cucciolo di pachiderma. Non esiste ancora una prova video o fotografica della mia ultima abilità, per ovvi motivi… ma se anche non fossimo in pieno lockdown da Coronavirus, servirebbe una grande prontezza di riflessi oltre a una foto/videocamera capace di super slow motion per dilatare un attimo all’infinito, o quasi. Ma un’attenta preparazione supportata dalle provvidenziali protezioni per schiena mi ha permesso di vivere l’ebbrezza del manual.

Wyn Masters - manual
Wyn Masters, un mago del manual – foto: Ron Parkin

Progredire come biker

Questa è una rivelazione oltre che una pietra miliare nel nostro essere biker. La progressione è una parte essenziale di questo sport. Una progressione fatta anche e soprattutto di passi falsi, necessari per imparare e crescere. Ma è indispensabile arrivare a determinati livelli di abilità?

Senza dubbio la mountain bike, anche ad un livello abbastanza elementare, offre molti vantaggi. Fare una forma di esercizio fisico che non sembra una forzatura è sempre una buona cosa. Stare all’aperto è ottimo anche per la salute mentale – lo dice la scienza, oggi ne siamo più che mai consapevoli, nda – e starci in qualsiasi condizione atmosferica è ancora meglio (non c’è scienza a sostegno di questo, solo un sacco di inverni miserabili in cui le pedalate inspiegabilmente piacevoli mi hanno fatto ripensare la personale visione scontrosa del nostro clima). Come bonus, andare in mountain bike per la maggior parte delle persone significa uscire con amici che la pensano come loro, tenendo conversazioni incredibilmente vacue sulla rigidità della forcella e/o sull’utilità degli inserti per gli pneumatici. È una palestra all’aperto, una psicoterapia, un club sociale, e una rete di supporto per tutti, tranne che per i disadattati e/o misantropi più impenitenti.

Ogni sfida comporta un pizzico di pericolo

Ma c’è di più. Se devo elencare i benefici fisici e mentali della mountain bike che la distinguono da altre forme di ricreazione, devo anche menzionare il fascino di nuove sfide, in particolare quelle che comportano un leggero pericolo. La maggior parte dei biker che conosco sembra avere la capacità di mettere da parte la propria ansia e di andare avanti. Riuscire a premere l’interruttore Off della paura non è una caratteristica di tutti i praticanti di tutti gli sport, ma è uno straordinario talento che ti sarà utile in ogni tipo di situazione, non solo in cima a un drop.

Quindi mi dà un po’ fastidio quando alcuni biker trasmettono l’opinione comune che saltare, pompare e manualeggiare – si dice così? – a oltre 40 anni è l’equivalente ciclistico di indossare un cappellino da baseball all’indietro, una tuta d’acetato con le tre strisce, o (ab)usare i sostantivi “bro” e “fra” nelle conversazioni di tutti i giorni. Un’artificiosità indecorosa che è più per creare una falsa impressione di giovinezza che per servire a qualsiasi scopo reale. È una vergogna che io e molti dei miei amici abbiamo bevuto da questo ricco pozzo di scuse per tanti (troppi) anni. I ragazzini possono ovviamente buttarsi giù dai salti: sono solo più leggeri, e rimbalzano! Fare uno stupido trick come un’impennata o uno stoppie implica sapere dove sono i punti di equilibrio anteriore e posteriore della tua bici, e come spostarsi verso e lontano da essi… che non ha nessuna utilità nel mondo reale, giusto? Dopo un po’ di tempo in cui ho pensato cose del genere, ho capito che sogghignare di fronte ai biker migliori mentre la mia guida diventava sempre più stantia non era un aspetto particolarmente bello, e ho (ri)cominciato a sfidare di nuovo me stesso.

Trail Day Paganella 2019 - foto: Ulf Beckmann
Manual su wallride – foto: Ulf Beckmann

In perenne bilico tra successo e fallimento

Non sto però sostenendo che basta uscire in bici e lanciarsi dal drop più vicino. Fare le cose correttamente richiede pianificazione e sforzo, imparare nuove abilità non fa eccezione. Può significare molte ore in bilico tra il successo e il fallimento, come un pazzo, a volte da solo, a volte con un pubblico di bambini che ti regalano sguardi pietosi mentre lotti su una pump track. Ho maturato l’impressione che per alcuni appassionati non si tratti tanto di abilità naturali, quanto piuttosto del fatto che rimanere al loro livello attuale è la scelta più semplice. Questo non vale solo per diventare un vero e proprio “fico della MTB”, lo stesso vale anche per aumentare la propria forma fisica, acquisire il flow sui sentieri, costruire l’esperienza da usare in gara, o qualsiasi altra cosa in questo nostro fantastico sport. Se si preferisce, si può essere confortati dal fatto che la ragione per rimanere un po’ scarsi potrebbe avere più a che fare con la quantità di tempo e di sforzi necessari per padroneggiare una nuova abilità che con qualsiasi talento innato. Non tutti possono spendere ore ed ore, e non tutti lo vogliono.

Ampliare la zona di comfort

Se siete ancora a zonzo per l’ampio altopiano erboso della vostra zona di comfort, godetevi in ogni caso l’aria fresca, ma siate onesti con voi stessi quando si tratta dei motivi. E se volete estenderne i confini, potete farlo. Basta essere pronti a investire un po’ di tempo e di impegno, non essere troppo orgogliosi per chiedere consigli, e non sprecare i vostri sforzi per fare a pezzi le persone che vi stanno supportando, che sia sui rulli o in pump track.

Torniamo all’inizio di questa storia. Così la mia bici si è magicamente trasformata in un monociclo? È terrificante! La mia risposta naturale all’essere in una situazione inconsueta è quella di premere sulla leva del freno e scendere di nuovo con le due ruote a terra. L’allenatore che è in voi, la voce dell’angioletto, vede quello che state facendo e vi offre qualche consiglio. “Hai una scelta: continuare a fare quello che stai facendo, o andare oltre e vedere cosa succede.” E ha ragione. Abbiamo sempre una scelta.

Ora scendo di nuovo in garage a fare la figura del cretino… almeno nessuno mi osserva dal balcone, o no?

Una nuova via – Cronache dal lockdown

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