I più grandi momenti dell’ultimo decennio in MTB

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Maxime Marotte e Gerhard Kerschbaumer in azione a La Bresse
Maxime Marotte e Gerhard Kerschbaumer in azione a La Bresse

La mountain bike è sempre in movimento, a parte questo momento di fermo forzato causa pandemia globale da Coronavirus. È uno sport in continua evoluzione, che cambia in vari modi, dalla tecnologia su cui sono basate le bici e i componenti, ai sentieri che percorriamo, passando per gli eventi e gli atleti che ispirano e guidano la nostra passione. Negli ultimi 10 anni questo cambiamento appare normalizzato, o forse siamo noi che ci siamo abituati alle novità e migliorie che avvengono intorno a noi. La quarantena, con il suo tempo libero pressoché infinito, ci ha guidato nella riscoperta del decennio appena passato, per guardare indietro ai punti salienti degli ultimi 10 anni. Ecco la nostra scelta dei migliori momenti a ruote artigliate accaduti dal 2010 al 2019.

Il Cross Country è sempre più fisico e tecnico

Maxime Marotte - action
Maxime Marotte impegnato in World Cup XCO

Il 2017 è stato come uno spartiacque nel mondo della disciplina regina della mountain bike, il cross country. Quella stagione di gare internazionali, tra World Cup e Mondiali, sarà ricordata come l’annata perfetta di Nino Schurter, vincitore di ogni gara tra Coppa e titolo iridato, oltre all’affermazione definitiva di una nuova generazione di MTB da gara. Tre anni fa infatti si vide – finalmente! – il passaggio finale a un inedito modo di interpretare questo tipo di competizioni in MTB: più spazio e attenzione all’esperienza di guida e meno alle pure performance pedalate. Si tratta sempre di primeggiare in un circuito dal limitato dislivello, ma con una diversa proporzione tra componente atletica e tecnica.

Come sta cambiando il Cross Country

La tendenza si è affermata in modo graduale, con il fondamentale apporto dell’UCI che ha imposto un format di gara diverso, con percorsi sempre più tecnici e sfidanti, e competizioni più tirate. Atleti e produttori di bici e componenti si sono dovuti adeguare, sviluppando nuovi skill, i primi, e nuovi prodotti, i secondi. Finalmente il cross country ha iniziato a proporre MTB – front e full – divertenti da guidare, capaci di non sfigurare sui trail impegnativi in mano a biker capaci. Sono comparse bici basate su ruote 29er (prima vittoria in World Cup nel 2011 con il ceco Kulhavy), con geometrie progressive – lunghe, basse e aperte, con le dovuti proporzioni e limiti imposti dalle gare XCO – trasmissioni 1x, sospensioni più capaci, insieme di ruote/gomme più solide, e reggisella telescopici sempre più diffusi. Risultato? Le attuali bici da cross country con ruote 29er sono veloci e divertenti, finalmente!

La run vincente di Danny Hart ai Mondiali DH 2011 di Champery

Forse il momento più epico nel mondo delle competizioni MTB del decennio appena trascorso, la run di Danny Hart al Campionato del Mondo DH 2011 corso a Champéry, in Svizzera, sotto una pioggia torrenziale. Una discesa resa ancora più epica dal pazzo commento di Nigel Page e Rob Warner su Freecaster. La run del britannico fu un capolavoro di guida sul bagnano, scegliendo linee aggressive che nessun altro osò, attaccando l’impegnativo tracciato come se fosse in condizioni perfette. Un’azione incredibile, da pelle d’oca, ancora adesso dopo nove anni!

Ovviamente dal 2011 ci sono stati altri momenti epici nel mondo delle competizioni internazionali, come ad esempio la run vincente senza catena di Aaron Gwin a Leogang nel 2015, ma ciò che rende la discesa di Danny Hart così speciale e unica sono le conseguenze sul nostro sport. Infatti il replay di Freecaster.tv, che all’epoca trasmetteva le dirette della World Cup MTB prima dell’avvento di Red Bull TV, divenne rapidamente virale anche tra i non appassionati del mostro sport, portando pubblico nuovo e fresco, una vera e propria pietra angolare per la downhill in mountain bike.

