Programmazioni e produzioni equilibri stravolti

Il Corona Virus stà diventando un problema globale che si riflette su economia e mondo del lavoro. Anche il mondo dello sport non è immune a questa problematica.

14/02/2020
scritto da Alberto Fossati

Avete pensato a quali conseguenze può avere il fermo produttivo delle aziende in Asia? Avete mai pensato che buona parte (la maggior parte) delle produzioni arriva proprio dal Far East, anche quando la parte progettuale avviene in Europa? Beh, il Corona Virus non è solo un agente patogeno ma una sciagura per il mondo del lavoro.

Un’immagine della fabbrica belga di Rein4CEED.

Attualità

Non vogliamo parlare del corona virus per quello che rappresenta a in fatto di medicina, infettologia e rischio per la salute. Vogliamo affrontare questo argomento perché è attualità anche nel nostro settore. Se diciamo che molta produzione, bici e componenti arriva dal Far East non diciamo nulla di sconvolgente. Se scriviamo che buona parte delle materie prime arrivano dall’oriente e poi vengono lavorate qui in Italia o in Europa, non affermiamo nulla di nuovo. Se invece vi diciamo che molte fabbriche che producono carbonio, telai, ruote e altro, così come i tessuti, oggi sono ferme e senza operai, voi cosa pensate? Cina, Taiwan e Malaysia. Cambogia e Vietnam, sono nazioni che non solo hanno fabbriche ma forniscono anche manodopera, l’uno all’altro.

Per la prima volta si valuta realmente il valore dell’Asia

Una valutazione che coinvolge tutti e a cui tutti pensano: è forse la prima volta che accade. Queste nazioni sono collegate tra loro in fatto di produzione. E la produzione è mondiale, perché da questo punto di vista non esiste più una sola nazione. Cosa significa questo? Che c’è il rischio che vengano a mancare i pezzi e le novità. Esiste il rischio concreto che le programmazioni (produzione e vendita) vengano completamente stravolte. Rischio di collasso per marchi e posti di lavoro (mancata vendita, uguale, mancato guadagno). Non è questione di allarmismo è semplice realtà. Quindi, la domanda sorge spontanea!

Ma costa davvero meno produrre in Asia

I famosi 30 e 40 % di risparmio, di una produzione dislocata in Asia hanno ancora senso? Sono percentuali che esistono ancora? Comunque sia, questa situazione conferma la fragilità globale a cui siamo soggetti e le opportunità che si creano (per pochi) quando accade qualcosa di negativo. E intanto qualcuno stà già portando (o riportando) buona parte della produzione in Europa (vedi il Gruppo Accell di cui fa parte Lapierre). In merito avevamo già fatto una pubblicazione.

a cura della redazione tecnica, immagini Accell Group

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