Turismo e MTB: 4 idee per la ripartenza

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Turismo MTB - cover
Foto: Cristiano Guarco

Riflessioni su quali dovrebbero essere le riforme del turismo in mountain bike, una base di 4 proposte per una ripartenza consapevole e di successo.

Turismo in mountain bike: un progetto di riforma

La MTB può essere ancora definita uno sport giovane, dopo l’esplosione fra a fine degli anni ’80 e i primi dei ’90 ha avuto una forte crescita, in prima battuta dal punto di vista agonistico e in seguito soprattutto da quello ludico e turistico (qui le nostre riflessioni su come rendere più semplice l’accesso alla MTB). Il volume economico è in costante crescita, complice la diffusione globale del movimento e la nascita di veri e propri resort del settore. Località spesso spinte da gruppi autogestiti di appassionati, hanno intrapreso la strada dello sviluppo turistico legato all’esperienza delle ruote artigliate.

Paganella Bike Area - panorama
Paganella Bike Area è uno dei comprensori turistici meglio strutturati a misura di MTB in Italia – Foto: Lukas Pilz/Red Bull Content Pool

Questo fermento a oggi non è accompagnato da un regolamento che permetta di passare dalla fase che definirei ‘anarchica’ a quella professionale. Le diverse realtà nel tempo hanno maturato competenze e cercato di ovviare alla mancanza a di linee guida con l’improvvisazione; oppure laddove era possibile, attraverso la definizione di regolamenti provinciali o regionali. Sarebbe una naturale evoluzione quella di dare un regolamento uniforme che permetta agli operatori di lavorare in sicurezza e al settore di crescere in professionalità e volumi. Un meccanismo che deve però tenere conto della natura di questo settore, dove molto spesso è la passione a far muovere i primi passi e dove l’aiuto dei biker, che comprendono l’importanza di contribuire alla manutenzione dei sentieri che sentono come una loro creatura, è un volano che non va fermato.

Sono quindi necessarie delle linee guida e la formazione di figure che possano contribuire alla maturazione del sistema MTB, ma senza imbrigliare il movimento in regole stringenti che potrebbero ottenere il risultato opposto.

Aosta Freeride - Gressoney
Guide MTB ben formate e organizzate, come in Val d’Aosta – foto: Cristiano Guarco

I 4 punti cardine del turismo in MTB

1. È necessario istituire una figura professionale che identifichi la guida MTB come un professionista, con un suo albo e codice ATECO. Questo per permettergli di lavorare in totale sicurezza e di avere una garanzia di professionalità, al pari di altre figure similari quali il maestro di sci o la guida alpina. L’esperienza della Valle d’Aosta ci aiuta ad individuare un percorso che possa essere esteso a tutta Italia. La formazione di una figura simile e di una realtà giuridica riconosciuta può essere di grande aiuto al sistema MTB anche dal punto di vista della rappresentanza nei tavoli decisionali. A oggi molto spesso le scelte su questo segmento economico e turistico sono affidate a realtà che non sempre sono coerenti al sistema MTB, in alcuni casi lo osteggiano apertamente e generalmente non ne conoscono in modo approfondito le dinamiche.

Avere una realtà associativa istituzionale può garantire anche una ‘consulenza’ preziosa dal punto di vista normativo e delle linee guida che prevedano accessi dedicati o divieti di transito in particolari aree. Anche dal punto di vista della realizzazione di trail dedicati alla MTB e dell’individuazione delle aree più appropriate alla pratica delle discipline a essa legate, la figura della guida, al pari della guida alpina nei loro ambiti di azione, potrebbe diventare una figura preziosa nella progettazione e omologazione della rete sentieristica dedicata alla MTB. Quest’ultimo aspetto ha una rilevanza strategica per l’accesso e la realizzazione delle opere inseriti nei bandi costruiti per sviluppare l’outdoor in generale.

Molto spesso le dinamiche di accesso a questi fondi non tengono conto delle professionalità specifiche necessarie. Per praticare le attività della MTB in sicurezza senza creare devastazioni alla rete sentieristica è necessario avere delle competenze e un’esperienza precisa nella progettazione delle tracce, capacità che non sempre sono presenti nelle persone che vengono prese per la realizzazione delle opere.

TCoYT IMBA Europe
IMBA ha da sempre a cuore la realizzazione di sentieri sostenibili, oltra al dialogo con i proprietari terrieri e le istituzioni. – Foto: IMBA Italia

2. Questo ultimo aspetto ci permette di inserire il secondo cardine di questo progetto, ovvero quello della individuazione, progettazione e realizzazione della sentieristica dedicata alla MTB. Come descritto sopra, l’evoluzione dell ruote artigliate ha cambiato i paradigmi con cui è necessario approcciarsi all’individuazione di tracce che siano idonee alla mountain bike. Non è più sufficiente tracciare una linea con l’evidenziatore su di una cartina, oppure immaginare che per stabilire se un sentiero sia o meno idoneo alla pratica della MTB sia sufficiente pensare che se ci debba stare la bici messa perpendicolarmente. Pratiche antiche, valide nell’epoca pionieristica, quando i praticanti erano pochi, le capacità tecniche ancora da sviluppare e i mezzi avevano dei limiti oggettivi che ne riducevano il campo d’azione.

