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Come il lattice ha cambiato il mondo degli pneumatici

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Stan's Notubes - kit tubeless lattice

Gomme tubeless e mountain bike: tutto è cominciato con una tazza di lattice.

Potrebbe non sembrare molto, ma questa piccola tazza di sostanza appiccicosa e il suo creatore, Stan Koziatek, sono responsabili di come sono fatti le ruote e gli pneumatici per mountain bike di oggi. A partire dal suo sigillante, Stan ha costruito un impero. È arrivato vicino a reinventare la ruota come altri nei tempi moderni della mountain bike e, nel processo, ha spodestato dal trono tubeless la società centenaria che lo ha inventato.

Se la storia fosse andata come tutti si aspettavano, i simboli del potere sarebbero in mano a Mavic. Tutto è iniziato con le ruote Crossmax UST, e sarebbe quindi logico accreditare il moderno sistema tubeless al marchio francese. Mavic ha semplicemente piantato il seme tubeless, il sigillante Stan’s Notubes è stato il fertilizzante.

Il tubeless ha portato la promessa di utilizzare pressioni più basse senza correre il pericolo di pizzicare, che nel mountain biking è assimilabile al Santo Graal. Ma la tecnologia UST non ha completamente mantenuto le promesse quando Mavic l’ha presentata nel lontano 1999. Anche se gli pneumatici erano costruiti con uno strato protettivo di butile e un tallone ermetico appositamente progettato, lasciavano sfiatare l’aria nel giro di pochi giorni.

Questo non andava bene ai biker, e neppure a Stan, che nel 2001 ha studiato un liquido a base di lattice per rivestire l’interno dello pneumatico e sigillare i microscopici fori lasciati in una gomma UST non proprio ermetica. Il sigillante ha funzionato, notando un altro aspetto interessante: il liquido riempiva anche le forature delle spine. Così ha aggiunto particelle di dimensioni e forme diverse, simili a delle piastrine, che avrebbero coagulato automaticamente i piccoli fori e tagli, fino a pochi millimetri di lunghezza.

Stan's Notubes lattice - kit tubeless road
Il moderno kit Stan’s Notubes, qui in versione road. Con la versione MTB, condivide il nastro per i cerchi (di larghezza diversa) e le due valvole specifiche (cambia la lunghezza), oltre al lattice

Poiché il sigillante stava facendo ciò che il più pesante strato di butile dello pneumatico UST non riusciva a fare, e avrebbe sigillato automaticamente le forature mentre si girava, poteva essenzialmente rendere antiquato questa piattaforma tecnologica prima che potesse mai prendere piede. Stan’s iniziò a vendere il sigillante e un rudimentale kit di conversione tubeless (la versione abbellita di quella sperimentata nei garage da molti appassionati), composto da un rotolo di nastro adesivo per sigillare il cerchio, una coppia di flap in gomma con valvola presta integrata (con terminale smontabile), una tanica di liquido sigillante, e la tazzina per dosarlo.

Ovviamente la gente iniziò a sperimentare il kit anche con pneumatici tradizionali, attraverso un processo artigianale che ha preso il nome di “latticizzare”. I meccanici non credevano che questo approccio sarebbe rimasto in circolazione molto a lungo. Seriamente, chi avrebbe pensato che tappare i fori dei raggi sul cerchio e usare un liquido a base di lattice avrebbe battuto i milioni di euro in ricerca e sviluppo che Mavic aveva investito nel sistema UST? Stan’s lo ha fatto.

Stan Koziatek - lattice tubeless - ritratto
Il successo di Stan Koziatek è partito da una tazzina di lattice

“Sapevo fin dall’inizio che il sistema basato sul sigillante avrebbe preso il sopravvento. Ci fermavamo diverse volte durante le uscite in mountain bike per riparare le forature. Era quello a cui eravamo abituati. Il sigillante ha reso le pedalate molto più difficili perché non avevamo più una scusa per fermarci e riposare. Pedalare senza camere d’aria e con pneumatici normali convertiti con il sigillante rende tutto molto più veloce. È stato allora che ho capito che sarebbe stato perfetto per le competizioni.”

E così è stato. I corridori di Coppa del Mondo XC Thomas Frischknecht e Christoph Sauser sono stati tra i primi ad adottare il “tubeless artigianale”, vincendo gare con questo sistema. Presto Stan’s Notubes è arrivato a sostenere molte squadre del circuito di Coppa del Mondo.

Tubeless Ready - siringa lattice
La siringa ha sostituito la tazzina nella moderna gestione del sistema Tubeless Ready – foto: Trek Bikes

Ma era ancora piuttosto grezzo, per usare un eufemismo. Gli pneumatici non tubeless non avevano il tallone corretto per un’interfaccia sicura con il cerchio (il flap con valvola diventava fondamentale). È diventato un vero sistema solo quando Stan ha finalmente convinto Kenda a fare uno pneumatico ibrido a marchio Stan’s che utilizzava una carcassa normale per eliminare lo strato di butile ormai inutile, ma manteneva il tallone tubeless. Così nacque il Tubeless Ready, mettendo il chiodo finale nella bara UST.

Al giorno d’oggi, quasi tutte le ruote e gli pneumatici prodotti per le mountain bike sono Tubeless Ready, utilizzando piattaforme tecnologiche similari che portano diversi nomi, a seconda dei vari produttori. Il bello è che tutto iniziò con una semplice tazza di lattice.

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