HOKA UTMB Mont-Blanc, ovvero…Chamonix ti entra addosso già dal lunedì, quando la valle è ancora sospesa e le prime partenze della settimana rompono il silenzio.
Una settimana di gare
Quest’anno ci sono arrivato con l’idea di seguire tutto da vicino, senza filtri, lasciando che fossero le gare, le persone e i luoghi a dettare il ritmo. È stato così fin dal primo giorno: la PTL – Petite Trotte à Léon che parte all’alba, le strade che si riempiono di famiglie, volontari, runner che non hanno ancora la tensione della gara ma già portano negli occhi la settimana che li aspetta.
MCC, la gara dei volontari
Ogni giorno ha avuto un suo colore. La MCC del lunedì mattina con la sua energia fresca, la TDS da quasi 150 chilometri, che ti costringe a guardare la montagna con rispetto, l’ETC che passa veloce come un lampo per chi vuole correre fortissimo, la YCC dedicata ai più giovani, che ti ricorda che il futuro del trail è già qui. Chamonix vive tutto questo come se fosse un’unica storia, un’unica voce che cambia tono ma non intenzione. Il paese coinvolto come sempre a fare la differenza, tutti si diventa tifosi, tutti si vive l’UTMB!
OCC e CCC, le finali UTMB World Series
Poi arrivano le finali, e la valle cambia. La OCC – Orsières Champex Chamonix – ti sorprende sempre. Quest’anno l’ho vista consumarsi in un finale che sembrava una volata su pista, con la folla che si stringeva lungo gli ultimi metri come se volesse spingere gli atleti verso l’arco. La CCC, tra Courmayeur, La Fouly e le vie del centro di Chamonix.
UTMB – 100M, la gara delle gare
E poi l’UTMB. L’ho vissuto come si vive un evento che conosci bene ma che ogni anno riesce a sorprenderti. La partenza è sempre un rito, ma quest’anno aveva un’intensità diversa. Blandine L’Hirondel vincitrice della gara femminile ci ha tenuti incollati alle fasi di gara da veri tifosi, costruendo una gara che sembrava respirare insieme alla valle. Ognuno di noi, almeno per un chilometro, ha visto la gara attraverso i suoi occhi. Ogni passaggio è stato accompagnato da un entusiasmo che non vedevo da anni. Quando è tornata verso Chamonix, nel tratto finale, ho avuto la sensazione che stesse entrando in una dimensione nuova, quella dei pochi che riescono a lasciare un segno che va oltre la vittoria. Tra gli uomini un grandissimo Ben Dhiman, decisamente più silenzioso, ha fatto una gara diversa, quasi introspettiva, più controllata, ma altrettanto solida, vincendo di forza questa edizione.
Una gara che non finisce mai
L’arrivo dell’ultimo finisher, domenica pomeriggio, è stato uno dei momenti più veri della settimana. La luce era già cambiata, la piazza era piena ma non rumorosa, e quel gesto — attraversare l’arco dopo quasi due giorni di gara — ha riportato tutto alla sua essenza: la fatica, la resilienza, la volontà di arrivare comunque.
Joelette, che atleti incredibili!
Questa edizione ha avuto un filo conduttore evidente: l’inclusione. L’ho percepita non come un tema, ma come una presenza costante. Il team guidato da Jonathan Naboulet, che ha completato l’UTMB in Joëlette, è stato per me uno dei momenti più forti della settimana. Un gruppo di atleti, sempre compatti, sempre con quella energia che nasce solo quando la gara diventa un gesto collettivo.

Progetto HOPE, tanto rispetto
Il progetto HOPE ha aggiunto un’altra dimensione: vedere quattro atleti in sedia a rotelle muoversi lungo il percorso, in staffetta, ha mostrato quanto il trail possa essere ripensato, adattato, aperto. La sensazione, durante la settimana, era che l’inclusione non fosse un capitolo a parte, ma parte integrante dell’evento.
I volontari, protagonisti indiscussi
Ogni volta che torno a Chamonix mi accorgo che l’UTMB vive grazie a chi non corre. I volontari sono ovunque: ai ristori, lungo i sentieri, alle partenze. Quest’anno ho incrociato nuovamente Robert, il volontario che apre le gare con le sue campanelle. È diventato quasi un simbolo, una presenza che ricorda a tutti che la gara non è solo performance, ma per ognuno dei presenti è far parte di qualcosa di incredibile e unico.
Un pubblico che cresce, senza perdere identità
Quest’anno le dirette hanno raggiunto numeri impressionanti. Lo si percepiva in modo evidente: più telecamere, più media, più attenzione. Eppure Chamonix è riuscita a mantenere la sua atmosfera, quella miscela di attesa, rispetto e partecipazione che rende l’UTMB diverso da qualsiasi altro evento.






