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ASICS Malcesine Baldo Trail

di - 27/05/2026

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS
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ASICS Malcesine Baldo Trail, ovvero…Paolo Dellavesa ha raggiunto le rive del lago di Garda per correre insieme a ASICS una gara veramente tosta. Un nuovo progetto che ci ha fatto rivivere in diretta le emozioni del pettorale.

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS

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Testo: a cura della redazione 

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS

Riva est del lago di Garda…

Malcesine è quel paese che, anche senza conoscerlo, si fa amare solo dopo due passi nel centro storico. Tanto è bello e tremendamente italiano, il castello Scaligero sembra lì per ricordarci che siamo ancora in Veneto. Pochi km dopo e diventerà Trentino. Maggio e un sole più estivo che mai sono il palcoscenico perfetto per correre su un lago che, a tratti, è tanto grande da travestirsi da mare.

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La distanza che corro

26 chilometri, 2.100m D+, una salita che presenta il conto prima ancora della cima. Una gara dura già sulla carta, ma c’è molto di più. È talmente accattivante che mi distraggo durante il riscaldamento, che protraggo un po’ troppo a lungo, come fossi in visita turistica. La partenza si rivela subito una piccola lezione di gestione. Nel senso che l’ho gestita male. Mi sono infilato nella pancia del gruppo, lontano da dove sarebbe stato più logico stare se l’obiettivo era correre pulito, ma le gare sono anche così. Nessun dramma, ma nei primi minuti ogni curva, ogni restringimento e ogni cambio di ritmo diventano una lezione da principiante che mi fa sentire un po’ spaesato.

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS

Mai partire dietro!

Partire dietro in una competizione con tanta salita significa pagare dazio prima ancora di iniziare a spingere. Il passo lo avevo, lo spazio meno. E quando hai gambe buone ma traiettorie occupate, il rischio è consumare energia nervosa per recuperare posizioni che potevo semplicemente non perdere. In gare con 300 o più partenti, il riscaldamento va chiuso prima: meglio due minuti in meno di corsetta che dieci minuti imbottigliati. Fortunatamente, usciti dal paese, la strada a due carreggiate mi permette un fuorisoglia da prime posizioni. Torno, più o meno, nella zona che volevo. Giusto in tempo prima che la traccia si riduca a sentiero e renda nuovamente complicato superare.

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Si parte ripidi!

La prima parte di salita non concede il lusso di entrare con calma in gara. In effetti me l’ero immaginato la sera prima mentre studiavo l’altimetria. Una partenza a 89 metri tondi tondi sul livello del mare e un arrivo a quota 1.789, dopo poco più di 10 km, non sono uno scherzo. Una salita in cui certamente è ancora presto per fare la differenza, ma è molto facile esagerare sperperando lucidità.

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Gestione dello sforzo

E in gara è quello che rischio di fare, ancora in preda alla foga del recupero, a un ritmo cardiaco e di passo che non mi appartengono. Almeno non su queste distanze. Il fondo richiede appoggio sicuro, specie su alcuni tratti in contropendenza, decisamente esposti. Non penso e spingo forte. La fila si allunga e chi soffre i passaggi meno lineari comincia a perdere colpi. Qui non serve fare gli eroi: guardo dove mettere i piedi, lascio scorrere quando c’è spazio, accetto di perdere qualche secondo se davanti c’è chi si muove più cauto.

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS

Selezione naturale

Dopo il traverso, la salita torna a fare il suo mestiere: selezionare. Non in modo secco, ma costante. È quel genere di pendenza che non sempre obbliga a camminare, però mi invita spesso a farlo, con una cortesia abbastanza falsa. Devo impormi di resistere alla tentazione di correrla tutta, gesto nobile ma – nonostante non sembri dalla strategia adottata in partenza – ho imparato nel tempo che bisogna gestire. Ho alternato tratti corsi e tratti più ragionati, cercando di non uscire dal regime utile. In queste gare la frequenza cardiaca è solo una parte del discorso: contano anche respirazione, passo, capacità di rilanciare dopo i tratti più ripidi. Poi il pilastro della performance: la nutrizione. Il mio piano prevede un gel da 45 grammi di carboidrati ogni mezzora. Riesco, litigando con i bastoncini che si puntano spesso nel fondo sassoso, a rispettare questo schema.

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La gara dentro la gara

La gara dentro la gara è arrivata quando una signora austriaca di 61 anni mi supera. Detta così sembra una nota folkloristica, invece è stata una verifica tecnica e morale. Andava forte, saliva regolare, non regalava niente. Per un tratto abbiamo battagliato, quando – finalmente – a un certo punto l’ho staccata, più per orgoglio che per reale necessità tattica. Non è la motivazione più scientifica del mondo, ma in gara ogni tanto funziona anche quella.La cosa interessante non è averla superata, è quanto mi abbia costretto a non sedermi nel ritmo di crociera.

