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Legarsi agli altri e ritrovare se stessi lungo il cammino

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Storie in Sella - ritrovare se stessi lungo il cammino

Questa è una storia che arriva dal mio passato di biker, una storia di comprensione e redenzione.

“Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione.”

Henry Ford aveva sicuramente colto nel segno con questa frase. Con una manciata di parole brevi e semplici, ha descritto perfettamente il circolo vizioso tra aspettative e risultati.

Naturalmente, c’è una grande differenza tra il riconoscere un problema e il saperlo risolvere. È come se comprendessi che mangiare alette di pollo fritte a manciate non fosse una delle mie scelte di vita migliori, ma c’è una maggiore probabilità che vadano a male invece di affrontare questa particolare scelta di vita sbagliata.

Non so bene quando sia successo, ma a un certo punto, tra il lavorare di più, il dormire di meno, l’invecchiare e l’abitudine ai cibi riscaldati nel microonde, ho iniziato a pretendere meno da me stesso. E che sia dannato se ogni pedalata non è diventata un po’ più breve, un po’ più dura per l’ego, e una prova in più del fatto che la prossima volta dovrei aspettarmi ancora meno.

Poi arrivò l’estate. Come la maggior parte dei miei piani migliori, anche questo nacque da uno scontro imprevisto tra idee stupide e fortuna. Nella prima ondata di meteo stabile, mi buttai sull’idea di un amico di passare un’intera giornata in bici in Val Varaita, ignorando i pochi chilometri nelle gambe con risoluta determinazione. Poche ore di sonno dopo e ci ritrovammo a percorrere epici sentieri alpini di qua e di là del confine francese, al diavolo i postumi di una primavera sedentaria. Nel corso delle 10 ore di cavalcata, crollai più volte, ed è proprio questo che rese tutto così perfetto. Qualche settimana più tardi, mi aggrappai a un’altra gara di resistenza e trascorsi la maggior parte di un pomeriggio assolato a percorrere sentieri rocciosi, esposti e ripidi in Val Roia. Con qualche decina di chilometri faticosamente percorsi, mi accasciai su una sedia da campeggio e divorai una busta di orsetti d’oro Haribo sorseggiando birra, uno dei peggiori integratori post pedalata mai creati.

Dopo ore di pedalata mista a sonore imprecazioni, successe la cosa più assurda. Tutto, dall’aria calda dell’estate alla mia centrifuga di pensieri, assunse un’immobilità tanto dolce quanto sconosciuta. Sono questi momenti, così poco significativi nel vortice della vita e del “E adesso?”, che si imprimono nei più piccoli dettagli su una tela di ricordi sfocati. Dopo aver fatto correre il mio segugio interiore fino allo sfinimento, il mio mondo era ora composto solo dalla sensazione di caramelle gommose che si scioglieva sulla mia lingua, dal sole caldo che illuminava le mie gambe cotte, da uno stomaco che brulicava di fame faticosamente guadagnata, e dalla consapevolezza che il sonno sarebbe arrivato finalmente con facilità. E rischiai di perdermi tutto questo perché avevo paura. Avevo paura di rallentare gli altri e non ero sicuro di essere all’altezza del compito.

Mettere l’asticella di ciò che ritenevo possibile nelle mani di altri rivelò che ero un pessimo indovino della sua altezza. Così mi tolsi dall’equazione. Invece, decisi di aggrapparmi alle avventure degli altri, per quanto stupide, dolorose o illogiche potessero sembrare. Così, mi aggregai alle gite del fine settimana in qualsiasi posto che non fosse qui, anche quando si trattava di fare 4.000 metri di dislivello e 100 chilometri nell’arco di 48 ore. Un invito a un raduno mi portò a trasportare bagagli, bici e borse piene di birra, ascoltando i miei compagni d’avventura ricordare di aver percorso questi stessi sentieri anni con le bici completamente rigide.

Superai così il mio odio per le scalate e imparai che non sarei mai stato un fanatico della fatica, pur essendo abbastanza caparbio da continuare ad andare avanti fino a molto tempo dopo il tramonto. Ogni sentiero e ogni avventura cancellata dalla mia lista di sfide mi ha ricordato quanto sono stato vicino a perdere tutto. Dopo aver preso l’abitudine di mettermi in gioco e di subire qualche colpo lungo il cammino, smisi di avere paura. Non potevo garantire di essere veloce, ma potevo impegnarmi a continuare, qualunque cosa accadesse.

Poi arrivò l’inverno, che portò con sé temperature gelide e un’oscurità pervasiva che accompagnò le lunghe giornate in ufficio. Quando la prima nevicata spazzò via le foglie autunnali rimaste, i miei compagni di avventura si rivolsero alle attrezzature da allenamento indoor e alle montagne innevate.

Storie in Sella - ritrovare se stessi lungo il cammino - actionMa non volevo smettere di pedalare.

Anzi, ora avevo paura di smettere di pedalare. Avevo trascorso l’estate a inseguire il mio punto di rottura e, a un certo punto del percorso, tutte le vibrazioni si erano placate. Smisi di fare ipotesi su me stesso e di preoccuparmi di non essere abbastanza forte, abbastanza in forma o abbastanza capace. Il mio piano di allenamento, basato sulle assurde idee degli altri, mi aveva dato il calcio nel sedere di cui avevo bisogno, ma ora era arrivato il momento di un nuovo piano, che non si basasse sugli altri.

Con la lavagna delle avventure ripulita, mi diressi verso l’aria gelida lasciando una traccia nella neve fresca, deciso a diventare il mio capoclan di avventure stupide. Quando dissi agli amici che il mio piano per la serata prevedeva di percorrere sentieri innevati al buio con una temperatura prossima allo zero, buona parte rinunciò, a parte chi aderì con entusiasmo e propose di portare della grappa.

Con le immagini dell’estate che mi accompagnano all’orizzonte, si accumulano rapidamente i ricordi del passato, delle uscite in mountain bike sui sentieri nel cuore dell’inverno, di quando a colazione decidevo di passare l’intera giornata a pedalare, e di quando imparavo a rispettare gli esposti sentieri alpini capaci di regalare chiappe strette e avventure epiche in egual misura.

Alcuni dei miei ricordi più belli sono solo miei, ma in qualche modo le mie idee più stupide sono quelle che suscitano l’interesse degli altri. Forse sono in missione di ricerca e soccorso per scoprire il loro personale punto di rottura. O forse le idee stupide sono il legame che ci unisce.

Sia che io mi agganci alle avventure degli altri, sia che loro si aggancino alle mie, sia che io parta per il mio personale viaggio nella follia, non perdo tempo a pensare se posso o non posso farlo.

Invece, sto pedalando, perfettamente soddisfatto di scoprire come finisce la storia quando ci sarò arrivato.

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