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Storie in sella: una vita in uno zaino

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Storie in sella: Una vita in uno zaino

Chi ha girato in bici con me, ha scoperto un paio di cose: ho paura del vuoto e tendo a indossare uno zaino con tutto il necessario.

Una vita di mountain bike vista attraverso uno zaino

Una vita in uno zaino - Finale LigurePuoi imparare molto su una persona da quello che porta nello zaino. Una sbirciatina all’interno del mio rivelerà una collezione di attrezzi oculatamente selezionati e organizzati, un set di attrezzatura foto/video che varia secondo l’intensità e la tipologia dell’uscita, oltre a una scelta attenta di integratori solidi e liquidi. Ma da qualche parte in quel miscuglio di tool e ricambi troverete anche alcune istantanee di giri andati a male e, guardando ancora più in profondità, forse anche il peggio di me.

Così ho scavato a mani nude le interiora del mio zaino idrico sul tavolo del salone nel tentativo di ridurre il potenziale eccesso di prudenza che mi carico sulle spalle. A un profano del mountain biking, la densità di ricambi e attrezzi per la riparazione sul campo farebbe pensare che io mi stia preparando per un’apocalisse zombie. Ma per la sicurezza in ogni uscita, è l’esatto opposto. In realtà, dopo anni d’esperienza, viaggio con leggerezza all’insegna di un approccio minimalista. Anche se sareste portati a pensare il contrario guardando il mio guardaroba, soprattutto le ante che contengono scarpe, caschi e occhiali.

Dopo più di due decenni di riding a ruote artigliate, pedalare con più del necessario mi sembra eccessivo e assolutamente destabilizzante. Uno dei motivi per cui, in particolare nell’ultimo lustro, lo zaino è alternato al marsupio in particolare nella stagione estiva.

Ma quando si tratta di un’uscita seria, mi sento nudo ed esposto senza il mio zaino con protezione spinale, come una specie di coperta di Linus piena di strumenti. Sui trail, provo quasi un bisogno compulsivo di risolvere da solo ogni problema che mi viene in mente, così come ogni problema che viene in mente a qualche altro biker con cui giro insieme. In tale momento di illuminazione inizio a chiedermi il costo di tutto questo. Sto percorrendo una linea sottilissima che separa il portare in giro le soluzioni ai problemi e caricarmi tutto il peso dei tempi andati.

Non è stato sempre così. All’inizio trasportavo poco o niente, un approccio ingenuo basato su un insano ottimismo. In fondo, se è una pedalata di gruppo, gli altri biker avranno tutto il necessario, o no?

Ben presto, le tasche vuote della maglietta in lycra si sono trasformate in una borsa sottosella riempita con una camera d’aria, un paio di leve caccia gomme e un multi tool, affidandomi alla gentilezza dei compagni di pedalata per una pompetta in prestito. Dopo qualche foratura e pizzicatura di troppo, le camere d’aria sono diventate due, è comparso un kit di riparazione con toppe di ogni misura, e una pompetta rigorosamente fissata al telaio sotto il portaborraccia.

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Bici, borse, zaino e birra… what else?

Quando gli zaini idrici hanno iniziato a diffondersi a macchia d’olio, non mi sono fatto mancare l’occasione per iniziare a sperimentare l’esperienza di un set completo tra attrezzi e ricambi, al prezzo di una schiena bagnata. Le prime – epiche – cadute in serie hanno rapidamente aggiunto un kit di primo soccorso. Più per me che per il prossimo.

La comparsa di diametri ruota diversi dal canonico 26″ ha reso tutto più complicato, con le camere d’aria cresciute almeno a tre, una per ogni standard. In estate poi non manca lo spray per le punture da insetto e la crema solare, ovviamente.

Potete facilmente immaginare come la soglia del minimalismo sia stata varcata in modo rapido e con la totale indifferenza. Che male può fare uno strumento in più? E così ho dato il benvenuto al manometro digitale, alla pinza multi uso in stile Leatherman, a quella per la falsa maglia, alla coppia di valvole tubeless quando ho iniziato l’avventura in questo fantastico mondo, senza dimenticare il kit di pastiglie freno con relativo distanziatore.

La verità è che tutti questi piccoli e stupidi strumenti mi sono serviti per un unico scopo. Hanno rappresentato il placebo per convincermi che potevo impedire alle cose di andare a male. Ho visto l’imprevedibile rovinare un sacco di uscite, tra bici e biker. Per anni ho finto che il mio zaino fosse una sorta di cappello a cilindro da cui estrarre il trucco necessario a risolvere ogni inconveniente, per darmi più controllo di quello che ho dentro di me.

Ma un giorno, neanche tanto tempo fa, mi sono confrontato con la realtà. E con me stesso.

Ho deciso di smettere di pensare al peggio. Ho dedicato troppo tempo a prepararmi a contrattempi che potrebbero non accadere mai. Ce l’ho fatta. Ho alleggerito il mio carico. Ho lasciato il mio passato sul tavolo insieme all’eccesso di prudenza.

Giusto il necessario, per ogni uscita. Dalle sgambate dietro caso alle uscite più sfidanti, per fisico e/o riding. Dalle due ore scarse al weekend in parziale auto sufficienza. Una camera d’aria. Non una di più, non una di meno.

Sorprendentemente ogni pedalata è andata a meraviglia. Più delle attese, in realtà. E volete mettere la sensazione di pedalare in salita con uno zaino così leggero?

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