Ciclismo amatoriale una categoria a rischio

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Sport, ciclismo e agonismo

Il ciclismo è una disciplina che porta con se un elevato tasso di agonismo, è così da sempre e sarà così anche in futuro, a prescindere da quello che succederà. Il ciclismo amatoriale in Italia, il ciclismo oggi, che piaccia oppure no, è stato un movimento trainante per tanti anni e i suoi format sono stati un esempio anche per altre nazioni.

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Un passo indietro

Le situazione che stiamo vivendo è oggetto di un processo evolutivo importante, nulla è ancora deciso, ma la sensazione è quella di una selezione degli eventi. Giusto? Sbagliato?A prescindere da tutto, una cosa è certa, le regole e le linee guida, da quello che si può capire, saranno difficili da sostenere per molti C.O.

Quello che si legge tra le righe è una sorta di colpa dell’agonismo! L’agonismo è parte integrata e fondamentale del nostro sport, lo è per i pro e lo è da sempre per chi pratica il ciclismo a livello amatoriale, sulle bravi e per le lunghe distanze.

Ci siamo confrontati con affermazioni del tipo “bisogna dare un freno a tutto questo agonismo”. Ma, la domanda che ci poniamo noi è: “chi decide e chi ha deciso come fare le granfondo e le gare di ciclismo amatoriali, chi può o non può partecipare?” Beh, di sicuro non hanno deciso i partecipanti.

Quando l’agonismo è uno strumento

Fino ad un decennio a dietro, l’Italia era la patria delle granfondo con classifica agonistica: l’amatore d’oltre confine che voleva gareggiare, confrontarsi e mettersi alla prova, sfogare il suo istinto corsaiolo, sbarcava in Italia o a ridosso dei nostri confini. In Europa esistevano principalmente le cyclosportif e i raduni, prove simili a randonnée caratterizzate da andature cicloturistiche. Solo alcune di queste presentavano dei tratti cronometrati sulle quali veniva stilata una sorta di classifica.

Buona parte di tutto questo è scomparso, perché in Francia, in Spagna, in Germania e in altri paesi le granfondo, con classifica agonistica, sono una realtà, ben supportate dagli organi competenti in materia e da sponsor che fanno a gare per essere presenti.

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E non solo

Valutando e analizzando anche un aspetto commerciale, non possiamo dimenticare che l’agonismo e il ciclismo agonistico in genere è un importante veicolo per le aziende. Le bici dei pro e quel senso di emulazione da parte dell’amatore, portano i brand a fare importanti investimenti. La mancanza di un ciclismo agonistico nel mondo amatoriale, porterebbe un grosso ridimensionamento di questa fascia del mercato! E non è poca cosa.

Si pensa alle prove monumento?

Una sorta di cicloturismo, con le granfondo vissute come cicloturistiche, che vedono al loro interno alcuni tratti cronometrati, rimangono in Belgio. Qui le gare di ciclismo amatoriale sono degli eventi che vivono parallele alle prove monumento: Paris-Roubaix, Fiandre e poche altre.

Però, non esistono enti di promozione dello sport amatoriale, ma solo una Federazione che si occupa dei pro, delle categorie giovanili e anche delle categorie amatoriali.

Sempre in Belgio però, così come in Olanda e anche in Germania, si è sviluppato un movimento di gare amatoriali a circuito, molto frequentato e con un tasso agonistico davvero elevato. Questo perché? Perché il ciclismo e l’agonismo vanno a braccetto, non solo in Italia.

Ci ritroveremo a fare agonismo e ciclismo all’estero?

Andremo a fare le granfondo agonistiche all’estero? Speriamo di no. Viviamo con la speranza di poter riprendere le granfondo ( e le gare amatoriali in genere) come lo abbiamo sempre fatto, ognuno con la sua interpretazione e ognuno con la sua voglia di ciclismo. Immaginiamo il mondo delle competizioni amatoriali con delle regole certe, per tutti e votate a promuovere il ciclismo, con il giusto agonismo e con il modo corretto di vivere una passione.

Non vogliamo assistere all’ennesimo gioco di potere, con conseguente rimbalzo delle responsabilità, tra Federazione ed enti. Ci piacerebbe vedere ed ascoltare qualche rappresentate di questi organi che sappia veramente cos’è il ciclismo amatoriale e che sia autorevole in materia, perché in Italia il ciclismo, le granfondo e le gare amatoriali sono una cosa; il cicloturismo è un’altra.

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Ciclismo amatoriale e ciclismo giovanile

Se ci deve essere un rilancio e una rivisitazione profonda del ciclismo amatoriale, che sia di buon senso e con dei progetti atti a far ri-crescere il ciclismo giovanile, che vive una crisi profonda. Abbinare le due cose è possibile e fattibile, alcune manifestazioni lo hanno già dimostrato promuovendo degli eventi per i più piccoli a contorno delle competizioni amatoriali. L’agonismo può essere un obiettivo ma anche un punto d’incontro, un fulcro e un’opportunità.

Speriamo di rivederci presto nella pancia del gruppo, con le mani ben salde sul manubrio e senza mascherina.

a cura della redazione tecnica, foto di Sara Carena

 

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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