Può essere utile, a questo punto, un esempio semplice e banale per chi pratica con costanza questa attività; immaginare di permettere alla bici artigliate il transito solo su strade bianche o carregge che abbiamo una laghezza minima di 2 m, come alcuni affermano, significa andare contro a due punti fondamentali, uno di sicurezza e un secondo di filosofia del mondo della MTB. Dal punto di vista della sicurezza, le moderne bici da sterrato permettono prestazioni tali per cui su di una discesa su strada bianca o con carreggiata ampia, chiunque potrebbe raggiungere velocità elevate senza quasi accorgersene, trasformando l’insieme bici+pilota in un proiettile di circa 100 kg che lanciato a 40 Km/h diventerebbe un’arma potenzialmente mortale per qualsiasi passante, senza contare l’impatto sulle carregge e la difficile convivenza di due gruppi, i pedoni e i biker sulle medesime strade. Paradossalmente un singletrack (sentiero) diventa più sicuro, riducendo di molto la posisibilità di raggiungere alte velocità. Arriviamo così al secondo aspetto, quello ‘filosofico’, la MTB esiste perché ci sono i sentieri, sono i singletrack a spingere il sistema della MTB, senza di essi non ci sarebbe nemmeno un movimento così ampio.

Questo lungo preambolo per ragionare sull’opportunità di avere progettisti e realizzatori delle opere che siano riconosciuti e debbano avere un ‘patentino’ che permetta loro di operare conoscendo nel migliore dei modi la materia che devono trattare. Molto spesso i progetti sono affidati a professionisti che non hanno cognizione di cosa devono andare a progettare, dove diventa necessario solamente espletare le procedure prettamente burocratiche senza tener conto che progettare un sentiero per le bici necessita di conoscenze specifiche affinché il sentiero non si distrugga alla prima pioggia e sappia resistere al passaggio di centinai di bici. Nello stesso tempo anche trail builder devono avere le competenze specifiche per operare in questo settore. Quindi l’individuazione ad un’associazione che possa dare le linee guida, penso a IMBA e di un secondo ente capace di formare il personale, diventa strategico nella maturazione del sistema. Così avremo le figure professionali in grado di contribuire alla realizzazione dei bandi e quelle che poi sarebbero quotate per la loro realizzazione. In questo modo si andrebbe a delineare anche un insieme di professionalità che una volta riunite in associazione sarebbero in grado fare quella che alcuni definiscono una lobby positiva, ovvero portatrice di interessi atti a migliorare un particolare sistema.

Val di Sole - Bike Shuttle
Risalite furgonate, una via semplice e veloce per guadagnare dislivello – foto: Cristiano Guarco

3. Andiamo a ‘furgonare’, questo è un neologismo entrato ormai da anni nel parlare comuno di chi pratica MTB, il suo significato è di utilizzare degli shuttle, dei furgoni appunto, per raggiungere la vetta e poi iniziare da li la propria esperienza a due ruote. Non si tratta necessariamente della downhill, ma spesso dopo aver raggiunto la vetta in questo modo si viaggia su crinali o lungo percorsi che prevedono altre salite, ma in questo modo si riduce il divario iniziale, dando maggior risalto all’aspetto divertimento piuttosto che a quello del gesto atletico. Nelle MTB questo sistema rientra nel settore denominato All-Mountain, ed è quello che dal punto di vista turistico muove i numeri maggiori. È necessario prevedere un inquadramento legislativo che preveda questa forma professionale, per limitare l’improvvisazione, premiare che decide di fare di questa attività correlata alla MTB e strategica in molte località (penso a Finale Ligure e in generale a tutta la Liguria) e per riuscire così a creare anche una forma di assicurazione professionale che tuteli il conducente e chi viene trasportato.

Paganella - Postazioni di ricarica per eBike
Postazioni di ricarica per eBike, un passo necessario per la diffusione del turismo MTB a pedalata assistita – Foto: Paganella Bike Area

4. È necessaria la formazione del personale addetto al marketing, affinché sia possibile affiancare le realtà ad uscire da questa situazione embrionale e potendo anche essere da stimolo per chi si vuole avvicinare a questo tipo di attività dell’outdoor. Una formazione costate molto utile per creare competenze specifiche sia all’interno delle APT (Azienda Promozione Turistica), che dei gruppi turistici più strutturati, quali tour operator e grandi gruppi alberghieri, che in questo modo potrebbero migliorare l’aspetto comunicativo, individuare delle strategie valide e permetter così agli investimenti fatti – in modo consapevole e proficuo – di dare i frutti sperati.

Per quel che riguarda le APT sarebbe poi necessario aprire un capitolo a parte, sempre inserito nel concetto di marketing. Spesso mancano le professionalità, oppure ci si appoggia a semplici appassionati per realizzare la classica ‘cartina’, che senza un progetto strutturato non ha nessun valore. Visioni ed esperienze che hanno visto queste realtà come i motori dello sviluppo del turismo outdoor, con APT che sono diventate capofila di progetti importanti, non solo dal punto di vista comunicativo ma anche per quel che riguarda la realizzazione delle opere, la direzione strategica e il coordinamento di tutti gli attori necessari al successo.

Credo che la strada intrapresa da alcune realtà sia da conoscere e diffondere affinché questa possa diventare una pratica comune anche ad altre esperienze.

[testo: Marco Tagliaferri]

La ripresa vista dagli operatori: Cervinia

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