Abbiamo intervistato Davide Rossetti CEO di Northwave

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davide rossetti ceo nw
Davide Rossetti

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Davide Rossetti CEO di Northwave. Il nostro percorso e l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha stravolto e cambierà radicalmente le abitudini di molti, che a loro volta influiranno sul modo di vivere e fare sport. Davide Rossetti è un profondo conoscitore delle dinamiche del mondo sportivo e non ci siamo fatti scappare la ghiotta occasione di parlare con lui, di capire e approfondire. Vogliamo capire e avere il polso della situazione e di come si comportano le aziende in questo momento e in ottica futura.

Chi è Davide Rossetti

Davide Rossetti ha 52 anni e lavora da oltre 25 nel mondo degli sporting goods. Nel corso della sua carriera ha ricoperto posizioni con una responsabilità crescente, in Italia e anche all’estero, in contesti internazionali, a livello di wholesale e retail. Tra le esperienze precedenti ricordiamo Alpinestars, Cisalfa Sport & Intersport, Invicta, 55DSL e Safilo Group (sport division). Oggi è general manager di un’azienda come NW, conosciuta e riconosciuta a livello global e figura di riferimento della famiglia Piva.

 

Lo sport è un’attività globale

Prima di tutto è sempre necessario capire che lo sport di oggi è un’attività globale. Un’azienda che opera nello sport, a prescindere dalla disciplina, non conosce confini nazionali. Questo aspetto comporta anche delle problematiche di gestione, non sempre facili da affrontare e da analizzare. Il Covid-19 è un’emergenza del tutto imprevista, non semplice da gestire e da assecondare. Non è facile far collimare le esigenze di un’azienda come Northwave, uno dei simboli italiani nello sport e che meglio ci rappresentano. Abbiamo utilizzato il termine globale e lo useremo spesso. Questo periodo storico è un problema che riguarda tutto il mondo.

intervista a davide rossetti

Non dimentichiamo che Northwave è presente in tutto il mondo

Northwave è un brand  che non ha solo i capi e le calzature dedicate al ciclismo. L’azienda veneta opera con successo anche nel settore della neve. L’aver due collezioni differenti e la possibilità di operare su diversi fronti è un’opportunità e un vantaggio, ma anche un impegno di non poco conto che amplifica le problematiche da affrontare in momenti storici come quello che stiamo attraversando.

Un’azienda come NW è in costante evoluzione e non si ferma mai

Continuare a progettare e sviluppare, senza fermarsi. Dare merito alle piattaforme dei prodotti già in essere senza mettere in crisi la filiera. Confrontarsi con i fornitori, con i distributori all’estero e con i partner, senza dimenticare le sponsorizzazioni e gli atleti professionisti. Relazionarsi con un mercato estero che non è completamente fermo. Lo smart working, facile per alcuni e complicato per altri, che anche in termini di gestione IT ha richiesto sforzi e coordinazione. Insomma, dietro ad uno stop forzato delle attività e al ruolo di CEO si nasconde una giungla di responsabilità e giornate di lavoro interminabili.

intervista a davide rossetti

10 domande a Davide Rossetti

  • come state vivendo questo particolare momento storico?

Considera prima di tutto che è un momento inaspettato che ha colto tutti impreparati. Noi siamo un’azienda medio/piccola e proprio per questo motivo diventa davvero complicato gestire una situazione che si è presentata in modo così violento.

  • Un’azienda piccola! Quanti dipendenti ha Northwave?

52 dipendenti a cui sono da aggiungere i 6 della filiale tedesca. Le cose da fare e a cui dare merito sono molte. Partiamo dal fatto che Northwave non è un’azienda stagionale. Il nostro impegno si sviluppa su due mondi sportivi, ciclismo e neve. Inoltre, il prodotto finito è solo l’ultimo tassello di un processo lungo e articolato che va dalla progettazione, fino alla vendita, passando per la prototipazione e sviluppo, studio dei materiali, strategie di marketing e anche il rapporto con gli atleti pro. In questo ultimo mese ci siamo confrontati anche con lo smart working, che è comunque una cosa nuova e per nulla scontata. Noi ci siamo strutturati passo dopo passo e stiamo facendo un piccolo miracolo. In Italia e in Europa il mercato si è praticamente fermato, i numeri si sono abbassati in modo esponenziale ma il mondo va avanti e la nostra fortuna è di essere presenti un po’ ovunque.

  • Da quanto tempo vi siete fermati con le attività?

Dal 7 di marzo abbiamo iniziato il percorso di smart working e dal 25 Marzo siamo chiusi. Dall’inizio della crisi abbiamo definito un gruppo di persone per la gestione dell’emergenza, compresa una persona che si occupava direttamente dell’aspetto IT, per un pieno supporto tecnologico nei confronti di chi lavora a pieno ritmo da casa.

  • Si dice che le difficoltà portano anche delle opportunità. Come vedi il futuro?

Si è assolutamente vero, le grosse difficoltà portano anche delle opportunità che però devono essere colte. Penso che ci sarà una grossa revisione e cambiamento del livello di business a cui eravamo abituati. Prendo ad esempio le sponsorizzazioni, fino ad arrivare ad alcune linee di produzione. Il prossimo futuro sarà un periodo di transizione in cui ogni cosa e qualsiasi aspetto subiranno valutazioni attente. E’ altresì vero che il mondo dello sport potrebbe subire un forte contraccolpo in fatto di disponibilità finanziaria. Tante aziende sono orientate ad indirizzare in modo diverso le risorse, parliamo anche di brand extrasettore.

intervista a davide rossetti

  • Se dovessi quantificare il periodo per una ripresa quasi totale?

