Ode al trail building

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Trail Building - Porretta Terme 2015
Foto: Cristiano Guarco

Un racconto di fantasia ispirato a una delle più belle e appaganti esperienze vissute nel mondo delle due ruote artigliate a pedali, il primo corso IMBA in Italia dedicato al trail building.

Trail Building - tool
Foto: Daniele Florio/IMBA Italia

È ancora buio, ma la sveglia ci intima di alzarci in ogni caso dal letto. Dopo una settimana come l’ultima, una lunga giornata sui sentieri non è esattamente quello che il medico ha ordinato. Con la tazza dei cereali in una mano e l’irrinunciabile tazzina del caffè nell’altra, ci trasciniamo in giro per casa a raccogliere l’attrezzatura per il grande giorno che ci aspetta.

Passiamo oltre ai guanti lunghi da MTB. Le maglie e gli shorts rimangono indifferenti sulla sedia. Ci raduniamo intorno al garage, con indosso i nostri sgualciti vestiti e guanti da lavoro. Non manca un cappellino floscio, per evitare di ritrovarsi con il collo scottato dal sole, una lezione già imparata, più volte.

Finalmente siamo in macchina, pronti a partire per la nostra giornata di trail building. La porta del garage si abbassa eclissando le mountain bike dietro di essa. Sembra sempre strano andare sui sentieri senza bicicletta, ma oggi non si tratta di girare. Si tratta di scavare la terra. La folla del fine settimana ha già inondati i trail. Le bici appaiono da ogni dove, spesso accompagnate dai sospiri contenti di una bella cavalcata in uno splendido sabato mattina.

Senza una bici da osservare, camminiamo tra la folla invisibile a tutti tranne che ai soliti sospetti. Accanto alle facce familiari c’è un mucchio di strumenti altrettanto familiari: Pulaski, McLeod, e un mucchio di utensili personalizzati fatti da gente che ha lavorato sui sentieri giorno e notte.

Le chiacchiere dei volontari si infiltrano nell’aria tranquilla del mattino mentre trenini di fate dei sentieri carichi di attrezzi si snodano nel bosco. Rispetto al riding, la camminata sembra dolorosamente lenta, ma questo ritmo rilassato rivela parti del tracciato che di solito passano inosservate. Le macchie rilucenti sulla grande roccia scoscesa sono sempre state oscurate dalla velocità necessaria per superarla indenni. E la radice di quel tornante impiccato sembra troppo piccola per essere la stessa che fa cadere la maggior parte dei biker.

Arrivare sul posto di lavoro è come aprire l’ultimo regalo la mattina di Natale e chiedersi se sarà un impianto frenante lavorato dal pieno e anodizzato oro o il solito buffo pigiama. Alcuni giorni vediamo cumuli di rocce e un tratto di sentiero che ha un disperato bisogno di consolidamento. Si parla di usarle per costruire un terrapieno, se c’è abbastanza tempo. Alcuni giorni camminiamo nel bosco con sacchi della spazzatura sempre più pieni, incazzati con gli idioti per lanciano bustine di gel, camera d’aria bucate, o sacchetti di merda del cane a lato del sentiero.

Ma nei giorni migliori, ci si presenta una sinuosa linea di bandierine che si snoda in lontananza prima di scomparire tra gli alberi. I nostri corpi si muovono sempre più lievemente mentre la cavalchiamo nella nostra testa. Diventiamo come delle macchie colorate che punteggiano la terra. Non manca molto al cameratismo delle fate dei sentieri. Sudore, sporco, e un amore assurdo per i sentieri.

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