Ciclisti: è una questione di rispetto

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Moustache BIkes - Samedi 27 Xroad

Questo articolo segue la prima parte di una riflessione e provocazione sul perché i ciclisti sono così odiati.

Caro lettore, ti consideri un ciclista? Non solo una persona normale che occasionalmente va in bicicletta, ma qualcuno per il quale l’atto di andare in bici è una parte così fondamentale della sua vita che andrebbe indicato nel documento d’identità a fianco della cittadinanza e della data di nascita?

Forse ti presenti con orgoglio come ciclista nelle occasioni mondane, sperando di essere invitato a partecipare a uno stimolante dibattito sulle dimensioni delle ruote o sui relativi vantaggi dei freni a disco sulle biciclette da strada. O magari procedi con un po’ più di cautela, per non ricevere una calda tirata d’orecchi dai talebani anti due ruote a pedali («ah, i ciclisti sempre in gruppo in mezzo alla strada!»), nel migliore dei casi.

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Problema di immagine

Non si può negare che il ciclismo abbia un problema di immagine, e una delle prime cose che si imparano (subito dopo aver imparato a sganciarsi dai propri pedali SPD) è che è colpa nostra. Sì, proprio tu e io. Incoscienti sui nostri esili mezzi a propulsione umana, che trattiamo i semafori rossi come finestre di opportunità. Saremmo rispettati, se solo non fossimo così apertamente egoisti per tutto il tempo. Naturalmente, non si fanno queste cose da soli. Ma invece, temo, sei colpevole per associazione. Sei un ciclista, che vive in una grande casa con tutti gli altri ciclisti, e quella casa non è in ordine.

“Non si può negare che il ciclismo abbia un problema di immagine”

Non so dove inizino e finiscano esattamente le mura di questa casa. Ci sono molte persone là fuori che sostengono che gli individui che infrangono le regole e portano vergogna a tutti noi non sono “ciclisti”, sono solo “persone in bicicletta”. Non prendiamo in giro nessuno. Gli irresponsabili in bicicletta sembrano abbastanza capaci di mascherarsi da ciclisti responsabili.

Riese & Mueller - Cargo eBike

Colpa condivisa

Forse la distinzione sta altrove. Gli utenti delle trasmissioni a cinghia o di cargo bike hanno meno probabilità di essere costretti a farsi carico della loro parte di colpa collettiva? Sono abbastanza sicuro di sì.

Ma tutti gli altri, che guidano una bicicletta vagamente convenzionale in modo vagamente convenzionale, navigano in acque tempestose. Sì, possiamo riordinare la nostra parte di casa, ma non ha molto senso quando la prima cosa che la gente vede è il disordine che quei modaioli con le fixed hanno lasciato in sala. L’unica soluzione è quella di scusarsi, ancora e ancora, e poi cercare solennemente di affrontare i fighetti ultimi arrivati delle nostre fila, attraverso la cara e vecchia disciplina.

“Sarebbe fantastico se questo sistema funzionasse… ma non funziona”

Moustache Bikes - eBike in città

In prima persona

Di tanto in tanto potremmo anche rimboccarci le maniche e occuparcene in prima persona, ma per la maggior parte del tempo, affrontiamo questi problemi alla maniera del XXI secolo, borbottando alcune parole sotto voce, digitando furiosamente quelle parole sullo schermo di un piccolo parallelepipedo plasticoso, e poi premendo invio.

Sarebbe fantastico se questo sistema funzionasse… ma non funziona. Usiamo bici nate circa 180 anni fa, e da 179 ci lamentiamo del comportamento degli idioti che la pedalano. Nel 1842, il padre della bicicletta a pedali, il fabbro scozzese Kirkpatrick Macmillan, fu uno di questi cretini, che investì un bambino mentre guidava “un velocipede dal design ingegnoso”, ricevendo una multa di 5 scellini.

Pensare a una rete di piste ciclabili non ha reso il ciclismo più socialmente accettabile. Continuiamo a puntare il dito, ad alzare il sopracciglio, e sperare che in qualche modo, un giorno, arriveremo a una nuova forma di contratto sociale in cui saremo rispettati. Al pari degli automobilisti.

