Giro d’Italia numero 102 le prime considerazioni

Partito il Giro d’Italia numero 102, la crono di apertura offre delle indicazioni subito interessanti e la grande gioia di Primoz per la sua prima maglia rosa.

12/05/2019
scritto da Alberto Fossati

Il Giro d’Italia numero 102 ha preso il via da Bologna e si concluderà a Verona il prossimo 2 Giugno con una cronometro individuale: 21 tappe con due giorni di riposo ( 20 e 27 Maggio), 3578,8 km in totale di cui 59 a contro il tempo, per un dislivello di poco inferiore ai 50000 metri. 22 i team che partecipano, ognuno composto da 8 corridori per complessivi 176 atleti (gli italiani sono 51).

San Luca, crono di apertura

Il Giro d’italia, sport e business: la corsa rosa è in costante crescita, un pacchetto che negli ultimi anni ha visto aumentare l’interesse nei suoi confronti, ambito e richiesto per le programmazioni all’estero, tv, web, radio, media in genere (2054 i media accreditati). Sono 198 le nazioni collegate che trasmettono il Giro d’Italia con una cifra audience totale globale stimata che va ben oltre ai 818 milioni di spettatori. Sport è sinonimo di spettacolo e business e la corsa a tappe nazionale è identificato come uno strumento e veicolo ottimale per raggiungere facilmente un folto pubblico, trasversale e non solo appassionato di bicicletta. Uno spot per la nazione e per i territori dove passa il Giro: i soldi che spendono le località di partenza e arrivo delle tappe, sono “soldi ben spesi”, questa è l’affermazione di località, comprensori, regioni e aziende di promozione turistica. Dai 70 ai circa 200 mila euro per ospitare le partenza e l’arrivo di una frazione, cifre hanno una sorta di listino ma che fanno anche parte di trattative tra l’organizzazione e i comuni stessi: talvolta esiste l’esigenza di far arrivare o partire la corsa in quel luogo, zona che non richiesto espressamente l’arrivo o lo start della corsa. Il volume degli affari del Giro d’Italia ha raggiunto i 70 milioni di euro circa, meno della metà di quello che muove il Tour de France tanto per fare un paragone.

Primoz Roglic (Slovenia / Team Jumbo – Visma), la prima maglia rosa del Giro 2019.

Che valore ha il podio finale e le vittorie di tappa? Il montepremi totale è di poco superiore a 1,5 milioni di euro, inferiore rispetto a quello del 2018. Alla maglia rosa di Verona, il vincitore della classifica finale del Giro d’Italia 2019 spetteranno 115.668 euro, a cui vanno aggiunti 150000 euro di premio speciale, per un totale di 265668 euro. Al secondo classificato spettano 58412, a cui vanno aggiunti 75000 euro, per complessivi 133412 euro. 28.801 al terzo a cui verranno sommati 40000 euro di premio speciale, da qui a scendere fino all’ultimo classificato. Esiste anche una classifica specifica per le squadre i cui premi partono da poche centinaia di euro, per arrivare a 4/5000 euro: questa classifica determina inoltre il posizionamento delle ammiraglie durante la corsa. Tutti i piazzamenti però hanno un valore in termini di punteggio, individuale e di team, relativi alla corsa a tappe e di ranking internazionale. Questi punteggi determinano la posizione nella classifica World Tour, quindi, i soldi che arrivano a fine anno dall’UCI ma anche i vari contratti di ogni corridori ( da li poi arrivano gli sponsor personali etc.).

Primoz Roglic, oltre alla rosa anche la maglia ciclamino della classifica a punti.

Primoz Roglic, oltre alla forza, alla vittoria è un simbolo di felicità, un bellissimo spot per tutta la corsa rosa. Se riguardate le immagini del corridore sloveno, subito dopo l’arrivo di Yates e nel corso della premiazione, emerge un ragazzo sorridente, gioioso, che in alcune fasi ha dato l’impressione di aver vinto la classifica finale: bello, ci piace, questo fa onore a lui e al ciclismo, ci mostra un ragazzo educato e al tempo stesso ambizioso. Vogliamo ricordare che Primoz ha mosso i suoi primi colpi di pedale come amatore “pummarola pro”. Un pezzo d’Italia, perché la prima società amatoriale che ha tesserato Primoz, l’ASD Barbariga Franco Gomme, si parla del 2012; da li Pro con l’AdriaMobil, poi LottoNL-Jumbo, attuale Jumbo-Visma.

