Ecco perché i pro usano le ruote alte sul pavé

Le gare del pavé, estreme per mezzi e uomini. In pochi anni siamo passati dalle ruote basse e bassissime, con tanti raggi a quelle full carbon con profili elevati. Perché?

04/04/2019
scritto da Alberto Fossati

Arrivano le gare del Pavé, fascino, fatica, emozioni e storia della bicicletta, della tecnica, delle sue soluzioni ma anche della connessione che esiste tra l’uomo e il mezzo meccanico. Se mettiamo a confronto le immagini delle gare attuali, Roubaix e Fiandre, solo per citare le più blasonate, con le foto di solo un decennio a dietro, ci accorgeremo che molto è cambiato. Cosa colpisce più di ogni altro aspetto? Le bici e le ruote.

un’immagine scattata durante l’ultima edizione della Dwar Van Vlaanderen

 

Alcuni aspetti tecnici fondamentali: bici disco a parte, i telai con predisposizione calipers di ultima generazione permettono di montare pneumatici dalle sezioni generose. Non ci riferiamo solo ai frameset specifici ma, generalmente tutte le biciclette, aero concept e tradizionali permettono il montaggio di coperture dalle sezioni abbondanti: 28, 30 a volte 32c. Le forcelle sono più larghe, i freni hanno una maggiore luce e sono più alti, i foderi posteriori e il piantone hanno un design che gli permettere di rimanere lontani dalla gomma. Le ruote road di oggi, rispetto al passato, sono più voluminose, massicce e con un canale interno più largo, il che agevola (in un certo senso obbliga) l’utilizzo di gomme con sezione “ciccia”. Il maggiore volume d’aria al suo interno permette di sfruttare una pressione più bassa: comfort, scorrevolezza, stabilità e performance. Non dobbiamo dimenticare una serie di sistemi e soluzioni, attivi e passivi, che si riferiscono ai telai, alle selle, ai nastri manubrio ma anche allo stesso abbigliamento, che permettono di dissipare buona parte delle vibrazioni che arrivano dal basso. Non che andare sul pavé del Belgio sia diventato come fare una passeggiata ma rispetto a 20/30 anni fa, molto è cambiato e la tecnologia di oggi aiuta. Paradossalmente si parla di rigidità, aerodinamica, velocità, reattività, tutti concetti che richiamano una certa estremizzazione ma: le bici sono più performante e veloci oggi, al tempo stesso meno nervose, sono più facili da guidare in condizione estreme.

Competizione con medie sempre più elevate: anno dopo anno le velocità di alzano e l’aerodinamica a quei livelli gioca un ruolo di primaria importanza. La ruota con il profilo alto aiuta, non poco. Una ruota set come  Vision Metron 55, la citiamo perché la vedete nelle immagini e perché Vision è stato uno dei primissimi brand ad essere presente sul pavé con un profilo alto, è leggera (versione 55 SL tubolare 1430 grammi la coppia dichiarati), scorrevole e robusta, con un canale interno di 24,3 mm di larghezza, uno dei maggiori che il mercato è in grado di proporre. Quello che è interessante sottolineare, prima di chiudere questo breve approfondimento è che, anche nel segmento ruote si va verso una standardizzazione che prevede l’impiego dei medesimi strumenti da parte dei pro e dei semplici appassionati (amatori), così come successo in un recente passato per le biciclette. Proprio citando le Vision, queste sono assemblate a mano, in Italia e la stessa ruota inserita a catalogo è la medesima fornita in dotazione ai ragazzi del Team EF che corre con bici Cannondale. I 50 kmh sul pavé, lasciamoli fare a loro! E comunque il pavé sarà sempre il banco di prova, il test verità per uomini e mezzi.

a cura della redazione tecnica, photo credits @Bettini

grazie per alcune info fornite da visiontechusa.com

 

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