“Affrontiamo questi problemi alla maniera del XXI secolo, borbottando alcune parole sotto voce, digitando furiosamente quelle parole sullo schermo di un piccolo parallelepipedo plasticoso, e poi premendo invio”

ISTAT - Infografica incidenti stradali 2018

E allora Bib… gli automobilisti?

Ma aspettate un attimo. E la sistemazione di questi automobilisti? Vivono in una casa come i ciclisti, perennemente sconvolti da una festa universitaria alimentata da bevande energetiche? No, sono cresciuti. Sono usciti dalla casa dei genitori, hanno trovato un posto tutto loro, e si gustano un buon bicchiere di vino, prima di godersi la pensione. Con “godersi la pensione” intendo in realtà “giocare un ruolo fondamentale nelle macabre morti premature di oltre 800 ciclisti e pedoni all’anno” (1). Senza contare l’inquinamento atmosferico.

Ce ne sono alcuni, non ancora cresciuti, che vivono in condivisione, e ogni tanto bussiamo alla loro porta chiedendo di abbassare il volume. In ogni caso, guidare un mezzo a quattro ruote è considerato intrinsecamente più rispettabile che andare in bicicletta. Ora, ragazzo mio, chiediti il perché.

Moustache Bikes - caffè in eBike

Viviamo in una bolla

La risposta, temo, arriverà come una sgradita puntura di spillo alla bolla ciclistica in cui molti di noi vivono: siamo una minoranza, poco più del 3% in tutta Italia (2). Quando dico che siamo una minoranza, non intendo paragonare la situazione dei ciclisti alle persone il cui sesso, sessualità, etnia o religione vengono fatti pesare ogni singolo giorno dalla società. Dopotutto, possiamo semplicemente toglierci il completino in lycra, e indossare una maglietta con nessuno dei tradizionali stemmi araldici di Fox, Oakley o Troy Lee Designs.

Possiamo anche guidare, prendere l’autobus o il treno, senza dover negare un aspetto fondamentale della nostra identità. Ma più di due terzi delle persone in Italia non vanno in bicicletta, il più alto rifiuto di qualsiasi mezzo di trasporto. E quando le persone non conoscono personalmente un singolo membro di un gruppo minoritario, e quando tale gruppo non è abbastanza potente o influente nella società per difendersi, tende a diventare l’oggetto delle battute, il bersaglio dei bulli, la cloaca di ogni lamentela.

Bosch eBike - bici e cargo

Così gira il mondo

Questo è il modo in cui va il mondo, e noi ci siamo bloccati dentro. Se l’educazione non funziona, cos’altro possiamo fare? Si potrebbe provare a usare argomenti logici. Il danno relativo, per esempio. Secondo una statistica, a Milano gli incidenti causati da una bicicletta inferiori all’1% (3). Quindi, una scrollata di spalle è una reazione perfettamente accettabile per i ciclisti che passano col rosso o pedalano senza luci al buio.

Naturalmente, però, non siamo reti neurali computazionali, siamo animali, non così distanti dalle nostre cugine scimmie. La logica funziona su di noi, ma non così bene come gli istinti primordiali. Quindi, perché non provare questo: far sì che più persone vadano in bicicletta. Incoraggiate, convincete, chiedete scusa e, soprattutto, guardate a quelle nazioni dove hanno già risolto questo problema. Quelle in cui i ciclisti non devono nemmeno contare sul “rispetto” per la loro sicurezza, perché di solito c’è un grosso cordolo tra loro e gli automobilisti. Più la nostra tribù è numerosa, più è probabile che ci si assimili nella società e che si diventi normali, magari anche amati.

E ricordate, anche se quel giorno non arriva mai, non dovete accettare la definizione che qualcun altro ha di voi. Noi dovremmo essere la specie che si distingue da tutte le altre per il senso di autoconsapevolezza meglio sviluppato. Forse dobbiamo cominciare a comportarci come tali.

Note
1 = fonte ISTAT 2019 su anno 2018
2 = fonte ISTAT 2019, mezzo usato per andare al lavoro
3 = fonte ANEIS – Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale

[Foto: Moustache Bikes, Riese & Mueller, Bosch eBike Systems]

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