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Dacci oggi il nostro trail quotidiano – Cronache dal Lockdown

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La mountain bike è il nostro credo e i trail sono il nostro pane. Un nutrimento che ha l’aspetto materiale di strette lingue di terra, chiazzate di sassi, rocce, radici, erba e foglie. Una stuzzicante e allettante alternanza di rettilinei e curve, di tratti in piano e in pendenza, a perdita d’occhio. Una delle creazioni più antiche della natura prima e dell’umanità poi, percorsi nati spontaneamente dall’incedere costante e ripetuto degli animali, che hanno preceduto l’opera manuale del genere umano. Sfruttati per collegarci gli uni agli altri, rendendoci più vicini. Sentieri e mulattiere trasformati, evolvendosi, in strade lastricate nell’antichità e asfaltate nei tempi moderni, infrastruttura cui non possiamo fare a meno così come le meno tangibili autostrade virtuali.

Sentieri che accanto all’aspetto materiale portano con sé quello immateriale, collegamenti per luoghi per nulla concreti. Luoghi che esistono solo nella nostra testa, che percepiamo forti e chiari in tutto il nostro corpo, come una selva di emozioni che esplode inarrestabile. La miccia rappresentata dall’appagamento nell’aver vinto un’estenuante salita, essere entrati in sintonia con un sentiero flow, aver domano una discesa sfidante. Una forma di illuminazione mentale combinata con la più banale euforia. Qualcosa che, una volta sperimentato, diventa indimenticabile, irrinunciabile, per un legame eterno con tale pienezza emozionale.

Santa Cruz Heckler - Danny MacAskill
Foto: Santa Cruz Bicycles

In questi complicati e difficili momenti, sentiamo ancora di più il richiamo dei sentieri. Il nostro nutrimento, che ci calma e ci ispira, che ci diverte e distrae, che ci svuota della negatività della vita quotidiana e poi ci riempie con la positività dell’immersione nell’ambiente incontaminato. I sentieri, alleati silenziosi e affidabili. Capita che, per periodi più o meno lunghi, dobbiamo rinunciare al nostro pane quotidiano. La luce si spegne, piombiamo in una terra buia e desolata. Tempi difficili, in qui i trail mostrano tutta la loro potenza salutare. Un chiaro richiamo alla bellezza della natura, al nostro collegamento indistruttibile con essa. Infortuni, malattie, pandemie non riescono a cancellarlo e neppure a scalfirlo.

I trail sono sempre lì, dove li abbiamo lasciati, magari meno curati e più sporchi. Tutto scorre, anche se molte cose cambieranno. I detriti si accumuleranno, le rocce scivoleranno, i rami cadranno, l’acqua scaverà. Ci adatteremo al nuovo corso della natura e della vita, come abbiamo sempre fatto, dalla nostra comparsa su questo globo verde e azzurro. La storia dell’umanità è costellata di catastrofi e tragedie, che hanno cambiato i paesaggi, i confini e le abitudini. Così come i nostri antenati hanno sempre trovato nuove strade per la sopravvivenza, anche noi biker, nel nostro piccolo, troveremo nuove linee nel bosco. Sono esperienze estenuanti, dure e tragiche, a vari livelli di intensità. Esperienze che forgiano il corpo e l’anima, che hanno il potere dirompente di riunirci, per metabolizzare, condividere e collaborare, tracciando un nuovo percorso nella nostra esistenza e nella nostra esperienza condivisa. Quando saremo sicuri e pronti, usciremo di nuovo in sella alle nostre bici a ruote artigliate, puntando alla nostra agognata meta, come un adolescente al primo appuntamento. Sarà sempre lì, in attesa di commuoverci e nutrire la nostra passione, una volta ancora.

Il peso della storia – Cronache dal lockdown

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