Giro delle valli Monregalesi by Rodman, 20^ edizione

La grafondo di Mondovì è sempre una bella manifestazione, ben concepita, strutturata con un percorso curato nei dettagli, un tracciato studiato da ciclisti per i ciclisti. Le ventesima edizione ha visto 1100 ciclisti al via.

29/05/2017
scritto da Alberto Fossati

La granfondo piemontese arriva alla sua 20^ edizione, un compleanno importante per una manifestazione che è uno dei punti fermi del mese di Maggio, una gara ciclistica amatoriale che apre ufficialmente la stagione delle granfondo dalle lunghe ascese alpine.

Ci sembra giusta una considerazione: forse la granfondo della cittadina piemontese non è l’evento che richiama 12000 ciclisti, non è la gara amatoriale che diventa kermesse televisiva, non è la manifestazione che brucia migliaia di pettorali in pochi minuti dopo l’apertura ufficiale delle iscrizioni ma, sicuramente è una gara in cui si percepisce che; chi la mette in piedi, chi la disegna, chi la confezione, è un pool di persone che amano la bicicletta e rivolgono il proprio prodotto ai ciclisti.

Si attendeva il caldo e il caldo è arrivato, in tutta la sua bellezza ma anche in tutta la sua ferocia, con temperature che sfioravano i 30° già alle 9 del mattino: start ufficiale alle 9,30, per la 4^ prova della Coppa Piemonte Challenge Nikon. Storicamente, la prova piemontese, è caratterizzata da una colonnina di mercurio in risalita, con cifre degne di un’estate inoltrata e calda, fattore climatico che segna gli atleti nel profondo, non ancora abituati alle “scaldate estive”.

Segna anche gli spettatori, posizionati sullo scollinamento delle salite, nei borghi attraversati e in tanti sul lungo viale bel d’arrivo, ampio e da passerella.

Il percorso della Monregalesi è di quelli esigente, che inganna i “novellini” della gara, pretendendo rispetto dai veterani delle granfondo e da chi vi ha già partecipato, tracciato che tecnicamente è di difficile interpretazione, diviso in due parti. La prima, i primi 50 km caratterizzato da un continuo sali-scendi e una breve salitella di 2 km circa, terreno che lascia spazio a chi vuole tentare la fuga, approcciando una giornata di gloria. La seconda, gli ultimi 100 km per il lungo, i restati 50 km per il medio, dove si sviluppa buona parte del dislivello positivo, con le ascese impegnative e soleggiate, che in entrambi i tracciati obbligano a dosare le energie, limitando anche la crescita delle temperatura corporea.

Incroci, rotonde, strettoie, spartitraffico, tutto ben segnalato, visibile con cartellonistica di facile lettura a coadiuvare il lavoro di tanti volontari sui punti maggiormente sensibili e moto. Tante moto presenti si, anche questo un dettaglio non secondario a nostro parere, più agili, meno “fastidiose”, rispetto alle auto, macchine in ogni caso necessarie per l’apertura e chiusura della competizione.

Il comitato organizzatore ha previsto inoltre, un servizio medico di livello superiore alla media, con il supporto di un notevole numero di volontari, medici, mezzi, assecondati da una piattaforma di geolocalizzazione: ci viene da dire “tanta roba”.

Un manto stradale di buona qualità ha accompagnato i pedalatori per buona parte di entrambe i percorsi, compreso il tratto in discesa del Col de Prel, ben evidenziato, segnalato e oggetto di numerose comunicazioni nelle giornate antecedenti alla gara. In alcuni tratti, le strade erano un biliardo.

Lo sapete, non ci piace fare la cronaca della gara, non lo faremo neppure in questo caso ma un episodio vale la pena di essere raccontato.

Ormai da qualche stagione la granfondo ha un vincitore, Enrico Zen, a nostro parere (non solo nostro) uno dei più forti in salita, in particolare quando la strada si impenna e lo fa per lunghi kilometraggi, atleta veneto che quest’anno la vittoria l’ha sudata parecchio, per via di atleti in fuga che sono stati capaci di prendere un notevole margine di vantaggio.

Zen è stato capace di un arrivo in solitaria, tagliando il traguardo e dedicando la vittoria, già dalle ultime pedalate, al patron del Giro delle Valli Monregalesi by Rodman, Domenico Pizzi mantella. Un bel gesto, visto e applaudito, uno di quegli episodi che rendono e suggellano il ciclismo come uno sport tanto faticoso, quanto umano.

photo credits: Sara Carena

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