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La Semi de Paris di Paolo e altri 49.999 runner

di - 04/06/2026

Semi de Paris
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“Cinquantamila persone sono un rumore prima ancora che una folla. Sono il fruscio delle mantelline, i passi che sfiorano l’asfalto umido, i volontari che ripetono indicazioni come un mantra, i respiri che cercano un ritmo comune.”

Semi de Paris
Semi de Paris, 50.000 runner. Un numero che fa paura, ma che dimostra come la corsa su strada sia sempre più popolare e apprezzata. E poi…correre a Parigi non ha prezzo!

Una nebbia leggera

“La Semi de Paris 2026 mi accoglie così: con una nebbia leggera che non cade, resta sospesa, e cancella l’orizzonte quanto basta da rendere tutto più essenziale. Parigi non è una cartolina: è un corridoio grigio dove conta solo il gesto. E in un corridoio così, ogni dettaglio diventa più loud: un colpo di tosse, un “allez” che nasce vicino e si perde a due metri, il bip di un orologio che qualcuno prova per scaricare l’ansia.”

Testo: Paolo Dellavesa – Foto: archivio Dellavesa

Semi de Paris
Semi de Paris, una nebbia leggera, quasi a fare da cornice ad una delle mezze più partecipate e suggestive al mondo.

La bolla del pre-gara

“Nel pre-gara cerco di entrare nella mia solita bolla. Non è isolamento: è ordine. Una manciata di allunghi, a ricordare al corpo che oggi si corre veloce. La nebbia tiene tutto fresco e ovattato; l’umidità si appoggia sulle ciglia, ma non disturba. Colpisce di più la grandezza dell’evento, di tale portata che ti consuma energia ancora prima di partire. Il trucco è non concedergliela. Arrivare al via già con la calma addosso, come una giacca ben chiusa.”

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La bolla del pre-gara di Paolo con attorno il frastuono di una gara pazzesca!

HOKA Cielo X1 3.0

“Ai piedi, HOKA Cielo X1 3.0. Le scarpe da gara, per me, devono fare una cosa sola: sparire. Devono diventare un’interfaccia trasparente tra quello che ho costruito in allenamento e quello che devo fare quando parte il tempo. Se le senti troppo, paghi un pedaggio mentale. Se non le senti, puoi ascoltare altro: la postura, la cadenza, il respiro che resta basso quando tutti intorno accelerano per nervosismo.”

50.000 partenze

“La partenza, con cinquantamila pettorali, non è uno sparo: è una pressione che arriva a ondate. Nei primi metri devi essere più agile che forte, trovare una linea senza sprechi, evitare i cambi di direzione bruschi. Qui la stabilità è più di una sensazione: è libertà. Le Cielo mi danno un appoggio chiaro, pulito. Non galleggio. Non ballo. Entro subito nel ritmo prestabilito.”

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Un nastro che sale e che scende

“Il percorso è vallonato, di quelli che non ti spezzano con una salita cattiva, ma ti chiedono attenzione ogni volta che la strada si muove. È un nastro che sale e scende, e ogni ondulazione è un test di gestione. In salita, di solito, senti la negoziazione: accetti di perdere un filo, ti prometti di riprenderlo dopo. Io, invece, sento le salite spianate da una brillantezza che non capita tutti i giorni. Non nel senso che diventano piatte, ma nel senso che non mi chiedono di cambiare identità: resto lo stesso corridore, la stessa cadenza, la stessa intenzione. La scarpa fa la sua parte: transizione fluida, assetto che non si scompone, nessuna necessità di correggere. E quando non devi correggere, puoi spingere.”

Semi de Paris
Semi de Paris, un percorso disegnato dalla magia delle curve di una città ospitale, che ha vissuto con intensità ogni metro di percorso.
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Semi de Paris, come non rallentare per dare almeno un cinque in corsa?

La “Cielo” è una conferma

“Le discese sono l’altro lato della gara, quelle che molti usano per respirare e che io uso per guadagnare. Non mi interessano come riposo, ma come trampolino. Con le Cielo il ritorno è teso e controllato: lasci andare i piedi e la scarpa ti rimette in frequenza. È un invito continuo a non frenare.”

Un tripudio di folla lungo il percorso. Un tifo continuo, benzina perfetta per le gambe di chi indossava il pettorale. Una gara perfetta sotto tutti i punti di vista. “Impeccable”…come direbbero i parigini.

