Mountain Bike: un accesso più semplice

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Heroes Inspire Heroes - action
Foto: Andreas Vigl/Scott Bike

Ultimamente ci sono stati molti dibattiti o proposte, che coinvolgono anche il mondo della mountain bike, su come far entrare più persone in questo sport, su come essere più inclusivi.

Ma c’è già un’enorme fauna all’interno del mountain biking, a cui viene negato ogni tipo di rappresentazione. Sono stati ritagliati dalle foto, messi a tacere nei dibattiti, e presi in giro alle proprie spalle. Parlo, ovviamente, di persone che non sono molto brave ad andare in bici, usando un eufemismo.

Red Bull Fox Hunt 2017 - caduta
Non tutte le ciambelle riescono col buco… – foto: Leo Francis/Red Bull Content Pool

Uno sport inclusivo e non esclusivo

Andate in un qualsiasi spot nel weekend e troverete banchi di noi che si tuffano da drop di un metro come salmoni esagitati. Ma l’industria della mountain bike fa finta che noi non esistano. Mentre ci sono innumerevoli video che iniziano con un’inquadratura modaiola di qualcuno che si toglie gli occhiali guardando languidamente in camera, o che tira un pigro manual su una strada asfaltata in discesa, non ne ho visto nessuno che mostra qualcuno che torna a casa per l’ennesima volta perché ha dimenticato le sue scarpe SPD o il perno passante della forcella.

L’attrezzatura sviluppata da atleti al top nelle rispettive discipline e recensita da professionisti del settore finisce per essere usata maldestramente da una massa di imbranati. Le pubblicità mostrano muscolosi eroi omerici che galleggiano nella loro epica maestosità su rocce grandi come cabine di un camion, invece di rovesciarsi tristemente di lato in un campo d’ortiche.

Danny MacAskill - Hay Bale
Danny MacAskill nell’indimenticabile scena di Wee Day Out sulla balla di fieno – Foto: Fred Murray/Red Bull Content Pool

La moda dei tutorial

Poi c’è l’enorme mole di tutorial – nati come funghi in questo lockdown non ancora completamente passato – che pretendono di dirvi come migliorare, l’equivalente di quegli articoli da rivista maschile “costruisci il tuo six pack in 10 minuti”. Naturalmente, in teoria è possibile che se hai un buono stato di forma, hai davanti una lunga estate dal clima favorevole, e zero impegni familiari e lavorativi, tutto questo possa accadere. Ma per la maggior parte di noi, è improbabile che una massa di addominali finemente cesellati affiori improvvisamente attraverso una traballante marea rosa di grasso accumulato da innumerevoli pinte di birra. Sì, a volte si migliora, ma poi si torna in bici dopo un paio di settimane di pausa, e ci si sente come uno scimpanzé che tenta di usare uno smartphone con schermo touch.

Puoi anche cercare la tua via per diventare un rider migliore, è non c’è dubbio che le bici d’oggi giorno siano bestioline molto capaci, che aiutano non poco in tal senso. Il problema è che anche tutti gli altri hanno bici migliori. Un tempo bastava fare uno stoppie senza piedi sui pedali per finire sulla cover di un magazine, ora serve avere almeno un decimo delle abilità di Danny MacAskill. Anche i percorsi sono diventati più difficili, le aspettative sono aumentate, e in tutto questo siamo tornati al punto di partenza.

Il mito della creazione della MTB

Le corse sono al centro del mito della creazione della mountain bike, che racconta di mozzi ingrassati prima di ogni maledetta discesa sulle velocissime strade ghiaiate in picchiata dal Monte Tam, in nome della pura competitività (qui sopra il trailer del documentario Klunkerz dedicato alle origini della MTB). Non ho nulla contro le gare – se vuoi competere, fallo – ma non è l’ennesimo aspetto della mountain bike che ricorda principalmente alla maggior parte di noi quanto fa schifo? Quando si partecipa alla prima gara, ci si rende conto – anche durante il primo giro – che mentre una volta si poteva pensare di essere ragionevolmente in forma, con una discreta padronanza della bici, e in possesso di un equipaggiamento adeguatamente leggero e affidabile, nessuna di queste cose è vera.

Al contrario, si ansima su un percorso che si è troppo stanchi per goderselo, maledicendo le proprie gambe ingessate, il fango accumulato su ruote e trasmissione, e il sopravvalutato istinto agonistico che ti ha incoraggiato a iscriverti senza riflettere abbastanza. Ogni tentativo di tenere il passo con chi è più veloce di te si trasforma in una figura da cretino. Il vostro contributo principale all’evento sarà quello di fare numero e aiutare a coprire i costi dell’organizzazione, e difficilmente otterrete qualcosa in cambio se non un campione gratuito di integratore energetico. Sì, so che è nello scopo delle corse che solo i primi classificati vincano qualcosa, ma nel profondo non posso fare a meno di pensare che sia profondamente ingiusto. Non potrebbero almeno riconoscere i nostri sforzi di noi mediocri medioman?

Shimano Deore M6100 - guarnitura 1x
Corona singola all’anteriore, una grande semplificazione nella trasmissione

Venti di cambiamento

Vi sono alcuni segnali che indicano che i produttori di biciclette stanno iniziando a prestare attenzione alla situazione. Il numero di fastidiose leve sul manubrio si sta lentamente riducendo. Le forcelle non hanno più una camera d’aria negativa regolabile dalla dimensione di un polmone di topo (anche se mi mancherà il divertimento di cercare d’indovinare esattamente quanti PSI ho fatto uscire mentre cercavo di controllare la pressione). E la fioritura di bici con singola corona è stata estremamente gradita, dando la combinazione perfetta di una tecnologia poco impegnativa e una grande scusa per spingere la maggior parte delle salite, o frullare come un criceto in pianura (a seconda della dimensione della corona anteriore).

Anche sul fronte delle strutture, l’accesso alla MTB è più agevole. Quando ho iniziato a pedalare in off-road, i frammenti di conoscenza a ruote artigliate erano passati da biker a biker come messaggi della Resistenza. Esplorare un nuovo tracciato significava acquistare una fragile mappa cartacea e dispiegarla ogni cinque minuti per verificare di non essersi smarriti. Ora si tratta semplicemente di seguire la segnaletica di uno spot MTB, la freccia accompagnata da un insistente bip del GPS sul manubrio, o di assicurarsi che le proprie abilità sui social media siano abbastanza buone da ingraziarsi un local e indurlo a mostrarti tutti i sentieri migliori.

Heroes Inspire Heroes - still
Tutti insieme appassionatamente in MTB – Foto: Andreas Vigl/Scott Bike

La strada è ancora lunga

Le cose stanno migliorando, ma abbiamo ancora molta strada da fare. Cambierà il linguaggio degli appassionati, e tornerà il tempo in cui zio significherà solo ed esclusivamente zio. L’elettronica sarà sempre più presente, sulla bici e al di fuori da essa. Magari avremmo tutti un drone personale che ci porterà l’attrezzatura da una sosta all’altra, chissà… Quando queste cose accadranno, allora sapremo, fratelli e sorelle, di essere finalmente arrivati.

L’anno che verrà: riflessioni sulla mobilità in bici

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