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Alfredo Oriani, il primo randonneur della storia

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Alfredo Oriani, il primo randonneur della storia

A qualcuno piace rando, gli amanti dell’endurance ciclistico potrebbero definire così questo breve articolo. Chi è Alfredo Oriani. E’ il primo randagio della storia della bicicletta, uno dei precursori delle imprese ciclistiche e delle randonné. Di seguito il racconto del nostro Enrico Monti.

Alfredo Oriani, il primo randonneur della storia

Alfredo Oriani e quella storia in bici

Strana la storia: spesso misconosciuta altre volte ingiusta, più semplicemente simile alle persone, innamorate delle mode e irriconoscenti con i precursori di imprese e, in questo caso, di interi movimenti. Alfredo Oriani è a giusto titolo il “papà” di tutti i randonneur che calcano le strade del pianeta.

Alfredo Oriani, il primo cicloviaggiatore che nel 1897, su una Bremiambourg a scatto fisso composta da otto tubi saldati e una trasmissione con catena a singola velocità, con i primissimi tubolari della Dunlop, intraprese una avventura di 600 chilometri e circa 6000 metri di dislivello.

Emilia, Toscana e di nuovo Emilia

Partito dal Cardello a Casola Valsenio in provincia di Ravenna si inerpicò, passando da Forlì, al Passo dei Madrioli. Entrò in Toscana e da Chiusi della Verna, toccò Arezzo e si diresse dopo il Valico della Gargonza nel senese, tornato tanto di moda ai giorni nostri. Pedalò sulle crete senesi e sugli strappi resi celebri dalle Strade Bianche. Quindi a Pisa, Lucca, Pistoia e di nuovo verso l’Emilia con il Valico di Collina, scendendo a Bologna e tornando sulle strade di casa lungo la statale del Console romano Lepido.

Cosa abbia spinto l’uomo a questa vera e propria impresa, rigorosamente da solo e tale anche ai giorni nostri del resto se fatta di un fiato, lo possiamo solo intuire dalla sua personalità, schiva e provocatoria, tanto che sarà postumo quasi idolatrato dall’ideologia fascista per il suo spirito funzionale al nazionalismo mussoliniano.

Quasi 120 anni da quel libro e la bici è odio e amore come allora

Ma qui non vogliamo né parlare dell’apprezzato autore letterario o del saggista di livello dalle quasi 30 opere. Qui ci interessa solo il suo racconto “La Bicicletta” edito nel 1902 dalla ditta Nicola Zanichelli di Bologna. In un’epoca dove questi mezzi erano banditi dal sindaco di Faenza perché: “pericolosi cavalli di ferro”. Oppure erano descritti dal medico Cesare Lombroso come mezzi “per anarchici, sovversivi e ladri” Alfredo Oriani esprime un vero e proprio atto d’amore verso la sua bicicletta”.

Icona della libertà

“Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione, andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come un treno. La bicicletta siamo ancora noi, che vinciamo lo spazio ed il tempo. Stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere. Siamo soli senza nemmeno contatto colla terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello.(…) Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli. La carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite.”

Non è solo una celebrazione

Il 15 e 16 maggio a Casola Valsenio, organizzata dalla Asd San Zaccaria Ravenna, e valida come prova nazionale dell’ ARI, circa 70 ciclisti si sono cimentati su 3 percorsi che hanno ricalcato il celebre viaggio di A. Oriani: la mille di Oriani (600 km.). Dal Sangiovese al Chianti (400km) e Dante e il Casentino (300 km.). Tutte e tre partite dal Cardello di Casola e rientrate nella piazza della cittadina dove ad accoglierli c’erano, oltre all’ideatore dei percorsi Graziano Foschi, i volontari del Vigili del Fuoco, i ragazzi della società ciclistica del luogo e le cariche cittadine che hanno accolto in maniera entusiastica questa seconda edizione destinata a diventare una “classica” del panorama ARI in Italia.

“E matt”, lo chiamavano i suoi concittadini, il matto del Cardello; viticoltore di professione, scrittore, saggista e poeta di adozione, cent’anni avanti a tutti di visione.

a cura di Enrico Monti, grazie.

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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