La dittatura di Strava che trasforma ogni pedalata in una gara

Strava - mappeLa nota piattaforma social Strava è amata e odiata allo stesso tempo. Questa ingegnosa app è ritenuta da molti come un genio del male, stimolando oltre misura la nostra natura competitiva sin dal suo lancio originale, nel lontano 2009. Nata per gli appassionati di running e ciclismo, ha avuto bisogno di qualche anno per carburare e maturare, permettendo agli iscritti di gareggiare con amici e sconosciuti senza mai mettere una tabella portanumero sulla propria bici e/o sulla propria schiena, semplicemente facendo segnare il miglior tempo in segmenti – salita, pianura e discesa – creati all’occorrenza dagli stessi iscritti. La ricerca della migliore posizione in classifica virtuale ha anche tirato fuori il peggio dalle persone, con sentieri letteralmente raddrizzati e curve tagliate (nel mondo MTB), per uno spasmodico tentativo di primeggiare nel mondo virtuale di Strava, ben lontano da quello reale… Molto meglio app come TrailForks, un catalogo dei sentieri in continua evoluzione, sempre creato in modo totalmente gratuito dagli utenti, che permette ai biker di scoprire i migliori trail al mondo.

L’ascesa della geometria bassa, lunga e aperta

Tutte le quote principali sono correlate tra loro nell'approccio Transition SBG
Tutte le quote principali sono correlate tra loro nell’approccio Transition SBG

Il concetto alla base del trend attuale è in realtà relativamente antico, frutto della mente geniale di uno dei profeti del mountain biking, il californiano Gary Fisher. Infatti la sua geometria Genesis prevedeva, già a inizio anni 2000, la riduzione della lunghezza dell’attacco manubrio, spostando i mm tagliati sul tubo orizzontale, così allungato. Il risultato era immediato: una posizione di guida migliore, arretrata rispetto all’asse ruota anteriore, riducendo la possibilità di cappottare in avanti e migliorando la stabilità complessiva della bici. Tutti si ricordano invece la mossa di Mondraker, marchio spagnolo che nel 2012 concepì la rivoluzionaria Forward Geometry, l’approccio di Fisher portato all’estremo, con un attacco manubrio quasi azzerato (10 mm!!!).

Come sta cambiando la geometria della MTB

Il telaio diventava immediatamente lunghissimo, con un look bizzarro per l’epoca, anche se adesso ci sembra tutto normale. In ogni caso fu una vera e propria svolta, infatti nel giro di pochi anni divenne un trend globale, anche se i vari brand adottarono approcci meno estremi. Il seme era stato piantato, con evoluzioni successive come quella, altrettanto influente, messa in moto dal piccolo marchio statunitense Transition con la sua SBG (Speed Balanced Geonetry): mountain bike più lunghe, basse e aperte, un design in cui tutte le quote sono relazionate fra loro, con una significativa ricaduta sulle performance, dal cross country all’enduro passando per il trail biking.

L’Enduro sale alla ribalta della scena mondiale

Giacomo Jack Dodino @Abetone 2019 - Foto: Francesco Bartoli Avveduti
Giacomo Jack Dodino @Abetone 2019 – Foto: Francesco Bartoli Avveduti

A inizio anni 2010 ha iniziato a maturare in modo definitivo un formato agonistico differente, che strizzava l’occhio al weekend warrior. Infatti l’enduro fu, almeno nei primi anni di vita, un tipo di competizione meno specializzato rispetto alle discipline principali del mountain biking, in altre parole cross country e downhill, più adatto agli amatori che agli agonisti duri e puri, preparati fisicamente e tecnicamente. L’enduro in mountain bike aveva e ha il pregio di combinare la competizione in discesa con una pedalata relativamente rilassata nei trasferimenti in salita, per un giro all-mountain tradizionale – più salite e discese collegate tra loro – che si trasforma in una forma di competizione inedita.

Molte cose sono cambiate nel frattempo, soprattutto dall’avvento delle Enduro World Series nel 2013 (prima edizione vinta dal francese Jerome Clementz), che ha indirizzato il movimento in una vera forma di specializzazione in cui solo i più forti tecnicamente e fisicamente possono primeggiare. Sono lontani i tempi dei caschetti aperti e degli zainetti, ma l’enduro racchiude ancora in sé quel meraviglioso mix di avventura, scoperta, adrenalina, fatica, e divertimento, da condividere con compagni improvvisati o con gli amici di sempre.

Gli pneumatici Tubeless sono per tutti

Pneumatici Vittoria Agarro montati con il kit tubeless Milkit
Pneumatici Vittoria Agarro montati con il kit tubeless Milkit

Il percorso è stato lento e travagliato, ma la definitiva affermazione degli pneumatici tubeless ha cambiato letteralmente la scena della mountain bike. Infatti, girare senza camera d’aria, a pressioni più basse e con l’indispensabile liquido sigillante all’interno della gomma, porta a una maggiore aderenza e al drastico calo dei rischio di sgradite pizzicature ma anche forature (soprattutto le prime). Molte cose sono cambiate negli anni (chi scrive ha provato il primo setup tubeless nell’ormai lontano 2002), i cerchi e gli pneumatici sono progrediti per tecnologie e design, con un insieme sicuramente più solido, leggero e performante. Dulcis in fundo, l’arrivo degli inserti protettivi, con funzione anti pizzicatura, ha consentito la rivalutazione di gomme con spalla più sottile, per un assetto quasi a prova di bomba.

