Connessioni a due ruote – Cronache dal lockdown

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Dolomiti Paganella Trail Days 2019

Un racconto di fantasia sulla formazione di connessioni a due ruote in questo piccolo grande mondo che è il mountain biking. Ricordando con piacere nostalgico i tempi del Niusgrup, delle 24 ore vissute a tutta, dei raduni improvvisati, dei Funky Day insieme ai pro della MTB, delle VTT Freeride Classic alla cieca, delle notti insonni sui letti a castello in rifugio, delle eroiche traversate appenniniche fino al Mar Ligure con bici rigide e freni a cantilever…

Alpina Val di Sole eMTB ExperienceCon la bici impolverata in cantina e una cerchia di amici che riconosciamo a malapena senza casco, sembra passata un’eternità da quando pensavamo di essere gli unici a gingillarsi nel mondo della mountain bike.

Una volta, tanto tempo fa…

Tutto è cominciato dondolandosi su una vecchia bici malandata presa in prestito. Nervosi ed eccitati, ci siamo tuffati nel bosco, imperturbati dal continuo stridere dei nostri freni a malapena efficaci e dalla nostra scelta di abbigliamento raffazzonato. Sembra così familiare, fluire per i sentieri tra gli alberi, mimetizzati da una luce maculata, ma non riusciamo a capire il perché. Solo quando ci sdraiamo su un letto di aghi di pino ci ricordiamo dove siamo: siamo bambini nascosti nella paglia del fienile dietro la casa della nonna. A quei tempi eravamo cercatori di un fantastico mondo silvano, così magico che era invisibile agli adulti. Ma con il passare del tempo, le nostre avventure nei boschi sono diventate meno frequenti, fino a quando quel magico mondo è diventato invisibile anche per noi.

Qualche ora e solo una manciata di chilometri dopo, usciamo insanguinati, ammaccati, e ricoperti di terra. E non vediamo l’ora di rifare tutto da capo.

Risparmiamo per comprare una bicicletta che le riviste chiamano “entry level”. Quando le gite del fine settimana non bastano più, la bici ci accompagna al lavoro o al luogo di studio, dove ripetiamo le stesse azioni per tutto il giorno. Sì, questa bici costa più della TV. Sì, lo so che ora fanno biciclette con motori. Sì, anche le bici del supermercato hanno le sospensioni – anzi, sono “molleggiate” – ma non è proprio la stessa cosa. Colleghi pensano che siano un giocattolo troppo costoso per bambini, altri invece sembrano incuriositi dalla mountain bike.

Diamo una chance alla competizione, pronti a mettere alla prova le nostre capacità. Entriamo in modalità “fino alla morte” in modo presuntuoso, uscendone con la coda tra le gambe, decidendo di modificare i nostri obiettivi agonistici per il prossimo anno in modo da raggiungere un rispettabile “non ultimo” al traguardo.

Sogniamo bici. Guardiamo film sulle bici. Il numero di imbarazzanti segni d’abbronzatura nella nostra cerchia sociale è cresciuto in modo esponenziale dal momento in cui potevamo contare il numero di biker che conoscevamo su una mano sola.

E ancora, vogliamo di più. Più libertà. Più fuga dalla realtà. Più tempo circondati da persone che capiscono la meraviglia intrinseca di un porta carta igienica realizzato a partire da una forcella HeadShock Fatty degli anni ’90. Domande strane iniziano a sembrare dannatamente normali. Quale bici dovrei appendere sulla parete in salotto? Come posso trasformare quella sella rotta in una sedia da ufficio? Posso utilizzare la vecchia pedivella in alluminio CNC anodizzato fucsia come maniglia del ripostiglio? La molla del vecchio ammo va bene come porta penne?

Via del Sale Lombarda 2016
Pedalando in cresta, sulla Via del Sale Lombarda

Man mano che i trail dietro casa diventano una routine, inizia la ricerca di nuovi singletrack. Attraversiamo mezza penisola per partecipare al festival della mountain bike di cui parlano sempre sulla nostra rivista preferita, dove la gente ama litigare sull’opportunità o meno di ripulire i trail di foglie con il soffiatore. I vicini al campeggio ci invitano da loro. Qualcuno suona la chitarra e apriamo una boccia di vino. Alle prime ore del mattino, abbiamo parlato d’avventure, del tipo che ha vomitato l’anima e di quello che è andato a fare i bisogni e non è più tornato. Strisciamo letteralmente alla tenda nella nostra piazzola, prendiamo un appunto per ricordarci di segnarci i loro contatti al mattino, cosa che non faremo mai.

Gite di un giorno improvvisate si trasformano in lunghi fine settimana che attraversano i confini della nostra regione. Alla fine, i viaggi ci portano in luoghi dove il terreno ha un colore e una consistenza diversi, e le persone commentano in modo divertente i nostri accenti. Dopo una settimana, ci chiamiamo per nome con il meccanico dell’officina e il commesso del minimarket. In mezzo al nulla, nel posto perfetto per fermarci, ci imbattiamo in un gruppo di persone che si prendono una pausa lungo la loro pedalata, scoprendo che uno di loro è della città natale di un nostro amico. Un loro fratello è andato a scuola con un cugino dei nostri. Il mondo diventa un po’ più grande a ogni chilometro di distanza. Ma anche un po’ più piccolo.

Marchiamo segni di spunta nella nostra lista immaginaria di cose da fare in MTB, mentre ci offriamo volontari per la manutenzione di un trail, facciamo un cammino in solitaria, e finalmente portiamo il nostro cane in giro con noi in bici. I nostri sogni diventano più grandi della realtà, ma la realtà non trova posto nel regno delle fantasie a ruote artigliate, così sogniamo di cavalcare l’intero Porcupine Trail di Moab, gareggiare alla mitica Mega dell’Alpe d’Huez, o semplicemente librarci magicamente in volo su ogni maledetto salto della A-Line di Whistler.

24h Finale 2015
Condivisione e aggregazione al campo base della 24h di Finale Ligure

Da qualche parte, tra gare goliardiche in costume, grigliate al campo base della 24h, e avventure improvvisate nel mondo delle due ruote artigliate, gli sconosciuti si intrecciano nel tessuto delle nostre vite. Mentre più persone attraversano il nostro mondo, i volti familiari diventano sinonimo di storie che ricordano il nostro primo incontro. Con il passare del tempo, i ripetuti incontri casuali diventano riunioni annuali in cui le esperienze condivise vengono rimescolate fino a farci venire il mal di testa dalle risate. I cognomi possono essere misteriosi come i titoli di studio, ma noi conosciamo e ricordiamo solo le cose importanti. Sappiamo che, seguendo la loro ruota, andremo più veloci di quanto mai potremo fare da soli. Come sappiamo che arriveranno sempre in ritardo al raduno… maledetto jet lag!

Accendiamo fuochi e raccontiamo storie condividendo birre sciape. Ci concediamo di essere circondati di persone che possono parlare nella notte della stupidità delle ruote di dimensioni sempre diverse e di forcelle sempre più grosse, rigide e pesanti. Ma alla fine è tempo che il nostro mondo si rimpicciolisca. È tempo di tornare alla vita normale, alla lista degli impegni, a una routine quotidiana auto imposta o meno.

“A presto”, diciamo per abitudine e speranza. A volte “presto” è solo a un fine settimana, a volte passa inosservato. A casa, sui nostri sentieri, finiamo proprio dove eravamo partiti: solo noi, una vecchia bici, e una scia di connessioni in questo nostro piccolo grande mondo.

Una nuova via – Cronache dal lockdown

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