Simon Yates (GBR / Team Mitchelton – Scott)

Il tempo di scalata del Colle di San Luca è stato di un secondo superiore rispetto allo sloveno ma Yates si conferma in gran forma, facente parte del lotto di corridori pretendenti al successo finale. Bel corridore, forte, attaccante, capace di primeggiare in salita e nelle prove contro il tempo, con uno stile quasi perfetto in bici nonostante non abbia un fisico prestante, longilineo alla Tom Dumoulin. Si rende poco simpatico nelle interviste, spocchioso. Sarà una sorta di meccanismo di difesa? Lo vedremo con il passare dei giorni, in molti lo aspettano alla terza settimana dopo la debacle dello scorso anno. E comunque ieri, durante la crono, lui si è beccato un vento contrario che potrebbe aver condizionato il risultato cronometrico finale.

Vincenzo Nibali (Italy / Team Bahrain – Merida)

Sempre una certezza, ovvero Vincenzo Nibali, con l’impressione che il campione siciliano abbia tirato ma non alla morte! Se guardate bene le immagini tv, l’impressione è quella di avere tre corridori sopra a tutti gli altri, che ne corso della crono hanno mostrato controllo e fluidità costante: Roglic, Yates, Nibali i primi tre della generale, freschi e con pronto recupero all’arrivo. I secondi che separano il siciliano dal britannico sono solo 4, 23″ rispetto al corridore della squadra olandese. Quello su cui ragioniamo, sono le performances che Nibali è sempre stato in grado di esprimere lungo le tre settimane, durante le ultime durissime frazioni.

Miguel Angel Lopez (COL – Astana Pro Team)

Un corridore che fa paura per le frazioni più dure, per tutte le salite e che può essere l’ago della bilancia di questo Giro. Miguel Angel Lopez fa parte di un team che in questo 2019 è tornato a vincere e fare paura, in particolar modo quando il percorso è esigente ed estremo. Colombiano, sorridente, tra poco diventerà papà come Roglic, giovanissimo con i suoi 25 anni e attuale maglia Bianca di miglior giovane: mica poco.

Tom Dumoulin (Netherlands / Team Sunweb)

Il vincitore del Giro 2017, a nostro parere fa paura e non poco. Dal punto di vista fisico è tirato ma non troppo ma ha avuto una primavera tranquilla. Ha gareggiato senza esagerazioni ma ‘impressione è che non sia mai andato a fondo. Durante alcune interviste, fatte e pubblicate nel corso della primavera, ha sempre identificato l’ultima settimana del Giro come uno spauracchio, momento in cui emergeranno freschezza e capacità di gestire lo sforzo dopo tanti giorni di competizione, dopo tanti km e salita. Alle sue spalle un team competitivo dove lui è l’eccellenza, un sodalizio molto ben organizzato. Secondo noi, rispetto agli anni passati è partito più tranquillo.

Rafal Majka (POL – Bora – Hansgrohe)

Si è parlato un pò meno di Davide Formolo e di Rafal Majka, eppure entrambi hanno fatto una bella prova contro le lancette, considerando anche le loro caratteristiche e il fatto che entrambi soffrono le crono. L’italiano sembra pronto a competere ad alti livelli in una delle corse a tappe principali, quest’anno ha dimostrato di essere molto competitivo in salita e sui cambi di ritmo dopo tante ore di bici. Majka è sempre protagonista ormai da tante stagioni, spesso sfortunato ma costantemente con i migliori quando la strada s’impenna.

Mikel Landa (ESP – Movistar Team)

Quando ha preso parte al Giro d’Italia lo ha fatto da protagonista, per se stesso, al servizio dei capitani e comunque, quando la strada sale, Landa fa paura a tutti. Deve dimostrare più che altro la tenuta psicologica e la pressione che in altre occasioni, probabilmente, lo ha condizionato. Un corridore fortissimo, che se in palla è difficile da mettere in difficoltà, il team alle sue spalle è una corazzata strutturata per combattere sulle montagne. Grazie al forfait di Valverde, proprio Landa ha l’occasione di dimostrare tutto il suo valore con il passare dei giorni.

Giulio Ciccone (ITA – Trek – Segafredo)

Infine, vogliamo chiudere questo approfondimento con l’immagine di quello che è probabilmente il nostro scalatore di riferimento, giovane con la salita nel dna: Giulio Ciccone con la maglia azzurra, simbolo del primato per gli scalatori. Sulla salita del San Luca ha fatto registrare il tempo di 6’02”, 3 secondi meglio di Roglic, 22 meglio di Nibali, giusto per fare degli accostamenti. Il Giro d’Italia numero 102 è anche per lui, che da quest’anno fa parte di un team World Tour dall’immagine forte, in grado di fornire numerose opportunità. Giulio usa una bici con i freni a disco anche per la salita.

La tappa da Bologna a Fucecchio è partita proprio adesso: sarà volata?

a cura della redazione tecnica, foto di CorVos (Shimano), Bettiniphoto (Bora-Hansgrohe)

 

 

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