Danny MacAskill, vera icona globale della MTB

Lo scozzese condivide il nome con un altro profeta del moderno mountain biking, quel Danny Hart che nel 2011 rese popolare la discesa in MTB anche nel mondo mainstream. Il destino dei due britannici è lo stesso, infatti anche Danny MacAskill è riuscito a colmare, con il suo approccio trialistico alla mountain bike noto come Speed Trial, il divario tra uno sport di nicchia e la platea generalista, diventando una vera e propria icona globale.

Nei video prodotti nell’ultimo decennio, il funambolo scozzese ha mostrato dove è possibile arrivare con le due ruote artigliate a pedali, facendo cose apparentemente impossibili: andare sulle balle di fieno in Wee Day Out, tirare backflip enormi tra gli edifici in Cascadia,  saltare dal castello di Edimburgo in Way Back Home, e unire il meglio di Trial e MTB tradizionale in quel capolavoro che è The Ridge, o ancora volare con la sua nuova eBike in What the Heck. Se volete rinfrescarvi la memoria, godetevi la sua lunga produzione video nel suo canale e su quello di Red Bull su YouTube.

Red Bull Rampage, icona senza tempo

Brandon Semenuk fa tripletta alla Red Bull Rampage con il successo del 2019
Brandon Semenuk fa tripletta alla Red Bull Rampage con il successo del 2019

La Rampage è eterna e, ancora oggi, mantiene innata la sua carica adrenalinica ed estrema, spostando in avanti i limiti di quello che si può fare in mountain bike, anno dopo anno, edizione dopo edizione. L’iconico evento freeride creato e supportato da Red Bull riunisce, ogni autunno, i migliori interpreti della scena sui ripidi e sabbiosi dirupi del deserto dello Utah.

Qui i freerider si danno battaglia, su linee personali create con la propria crew, per superarsi in fatto di ampiezza dei salti, stile e tecnicità dei trick (doppio backflip dai canyon, 360° sugli step down, ecc), spremendo ogni singola goccia di abilità e coraggio sino al traguardo posto a fondovalle.

I reggisella telescopici, mai più senza

Il telescopico Rock Shok Reverb Stealth AXS
Il telescopico Rock Shok Reverb Stealth AXS

In realtà questo componente, ormai diventato quasi di serie sulle moderne mountain bike in modo totalmente trasversale, ha origini più “antiche”. Infatti i primi esemplari, con funzionamento meccanico, iniziarono a comparire a inizi anni 2000 (chi si ricorda il mitico Gravity Dropper?). Arrivarono poi modelli più evoluti, con funzionamento misto meccanico/pneumatico, tra cui icone degli albori di questa parte della mountain bike, Joplin di Crank Brothers e le prime serie di KS. Solo a inizio anni ’10 le cose iniziarono a cambiare drasticamente, con l’avvento del primo modello idraulico, Rock Shox Reverb.

Trek Slash - dropper post
Il telescopico Bontrager montato sulla Trek Slash 9.7

Erano prodotti ancora immaturi, con vari problemi di funzionamento e affidabilità, più o meno risolvibili in modo definitivo. Un’altra pietra angolare fu l’avvento dei primi telescopici con passaggio interno, come Reverb Stealth nel 2011. Da qui in poi, passo dopo passo, la situazione è drasticamente migliorata sino a giungere a una scena odierna realmente ampia e variegata per quanto riguarda gli attori in campo e la scelta, coprendo ambiti dal Gravel sino all’Enduro passando per il Cross Country.

Le eBike sono qui per restare

Canyon Spectral:ON MY20
Canyon Spectral:ON MY20

Prendete la lettera ‘e’ e unitela alla sigla ‘MTB’, e otterrete una delle parole più controverse dell’ultimo decennio, capace di scatenare dibattiti infiniti tra gli appassionati, ancora più del diametro ruota nel mondo off-road o dei freni a disco in quello road. Le eMTB e più in generale le eBike (a uso urbano ed extra-urbano) stanno però progressivamente conquistando la platea a ruote artigliate, riuscendo ad aprire brecce nelle difese dei biker più tradizionalisti. Per vendite, le bici a pedalata assistita hanno ormai superato quelle delle bici tradizionali, con un futuro in cui molti vedono un motore nella maggior parte dei modelli venduti, almeno nel settore delle due ruote tassellate.

