L’elettrostimolazione tra innovazione e falsi miti

Seppur con una storia di trent’anni, l’elettrostimolzione è considerata una delle pratiche moderne per il training, il recupero e la riabilitazione.

09/10/2019
scritto da Davide Sanzogni

Il mondo del ciclismo vive da sempre di una dicotomia. Per oltre cento anni epica ed evoluzione si sono intrecciate, a volte sostenendosi l’una con l’altra, a volte provocando accesi dibattiti. Dall’avvento dei primi cambi per arrivare ai freni a disco. Mentre nel frattempo si è passati dal semplice macinare chilometri ad allenarsi col misuratore di potenza, a confrontarsi e fare training su piattaforme virtuali.

Uno dei sistemi maggiormente innovativi, per struttura e per quanto concerne la parte virtuale è l’MD Jarvis.

L’uomo però non è una macchina, non è uno strumento codificato e proprio per questo, essendo organismo vivente in costante evoluzione (e comunque ogni testa è un mondo a se) necessità di tempo per recepire i cambiamenti, le innovazioni e ognuna di queste richiede del tempo per essere compresa, diffusa ed efficacemente utilizzata. Le idee nuove vengono spesso guardate con sospetto. Spesso accusate di essere solo marketing quando in realtà serve tempo e anche adattamento da parte dell’utente per apprezzarne i benefici.

Compex Academy dedicata ai professionisti che vogliono utilizzare correttamente l’elettro-stimolazione

Proprio per capire e restare a nostra volta aggiornati abbiamo preso parte a Compex Academy. Un seminario organizzato dalla nota azienda svizzera per illustrare a professionisti del settore, in primis preparatori e fisioterapisti, le potenzialità dei loro strumenti per l’elettrostimolazione. A dirla tutta l’elettro-stimolazione non è affatto una novità. La tecnologia alla base dei prodotti Compex nasce in Italia, nel Verbano, oltre 30 anni fa. Da lì il passo per essere industrializzata come apparecchiatura medica in Svizzera è stato breve. L’acquisizione successiva da parte di un colosso statunitense del settore medico ne ha agevolato la penetrazione in molte discipline dello sport: triathlon, corsa, crossfit, ciclismo, per citarne alcuni. Discipline che da anni fanno uso di queste apparecchiature e chi le pratica spesso sorride, vedendo come molti ciclisti (in particolare le vecchie generazioni) guardino con sospetto questi macchinari.

C’è da dire che si tratta di pratiche sportive dove la possibilità di subire traumi, legati ad esempio al gesto della corsa, è maggiore e di conseguenza i benefici dell’elettrostimolazione più evidenti ed apprezzati. Tuttavia anche in ambito ciclistico la pratica si sta diffondendo. Citiamo ad esempio il team World Tour Bahrain Merida che adotta questo ausilio a supporto dei propri atleti, tanto per il recupero e la riabilitazione, quanto per affiancarlo a metodologie di allenamento più tradizionali.

Il device SP 8.0 nella versione dedicata al team Bahrain Merida. Si noti la custodia rigida per la ricarica

Alcuni cenni di fisiologia

Prima di addentrarci nelle peculiarità della nuova famiglia di prodotti Compex è utile fornire alcuni cenni di fisiologia. Nozioni comuni alle più diffuse metodologie di allenamento. E’ noto che il fatto che un atleta riesca a compiere un certo gesto atletico è il risultato del lavoro combinato di più sistemi: cardiocircolatorio, nervoso e muscolare in primis. Alla base del sistema muscolare troviamo le fibre muscolari che si classificano secondo tre categorie: tipo I (o fibra rossa), IIA e IIB (bianca). La caratteristica fondamentale che differenzia queste tre tipologie di fibra sono i sistemi energetici che utilizzano e la durata degli sforzi che possono sostenere. Schematicamente le fibre lente del tipo I entrano in gioco negli sforzi prolungati, quelle di tipo IIA intervengono nell’intorno di pochi minuti, mentre le fibre IIB forniscono la potenza massimale per pochi secondi.

Già in questa classificazione riecheggiano le basi di molte tabelle di allenamento con allenamenti alla soglia, al VO2max e HIIT ma anche la metodologia HTT di MagneticDays. 

Dal punto di vista neuro muscolare la contrazione dei diversi tipi di fibre avviene in risposta a diversi intervalli della frequenza degli stimoli elettrici provenienti dal sistema nervoso periferico. Frequenze che arrivano al massimo a circa 120 Hz e controllabili con grande precisione e sicurezza da parte di un’apparecchiatura elettromedicale. Pensiamo per confronto che il cellulare che abbiamo in tasca gestisce informazioni che viaggiano ad una frequenza un miliardo di volte più grande.

Come agisce l’elettrostimolazione

L’elettrostimolazione opera sul sistema nervoso periferico ovvero sul fuso neuro motore. Per questo degli elettrodi adesivi riutilizzabili vengono applicati sul ventre del muscolo. L’eccitazione di questi neuro motori tramite una corrente indotta (attraverso gli elettrodi stessi) provoca l’attivazione di alcune unità motorie. Per unità motoria si intende un gruppo di fibre muscolari del medesimo tipo che si contraggono tutte all’unisono. Aumentando l’intensità della stimolazione aumenta il numero di unità coinvolte nel movimento e di conseguenza aumenta la forza espressa.

Al crescere dell’intensità aumenta la profondità d’azione della stimolazione

Normalmente solo una frazione delle unità motorie presenti nei nostri muscoli viene attivata quando facciamo sport. Prima vengono attivate le piccole unità motrici del tipo I, poi quelle del tipo IIA e quindi quelle più grandi e potenti ma energicamente dispendiose, del tipo IIB. Questo perché il nostro corpo agisce al risparmio e cerca sempre di tenersi del margine; un riflesso atavico di quando i nostri progenitori dovevano essere pronti alla fuga dinnanzi a qualche bestia feroce. Cosa oggi abbastanza improbabile, anche se ogni tanto ci è capitato in bici di essere inseguiti da qualche cane.