Ti dico 6/8 mesi per assestarsi nuovamente, un anno e più per tornare ad un livello paragonabile al momento pre-crisi Covid-19. Se così fosse e lo auspichiamo, ci dovremo confrontare con delle problematiche finanziare legate ad un circolo limitato del denaro. Noi tutti e il sistema dovranno riprendere confidenza e non sarà facile. Dovremo imparare a convivere con situazioni che non avevamo mai affrontato prima d’ora, soprattutto in Europa e negli States. Ti faccio un esempio banale: saremo costretti ad usare la mascherina. In oriente, in Cina in modo particolare, erano già abituati ad usarla. Per noi e per il nostro modo di vivere era impensabile una cosa simile fino ad un mese fa. E, non e’ escluso che questo non sia previsto come obbligatorio anche per lo sport.

  • Davide, hai citato il modello di business, che comprende anche le sponsorizazioni. Voi avete un Team World Tour road di primissima fascia, il Team Astana e la Circus-Wanty Gobert UCI Europe e queste comportano un impegno notevole, oltre alla parte off road. Parliamo di soldi, fornitura dei prodotti e supporto agli atleti. Come viene gestito questo aspetto, ora che è tutto fermo?

Beh, conta che oltre alle squadre e noi abbiamo tra le nostre fila anche degli atleti che hanno voluto fortemente le scarpe. E questo per noi è motivo di orgoglio e soddisfazione. Dal punto di vista specifico delle sponsorizzazioni, ci troviamo di fronte ad una situazione che è tutta da valutare. Loro sono fermi, quello che Northwave aveva programmato con loro, ad esempio la visibilità, si è fermata e anche i negozi sono fermi. Le collezioni ci sono ma sono ferme perché i punti vendita sono chiusi. La nostra volontà è quella di mantenere il rapporto con le squadre e con gli atleti, ma tutti dovranno capire che siamo seduti allo stesso tavolo quindi se si ridimensiona il business cio’ non puo’ non avere impatti anche sul mondo sportivo. Però dal punto di vista tecnico, sia per l’azienda che per gli atleti e’ importante continuare a lavorare assieme sullo sviluppo, oltre che sull’immagine.

intervista a davide rossetti

  • Ci hai detto che alcuni professionisti hanno voluto le vostre scarpe per poter svolgere al meglio l’attività sportiva!

Si è così. Nelle ultime stagioni abbiamo avuto un numero crescente di atleti che ci hanno richiesto le calzature, al di la delle sponsorizzazioni. Alcuni di questi hanno fatto a meno di un vero e proprio contratto pur di avere una calzatura che gli permettesse di svolgere al meglio l’attività sportiva. Pensa che noi facciamo una produzione su misura per ogni atleta “Pro” da noi supportato: ogni atleta ha una sua impronta. Questo comporta un lavoro mastodontico ma anche tanti dati su cui lavorare. Nel corso degli anni questo ha pagato in termini di valore tecnico e in fatto di apprezzamento del prodotto, da pro e amatori.

intervista a davide rossetti

  • I negozi chiusi, un dramma per tutti. Come pensate di comportarvi per le collezioni future?

Alcune calzature e capi, originariamente previsti per la collezione 2021 non saranno presentati e/o prodotti, anche se gia’ sviluppati, saranno posticipati a collezioni successive. Altri subiranno degli aggiornamenti ma probabilmente utilizzeranno alcune soluzioni comuni a quelli attuali. La volontà è di non mettere in crisi i punti vendita e i distributori, di salvaguardare il più possibile l’intera filiera. Inoltre stiamo attivando una serie di soluzioni e agevolazioni mirate ad alleggerire una situazione già molto complessa.

  • se dovessi scommettere su una disciplina del ciclismo, su quale punteresti? E perché?

All mountain sicuramente. Scommetterei un po’ meno sulle discipline marcatamente votate all’agonismo e alla competizione. Sicuramente sul settore della e-bike, che è oggetto di una forte crescita. Quello che viene categorizzato come all-mountain è praticato ovunque, abbraccia differenti tipologie di utenti e non per forza ciclisti. Chi pedala ci conosce. L’utente della bicicletta sa chi siamo. La vera sfida per noi è capire come intercettare il consumatore che vive la passione per l’outdoor e la montagna. Dobbiamo entrare in quella fascia di appassionati di attività all’aperto che noleggia le bici e non è detto che sia un ciclista, per fare un esempio chiaro. È nostro obiettivo diventare un punto di riferimento anche per chi affitta la bici durante una vacanza e pedala con le scarpe da ginnastica.

  • Davide, vogliamo chiudere con una domanda che un po’ un classico ma che non passa mai di moda. Ci puoi anticipare qualche novità e indiscrezione per il futuro? Crediamo che sognare sia sempre bello e lecito anche in momenti difficili come questo.

Stiamo studiando in un’ottica di Industria 4.0. Puntiamo e vogliamo capire come fare le scarpe personalizzate, come rendere fruibile e facile questo processo da parte del cliente. Pensiamo ad una sorta di piattaforma che permetta di customizzare calzatura e colorazioni. Non è fantascienza, ci siamo vicini, dobbiamo ottimizzare e ultimare alcuni passaggi. Come ti dicevo in precedenza, grosse difficoltà sono sinonimo anche di buone opportunità.

a cura della redazione tecnica, grazie a Davide Rossetti, foto archivio NW e Chiara Redaschi.

Northwave

 

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