La fatica che non c’è

“E poi c’è il punto più strano, quello che di solito non si racconta perché sembra una bugia: corro sempre a tutta senza mai soffrire davvero. Non è assenza di fatica — la fatica c’è, è chimica, inevitabile — ma è assenza di dramma. Come se qualcuno avesse abbassato il volume del dolore. La testa resta pulita, le decisioni lucide: quando sorpassare, quando cercare una scia, quando mangiare. Tutto funziona bene. La nebbia, in questo, è un’alleata, toglie la tentazione di guardare troppo avanti e spaventarsi della distanza. Costringe a vivere un chilometro alla volta.”

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Semi de Paris, la Senna con le sue anse naturali, pittore perfetto per una gara così

Scene di chilometri…3k

“Ci sono piccole scene, in ogni gara, che ti dicono se sei nel posto giusto. Al km 3 uno mi supera secco e poi si spegne: io non cambio niente, passo accanto senza guardarlo. Al km 5 arriva una discesa breve: aumento appena la cadenza e mi sento lanciato, come se il terreno mi mettesse una mano sulla schiena.”

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9-12

“Tra il km 9 e il km 12 la gara entra nella sua zona più ingannevole: quella in cui ti sembra di avere tutto sotto controllo. È il momento in cui molti si rilassano, o si esaltano, e in entrambi i casi sprecano. Io faccio l’unica cosa che mi sembra utile: continuo. Lascio che il passo rimanga rotondo. La strada è umida, ma l’appoggio resta sicuro; nelle curve e nei cambi di direzione non sento scivolare nulla, non sento la necessità di “aggiustare” con le caviglie. In una mezza veloce, questa assenza di micro-tensioni è oro.”

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Metà

“A metà gara capisco che la giornata sta girando bene non perché “sto bene”, ma perché non sto mai male. Nessun picco di acido lattico che taglia le gambe, nessun momento in cui il passo diventa una contrattazione. È una progressione di impegno: ogni chilometro un grado in più, senza strappi. Le Cielo 3 restano coerenti: non cambiano carattere quando la fatica sale, non diventano improvvisamente instabili o troppo morbide. Questa continuità è quello che cerco in una scarpa da gara: niente sorprese, solo spinta.”

18

“Al km 18 la discesa mi regala metri gratis. È la parte in cui, se hai ancora lucidità, puoi trasformare la pendenza in velocità senza farti male. Aumento leggermente la frequenza e sento la scarpa che mi segue. E la cosa più sorprendente è che, mentre spingo, non arriva quella lama di sofferenza che ti impone di scegliere tra andare forte ed evitare crolli.”

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Ultimi metri

“Gli ultimi metri sono una linea sottile tra spingere e scomporsi. Il corpo vorrebbe accorciarsi, chiudersi, proteggersi. Tu devi fare l’opposto: aprirti, restare alto, non far collassare il gesto. Il pubblico, nella nebbia, appare a lampi: voci che esplodono e poi spariscono. Ti tirano su senza chiederti nulla.”

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1h14’22” – #personalbest

“Quando taglio il traguardo, la città resta sfocata e i pensieri diventano nitidi. Vedo il tempo e prima ancora di capirlo lo sento: 1:14:22. Personal best. Un numero che non è freddo, è fisico. È la somma di mesi invisibili, di allenamenti fatti anche quando non c’era alcuna gloria in vista.”

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Sempre a tutta…senza pagare interessi

“Dopo il traguardo, la cosa che mi colpisce è la pulizia con cui la gara si chiude. Sono vuoto, certo, ma non acciaccato. Il cuore scende con calma, le gambe si induriscono. Quando una prestazione esce così pulita ti rimane addosso come una certezza, non come una cicatrice. È anche la prova che, a volte, la tecnologia migliore è quella che non ti ruba la scena: ti lascia tutto il merito. Le Cielo 3, a Parigi, hanno fatto questo. Mi hanno tolto attrito, hanno lasciato scorrere la forma, e mi hanno permesso di correre una mezza veloce come se fossi anestetizzato. Sempre a tutta. Senza pagare interessi.”

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Semi de Paris, il keniota Kennedy Kimutai, bissa la vittoria 2025, tagliando il traguardo in 1:00:11.