La borraccia, icona del ciclismo di tutti i tempi

Credo sia impossibile pensare al ciclismo senza la borraccia. Accessorio umile, complemento di poco valore, riserva e risorsa essenziale per il ciclista.

10/01/2019
scritto da Alberto Fossati

Sembrano lontani, beh in realtà lo sono, i tempi delle immagini in cui Coppi passava la borraccia a Bartali, o viceversa! I periodi in cui si racconta che i gregari si fermavano agli abbeveratoi, alle fontane di paese per riempire le bottiglie di vetro per i capitani! I moneti in cui i gregari bagnavano la testa del capitano in crisi! Eppure la borraccia, seppur di forme diverse, di materiali differenti, con design che a volte la fanno assomigliare ad un’astronave è sempre quella, pronta ad assolvere uno dei compiti più importanti: dissetare l’atleta. Ecco un breve racconto del nostro René Enzo Piccini.

Credo sia impossibile pensare al ciclismo senza la borraccia. Accessorio umile, complemento di poco valore, riserva e risorsa essenziale per il ciclista, prezioso contenitore che, da sempre racchiude “miscele” più o meno segrete. Custodita in ammiraglia o portata dai rifornimenti volanti in moto, legata alla figura del portatore d’acqua, gregario e uomo fidato del capitano. Abbandonata a bordo strada nei finali combattuti o sul finire di fughe coraggiose per liberare la bici anche di quell’impercettibile peso residuo. Cimelio per tifosi, appassionati e collezionisti, l’umile borraccia è divenuta un’ autentico emblema del ciclismo . Famosissima la foto del passaggio della borraccia tra gli eterni rivali, Coppi e Bartali, nel 1952 sul Col de Galibier : assurta ad icona del ciclismo, della fatica, della lealtà di questo sport. Proponiamo una foto meno conosciuta. Anno 1976 Sigfrido Fontanelli rinfresca Eddy Merckx . Gino Maioli, ex dilettante romagnolo, quel giorno sull’ammiraglia della Bianchi, ricorda : “quel gesto mi fece piangere”.

Emblema del Ciclismo

In Sardegna, a Terralba, nel 2015 è stato inaugurato il “Museo della borraccia”, voluto da Antonio Murgia per ricordare la figura del padre Antimo (ciclista degli anni ‘50). L’inventore della borraccia è stato un piemontese, di Novara, tale Pietro Guglielmetti, che aveva una fabbrica di legnami e nel 1860 brevettò la prima borraccia , fatta di legno e destinata ai militari. Le prime borracce in alluminio comparvero sulle biciclette a partire dal 1912: erano fissate al manubrio e avevano il tappo in sughero. Agli inizi degli anni ‘50 si vedono i primi portaborracce fissati al tubo obliquo del telaio. Ai giorni nostri le borracce sono in materiale plastico e non è infrequente, anche tra cicloturisti e amatori, la presenza di due portaborracce : rispettivamente sul tubo piantone e sull’obliquo. La doppia borraccia è particolarmente utile nelle uscite lunghe e nelle Granfondo : una per i sali minerali e l’altra per zuccheri e maltodestrine. Per l’amatore medio non esiste, una volta in competizione, la seconda borraccia con “gli attrezzi” al suo interno, in allenamento si. Va da se, che il porta attrezzi al piantone, la seconda borraccia appunto, sta per soppiantare la sacco sotto la sella.

Il materiale “base” utilizzato per le borracce Tacx, l’immagine arriva direttamente dalla catena produttiva dell’azienda olandese.

Borracce e Salute

Non tutti i tipi di plastica sono adatti per la fabbricazione delle borracce , ma devono rispettare le normative per i contenitori a contatto con liquidi destinati all’alimentazione umana. I requisiti di una borraccia sicura per la salute :

1) Deve mantenere inalterate le caratteristiche chimico fisiche del liquido nel tempo;

2) Non deve trasmettere odori e sapori ai liquidi contenuti;

3) Deve essere priva di elementi chimici come i ftalati, che vengono utilizzati per ammorbidire la plastica:

4) Il materiale deve essere privo di BPA, bisfenoli A, elementi dannosi per la salute.

Sul fondo esterno della borraccia potrete trovare tutte le informazioni richieste dalla normativa. In particolare : il simbolo del contenitore destinato all’alimentazione umana (di solito una forchetta e un bicchiere), il codice del materiale col quale è costruita (PE, PP, PVC), il nome del fabbricante, la data di fabbricazione e la possibilità del lavaggio in lavastoviglie. Per le plastiche è riconosciuta una codifica europea che prevede 7 diversi codici:

Come regola generale, i numeri 1-2-4-5 indicano contenitori sicuri per il cibo. Il miglior tipo di plastica per la conservazione a lungo termine dei cibi è il polietilene ad alta densità (HDPE), che viene indicato con il numero “2”. In molti tipi di borracce ho trovato il numero “4”, Polietilene a bassa densità, ritenuto comunque sicuro per la salute. Per contenitori in PET o PETE (Polietilene) – la cui sicurezza alimentare è controversa – è sconsigliato il riutilizzo .

di René Enzo Piccinni

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