Geometria per tutti… o no?

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Orbea Rallon M-LTD MY20
Orbea Rallon M-LTD MY20, versione aggiornata della rinomata enduro spagnola

La geometria moderna “bassa, lunga e aperta”, su tutte quelle nuovissime che ne estremizzano il concetto, non è per tutti. In realtà è perfetta ma solo per poche persone, che sono attive nella guida e preparate fisicamente. Quindi in grado di guidare la bici da in piedi con il peso caricato sull’anteriore e comunque mantenendo una posizione centrale che permette di spostarsi avanti e indietro all’occorrenza.

Pilotare la bici di un pro è un’altra cosa

Per la massa è meglio un approccio in ogni caso moderno ma non così estremo, che non mette in soggezione, sicuramente più adatto al biker medio ma anche al principiante. Si trovano a tutti subito a proprio agio sulla bici, riuscendo a “cucirla” sulle proprie condizioni fisiche e sui propri skill tecnici, e in ogni modo permettendo di progredire con una curva di apprendimento né ripida e neppure troppo lunga.

Come sta cambiando la geometria della MTB

Approccio conservativo

Al contrario di quello che si possa pensare, le performance non sono così compromesse, perché stiamo comunque parlando di un insieme di quote che lavora all’unisono o meglio, devono lavorare a braccetto e nessuna di essa slegata nell’altra. In pratica, se si opera un cambiamento per esempio sull’angolo sterzo e sul reach, per avere un insieme coerente e bilanciato varieranno anche l’angolo del piantone sella e la lunghezza del carro, e di conseguenza anche front centre (da asse ruota anteriore a quello del movimento centrale) e interasse avranno delle ricadute.

Canyon Neuron CF SLX 9.0 LTD
Approccio conservativo per la geometria della trail bike 29er di casa Canyon

Non per niente ci sono marchi, che comunque hanno quote di mercato importanti (come Trek e Canyon presi ad esempio nel nostro caso), con bici non certo di primo prezzo ma anzi spesso e volentieri di gamma molto alta, ma che adottano una “geometria conservativa”. Non per questo sono limitanti nella guida, riuscendo a dare grande soddisfazione sia a chi cerca comfort e divertimento sia a chi invece desidera le pure performance, perché in ogni caso, una volta provate senza pregiudizi, si fanno pedalare e guidare in modo super intuitivo e molto ma molto godibile.

Specialized Enduro MY20
Specialized Enduro MY20, la quintessenza della geometria “bassa, lunga e aperta”

Voglio di più

È vero, le bici che interpretano al meglio il concetto di geometria “bassa, lunga e aperta”, quando bisogna aprire il gas restituiscono veramente tanto al biker, ma lo ripetiamo, gli atleti veri sono pochi e sarebbe anche il caso di finirla con questa assurda emulazione a tutti i costi dei comportamenti di biker dall’elevato livello di preparazione fisica e tecnica.

Trek Slash 9.7 MY20
Trek Slash 9.7 MY20, 4 anni e non sentirli… o quasi

Perché, giusto per fare un esempio, quanti Cristiano Guarco biker ci sono al mondo e quanti, rimanendo alla nostra nazione, Matteo Raimondi (un grande interprete a caso nel mondo Enduro) ci sono invece? Forse è il caso di pensare più ai primi per la produzione di massa che ai secondi (riprendendo alcuni concetti espressi nell’articolo “5 cose più una da cambiare nell’industria della Mountain Bike”), che in ogni modo hanno bisogno del meglio per potersi allenare al meglio e dare il massimo in gara.

Orbea Rallon 2020 VS 2019
Come cambia la geometria dell’Orbea Rallon, apprezzata enduro race, dal 2019 al 2020

Non è un caso che un brand all’avanguardia del concetto “basso, lungo e aperto” come Transition, con la sua SBG (Speed Balanced Geometry) abbia aggiornato la propria enduro 29er Sentinel senza farsi ammaliare dalle sirene del trend “Mini DH” tornato con prepotenza in voga in questo mondo. Non ci dilunghiamo, questa è, per usare un noto espediente narrativo, “un’altra storia”, ma puntualizziamo solo un concetto: forse abbiamo superato il punto di svolta dopo il quale l’aumento di travel e l’estremizzazione geometrica non portano più benefici evidenti e, soprattutto, alla portata di tutti o in ogni caso per la maggior parte dei biker.

Transition Sentinel MY21
Piccole variazioni geometriche per la Transition Sentinel MY21 rispetto alla precedente, solo affinamenti senza esagerare

Corta e agile

Prendendo in esame una bici di un piccolo marchio che ha sempre fatto della qualità il suo obiettivo, lo statunitense Evil, vediamo chiaro e tondo come si sia favorità l’agilità rispetto a una geometria ultra progressiva. La più recente versione della full suspended 29er a tutto tondo, The Following, ripropone il look unico del suo telaio in carbonio, la sospensione proprietaria Delta Link da 120 mm alla ruota, insieme a quote più “umane”. Mancano infatti un angolo sterzo aperto, un interasse da bici da discesa, e un reach che non vuole stabilire un nuovo record nella categoria delle trail bike. I designer di Evil non sono incappati in un errore e non erano neppure alterati da alcol o droghe quanto hanno progettato la Following con una geometria “obsoleta” secondo il punto dominante. Semplicemente hanno voluto creare una bici agile e divertente da guidare, in salita e in discesa, e non una enduro alleggerita. Forse che è meglio la giocosità della velocità pura?

Evil The Following MY21
Evil The Following, trail bike 29er da 120 mm con una geometria più umana

Siamo tutti Hamilton

Giusto per spostarci al mondo dell’automotive, i piloti di Formula 1 guidano un’auto di Formula 1, ma quando mai ne vedrete una su strada? Ma soprattutto, basta sedersi al volante di una Mercedes-AMG F1 W11 per diventare Lewis Hamilton? Partendo dal presupposto di riuscire a mettere in moto una macchina del genere, è molto più facile andare dritto alla prima curva, sempre che si riesca a partire…

Il pendolo oscilla

Non è discorso nostalgico il mio, non ho alcun bisogno sentimentale di pedalare le bici che avevo a inizio anni 2000. Ma di certo ho come l’impressione che si stia andando un po’ troppo in là, oltre l’oscillazione massima del pendolo dell’evoluzione.

Connessioni a due ruote – Cronache dal lockdown

Facciamoci due domande

E se anche i piloti pro più capaci, moderni e dotati di una buna lettura tecnica del mezzo, usano una bici un po’ “più aperta”, in considerazione della complessità dei percorsi (XCO docet), un motivo ci sarà!

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