Il piede del ciclista

04/08/2016
scritto da Gianpaolo Ragno

 

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Questo approfondimento a cura di Guilio Galleschi, è inserito nel numero di 4granfondo di Agosto, in questi giorni a disposizione.

Il piede, arto che gioca un ruolo fondamentale per chi pedala, poiché rappresenta il terminale di spinta delle nostre leve principali (le gambe). Ottimizzare la biomeccanica, l’ergonomia e il comfort in questa zona riveste dunque un obiettivo fondamentale del bike fitting.

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Il piede è il punto di contatto del nostro corpo con il suolo (al pedale), un arto molto complesso dal punto di vista strutturale, osseo, vascolare, muscolare e tendineo e, come sappiamo bene, si trova sulla base del sistema di controllo antigravitario, consentendoci ovviamente una postura eretta e di muoverci al suolo. Questo terminale del corpo ha rilevanza preponderante nella stragrande maggioranza delle attività che svolgiamo ogni giorno, in ogni movimento, anche nell’azione della pedalata. Diventa dunque fondamentale controllare tutte le variabili che possono incidere su questa particolare zona del nostro corpo.

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La prima cosa a cui pensiamo quando abbiamo qualche fastidio al piede è la nostra calzatura. Oggi il mercato presenta una moltitudine di prodotti diversi: in pelle vera o sintetica, con tomaie “intere”, altre con molte cuciture, con chiusura a velcro, con il Boa, con la suola in carbonio oppure in materiali come nylon o altre fibre sintetiche. Ma qual è la calzatura più adatta a noi? È una domanda alla quale non è facile rispondere ma cercheremo di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto è corretto affermare che non esiste, una scarpa o un marchio migliore di un altro; esiste invece un modello più o meno adatto alle nostre caratteristiche podologiche. Quando proviamo una nuova calzatura tecnica dobbiamo porre la giusta attenzione all’aspetto legato alla comodità, quindi che rispetti sia la lunghezza che la larghezza del nostro piede (esistono anche prodotti con pianta più stretta o larga), limitando il più possibile le sensazioni di sfregamento (soprattutto nella parte esterna del piede, per molti la zona con più fastidio),  di compressione della dita proveniente dalla sezione alta della punta della tomaia (le dita devono avere la possibilità di muoversi leggermente verso l’alto), due particolari fondamentali che si legano a filo diretto alla stagione calda, quando il piede tende a dilatarsi. La calzatura, il suo design, le forme, devono comunque garantire, tramite una chiusura adeguata, stabilità e compattezza, prestando attenzione al fatto che il tallone sia ben fermo (quasi bloccato), così che il piede rimanga sempre stabilmente a contatto con tutta la suola e non si muova (scalzi) nelle fasi di trazione.

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In tal senso, è fondamentale controllare e verificare che il nostro arto non abbia esigenze di appoggio particolari: le suolette presenti solitamente nelle calzature hanno una conformazione “standard”: per migliorare sia l’aspetto biomeccanico ( anche il comfort generale), numerosi ciclisti hanno necessità di un plantare che assecondi le proprie esigenze d’appoggio, ed è dunque fondamentale intervenire per utilizzare un supporto adeguato. Con riferimento a quest’ultimo passaggio è giusto affermare che il plantare personalizzato, strutturato sulle caratteristiche fisiche ed esigenze dell’utilizzatore, ha una valenza tecnica superiore.

Il supporto è applicato al plantare e abbinato al piede

Per quanto riguarda la suola, è utile avere una calzatura che strutturalmente offra la possibilità di ottenere buona ventilazione e aerazione (il mantenimento di una temperatura ottimale del piede, è fattore che gioca un ruolo fondamentale nella performance): soprattutto nei mesi estivi, indossare un modello molto traspirante, aiuta a mantenere sotto controllo la sensazione di calore eccessivo. Infine, proprio perché il piede nel ciclismo è il terminale di spinta della nostra leva principale, ed è in contatto con il mezzo meccanico tramite la calzatura e il pedale, è fondamentale regolare perfettamente il meccanismo che permette il collegamento meccanico tra i due, cioè la tacchetta. Si deve effettuare tale operazione a regola d’arte per due motivi: innanzitutto la regolazione ottimale permette di spingere nella zona più adatta del piede, prevenendo fastidiosi sovraccarichi o disturbi, in secondo luogo per una questione puramente meccanica, in quanto un posizionamento corretto consente di spingere in maniera migliore (ricordiamoci che, sebbene siamo un corpo fatto di ossa, muscoli, tendini ecc…, siamo delle leve in movimento, e come in un qualsiasi meccanismo di leve, ottimizzandole, la resa nell’uso delle stesse migliora).

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Dobbiamo dunque verificare che il baricentro della tacchetta, ossia la zona che corrisponde all’asse centrale del pedale nel momento dell’aggancio, sia a sua volta posizionata nel punto mediano del primo metatarso del piede, e che l’angolo della cleat sia ponderato alle nostre esigenze posturali, con l’obiettivo di mantenere un buon allineamento, soprattutto nella fase propulsiva della pedalata, tra caviglia e ginocchio. Tuttavia, spesso il fastidio in una particolare zona del corpo – in questo caso il piede – può avere anche origini diverse dagli aspetti tecnici e di regolazione. In tal caso diventa fondamentale l’intervento di un ortopedico e di un podologo.

 

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