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Lassù sul Baldo

In cima al Baldo l’aria cambia, letteralmente. Si apre il panorama che aspettavo: il lago sotto è diventato piccolino, i parapendii in volo e il vento forte mi ricordano che la montagna è lì a parlarmi. È uno dei momenti che valgono la trasferta, ma non quello in cui dimenticarsi di correre. Dopo una salita così, la tentazione è alzare la testa e prendersi qualche secondo di gratitudine paesaggistica. Giusto. Poi bisogna tornare al lavoro, qua vivo un piccolo momento di gloria. La cima non è esattamente appuntita, per usare un eufemismo. Al contrario è un panettone molto scorrevole che mi consente un buon ritmo unito a una tecnica di corsa finalmente ben definita. Un ultimo sguardo e, prima di buttarmi di nuovo in discesa, salto il ristoro: da sempre preferisco correre con lo zaino un filo più carico ma non fermarmi mai.

Giù in picchiata

Corro con un’ottima scorrevolezza su sentieri che si alternano tra veloce sottobosco e pietraie poco amichevoli. Al bivio per la picchiata finale imbocco un sentiero quasi inesistente. Pochi metri e scopro perché: le balise erano state manomesse e un gruppo di ragazzi che mi precedevano mi vengono incontro, siamo sulla strada sbagliata. Ognuno corre verso il sentiero corretto tuffandosi tra foglie e rami, tentando di ricucire il tempo perso. Un gesto quasi primordiale. La velocità in quel punto obbliga a poche lamentele e tanta attenzione. Almeno finché, qualche tornante dopo, non mi si accende la spia della riserva sui quadricipiti.

Trabuco 14 di ASICS, concrete!

Dopo tanto dislivello positivo, scendere forte richiede muscoli ancora disponibili e piedi rapidi. Qui le Trabuco 14 mi hanno portato a braccetto: appoggio stabile, trazione affidabile, buona protezione quando il passo diventava meno pulito.

Arriva il pubblico

Nella parte bassa cambia il rumore della gara. Meno vento, più pubblico, più sensazione di rientro verso il lago. È il momento in cui molti pensano che sia fatta, e invece ecco quel tratto che torna a salire, come una sentenza. Il mio corpo, anch’esso convinto di essere vicino a chiudere la pratica, torna a chiedere spinta. I quadricipiti ormai in fiamme mi impongono una scelta: frenare e soffrire di più, oppure aumentare leggermente la cadenza e provare a distribuire il carico. Ho scelto la seconda, non sempre con eleganza. Quando la muscolatura brucia, il passo lungo è un’arma a doppio taglio. Resisto, anche grazie ad alcuni tratti asfaltati che non mi aspettavo e che mi tolgono il dubbio di dove e come appoggiare i piedi.

Lungolago, ci siamo!

L’arrivo in sfilata sul lungolago è una chiusura scenografica, ma anche uno dei contrasti che preferisco del trail. Partiti dalla confusione del gruppo, passati per boschi, traversi, vento e rocce. Finendo dove camminano persone vestite normalmente. Tutto in una mattinata. Noi, con sale sulla faccia e gambe finite, siamo contenti così. Le ultime centinaia di metri sono una passerella; complice la fortuna di non avere nessuno vicino, rallento, quasi per tentare di far durare un po’ di più questa giornata. Traguardo.

LR - Dellavesa - Malcesine Baldo Trail con ASICS

Top 30

Alla fine, ASICS Malcesine Baldo Trail lascia una sensazione netta: è una gara bella perché non cerca di essere facile. Il panorama in cima al Baldo vale molto, ma arriva dopo una salita che va rispettata e prima di una discesa che non perdona. Il vento, le montagne circostanti, il lago e l’arrivo in parata sono la cornice. La sostanza sta nella capacità di restare efficienti quando il percorso cambia. Top 30 su più di 300 è un buon risultato, soprattutto con partenza in mezzo al gruppo e qualche tratto da interpretare, ma la montagna tende a ridimensionare le autobiografie. Ti lascia arrivare, poi ti ricorda dove hai perso tempo e dove potevi correre meglio. Chi vuole correrla bene deve preparare meno l’epica e più la gestione: posizione al via, salita lunga, discesa muscolare e lucidità nei punti chiave. Essenza pura di trail running.

                                                           

Daniele Milano: spirito di montagna, anima sportiva. Nato in Valle d’Aosta, cresce tra natura e movimento: prima lo sci, poi l’atletica. Negli anni ’90 scopre lo snowboard e ne diventa voce e protagonista, tra riviste e snowpark. Oggi vive tra Milano e le sue montagne, maestro di snowboard e telemark, cuore editoriale di 4running magazine. Racconta il trail e il gesto sportivo come espressione di equilibrio. “La corsa è il mio benessere interiore per stare meglio con gli altri.”