Tuttavia ci sono eccezioni. Pensiamo ai nostri compagni di allenamento. Sicuramente tra loro c’è qualcuno con le gambe secche e magre, apparentemente con muscoli poco sviluppati ma che va forte. Ecco questo è l’esempio di un atleta che per natura è in grado di reclutare un’elevata percentuale delle proprie unità motorie del tipo I e che, soprattutto sulle salite lunghe, ci farà penare.

Applicazioni dell’elettrostimolazione

A differenza del nostro cervello che al crescere della potenza attiva un mix di fibre, l’elettrostimolazione può essere selettiva in frequenza. Questo vuol dire che può essere usata per comandare la contrazione di un tipo di fibre e solo di quel tipo. Ciò, a lungo andare e solo se accompagnato da una consapevolezza del gesto, induce un adattamento che ci consente di attivare un maggior numero di unità motrici del tipo desiderato. Nel caso degli sport di endurance, si traduce in un miglior utilizzo delle fibre del tipo I evitando l’ipertrofia del muscolo legata all’impiego di fibre di tipo II.

E’ possibile ricercare il punto di applicazione degli elettrodi attraverso l’uso di una penna punto motore

Una breve esperienza

Noi abbiamo brevemente provato un programma di forza sui nostri rachitici bicipiti da granfondisti ed il giorno seguente eravamo piacevolmente indolenziti come dopo una seduta effettuata in palestra, coi manubri. Ma attenzione, come tutti gli allenamenti perché sia efficace richiede che sia fatto bene. Togliamoci dalla testa l’immagine proposta da alcune televendite che promettevano in poche settimane addominali scolpiti o di bruciare i grassi mentre si stava seduti sul divano. Naturalmente non funziona così. Senza addentrarci nei dettagli che sono di competenza di un coach abilitato, usare un elettro-stimolatore per allenarsi è come svolgere un esercizio in palestra. Solo se lo si fa bene e viene correttamente inserito all’interno di un programma complessivo di allenamento i risultati arrivano, viceversa la resa è bassa.

Al contrario applicazioni più tradizionali, come la riabilitazione, il recupero, la gestione del dolore o il massaggio, non richiedono una competenza specifica e i risultati sono apprezzabili nel breve.

Pensiamo all’utilizzo dell’elettrostimolazione per mantenere un livello di trofia muscolare in un arto temporaneamente immobilizzato a causa di un incidente. E questo senza andare a caricare le articolazioni. Oppure dopo un’attività sportiva intensa per accelerare il recupero e ridurre i DOMS, ovvero la sindrome da dolori osseo muscolari. Ridurre, non eliminare naturalmente. O ancora per vascolarizzare un’area infiammata riducendo l’intensità della stessa. Infine consideriamo l’utilizzo come terapia TENS, che seppur non curativa allevia i sintomi ad esempio di fastidiose tendiniti.

Peculiarità di Compex SP 8.0

Un breve cenno è dovuto allo strumento che ci ha permesso di approfondire questa pratica. Il marchio Compex produce dei dispositivi medici che generano delle onde quadre. Una peculiarità questa che è evidente già fin dal loro logo in cui per l’appunto compare l’onda quadra. Queste onde bifasiche a media nulla non inducono correnti residue nell’organismo. Sono pertanto utilizzabili anche in presenza di mezzi di sintesi, quali ad esempio viti o protesi, diversamente da apparecchi di vecchia concezione detti per semplicità ad onda triangolare. Oggi gli apparecchi ad onda triangolare sono usati principalmente per interventi riabilitativi su pazienti con interruzioni della placca neuro muscolare. Casi molto particolari. Viceversa l’utilizzo della forma d’onda quadra e le certificazioni ottenute rendono il Compex tanto sicuro da poter essere usato quasi da chiunque (alcune cautele per le donne in gravidanza e soggetti epilettici) e persino in aeroplano.

Compex SP 8.0 è il dispositivo di punta dell’ampia famiglia di prodotti Compex. Non solo è il più completo ma, essendo in gran parte automatizzato, risulta anche di facile utilizzo. Si tratta di un dispositivo costituito da una unità centrale e quattro coppie di moduli che si connettono agli elettrodi applicati sul corpo. Attraverso l’unità centrale, di fatto una sorta di telecomando, è possibile selezionare 40 programmi divisi per tipologie di utilizzo: preparazione fisica, recupero e anti dolore. Ognuno dei 4 moduli si avvale della tecnologia Muscle Intelligence (MI) che annovera le funzionalità MI-Scan e MI-Autorange, in grado di eseguire una scansione del muscolo su cui il modulo è applicato e gestire ed adattare in automatico l’intensità dello stimolo per tutta la durata del programma.

Questo consente ad esempio di utilizzare uno stesso programma di forza o di defaticamento su due gruppi muscolari diversi (si pensi a quadricipiti e polpacci ad esempio) piuttosto che in coppia, con il proprio partner, magari per una fase di scarico dopo una gara o un’uscita impegnativa. Il fatto che tanto l’unità centrale quanto i moduli siano dotati di batterie ricaricabili e comunichino tra loro senza l’utilizzo di cavi rende estremamente flessibile l’utilizzo del dispositivo.

A cura della redazione tecnica, con il fondamentale contributo di Davide Sanzogni | Foto di Davide Sanzogni e MD

Link utili

compex.com

magneticdays.com

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