Intervista: Trevor Porter, product manager di Kona

Le eMTB portano a grandi vantaggi per chi si vuole (ri)avvicinare alla bicicletta, dai meno in forma agli appassionati più in avanti con gli anni, questo è innegabile. I vantaggi sono in realtà per tutti, con i biker più allenati e preparati tecnicamente che riescono a raddoppiare – o quasi – distanze e dislivelli nello stesso tempo passato in sella, con un fattore divertimento che cresce in modo esponenziale. Infatti, grazie al supporto del motore, è possibile superare sezioni in salita ritenute impossibile con la MTB classica, per pendenza e tecnicità del terreno. Le eMTB, amate e odiate in egual misura, sono comunque qui per restare, e per essere pedalate. Eh sì, perché se non pedali non vai da nessuna parte

Il successo dei marchi che vendono online

Rose Bikes Pikes Peak EN1
Rose Bikes Pikes Peak EN1

L’industria della mountain bike ha subito un bello scossone con l’arrivo e l’affermazione dei marchi che hanno scelta la vendita diretta online. Brand come Canyon, Rose e YT – giusto per citare i più famosi – hanno tagliato dalla catena distributiva i negozi di bicicletta, spedendo le proprie bici direttamente dai rispettivi magazzini dopo aver raccolto gli ordini via Internet, Mail o telefono. Ovviamente non è così semplice, perché serve per l’appunto in sito Web ben strutturato con una solida sezione dedicata allo Shop, un reparto di progettazione interno che sappia quello che sta facendo e che collabori in modo stretto con la produzione spostata in estremo oriente (Taiwan per lo più). Il risultato? Prezzi stracciati, o quasi, e negozi tradizionali su tutte le furie.

Il mondo del Mail Order è cambiato, infatti sono passati i tempi di progetti poco o nulla originali con un prezzo super allettante più per i componenti usati che per il valore in sé del telaio. Però i vari brand hanno adottato una strategia a lungo termine, reinvestendo gli utili, anno dopo anno, migliorando progressivamente ogni singola parte della bici, dalle sospensioni alla geometria passando per i materiali e la relativa lavorazione. Il passo è stato breve nell’affermarsi a marchi globali, vincitori di numerosi premi nazionali e internazionali, ma soprattutto conquistando importanti fette di mercato e costringendo alcuni grossi brand ad adottare strategie ibride: acquisto online e ritiro in negozio. Chi sarà alla fine a vincere?

Il dibattito infinito sul diametro ruota

KTM Macina Prowler Sonic
KTM Macina Prowler Sonic, eMTB con diametro ruota differenziato tra anteriore 29er e posteriore 27,5″ Plus

La battaglia dei diametri ruota è più viva che mai. Siamo partiti tutti con le 26″, poi abbiamo assistito alla lenta ma inesorabile ascesa delle 29er, passando per la proposta intermedia delle 27,5″ che cerca di accontentare un po’ tutti. Le Fat Bike ormai sono un pallido ricordo, quando le 27,5 Plus resistono su una nicchia di prodotti, soprattutto a pedalata assistita dove l’extra comfort degli pneumatici maggiorati (2,8″ di sezione) è particolarmente gradito. Proprio quando pensavamo che la situazione si fosse stabilizzata, con le ruote da 29″ affermatesi in modo definitivo tra XC e DH passando per l’Enduro, ecco arrivare le cosiddette Mullet Bike, anche in questo caso diffuse nel mondo eMTB: diametro differenziato tra anteriore 29er e posteriore 27,5 Plus. Se andiamo avanti così, magari fra qualche anno ritornano di moda le giocose e agili 26…

La battaglia dei Like e dei Follow

4bicycle new web siteA chi non piace essere apprezzato e ricevere riconoscimenti personali nel mondo reale, tra vita pubblica e lavorativa? Crediamo proprio a nessuno, così come tutti sono contenti, almeno quelli attivi nel vari Social Online, di ricevere mi piace e richieste di essere seguiti sul proprio profilo, personale e/o professionale. Il mondo del Web è strano, una bestia enorme con milioni di sfaccettature ma soprattutto lati oscuri, che portano al rischio di dipendenza. L’immediatezza dell’informazione è una bellissima cosa, con la sua innata ampiezza e varietà, ma… c’è sempre un ma.

Instagram 4BicycleI contenuti traboccanti sono al tempo stesso un bene e un male, perché non è così semplice navigare nel mare della mediocrità per trovare pagine, magazine e personaggi divertenti, talentuosi, e coinvolgenti, che si sono direttamente affermati qui come influencer e/o Vlogger, o si sono semplicemente adattati e reinventati dal mondo fisico e reale. Chissà se e come noi matusa della carta stampata, con un piede importante sul Web (non solo sul nostro portale ma anche sui nostri canali Instagram, Facebook e YouTube) riusciremo a sopravvivere o se saremo costretti alla migrazione completa Online… quello che è certo, e che continueremo a informarvi con la puntuale ampiezza e profondità dei contenuti.

10 film più 1 sulla MTB da vedere gratis online – seconda parte

 

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