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Giro d’Italia l’immenso lavoro dei meccanici

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giro d'italia
Paolo Banzai meccanico team vini zabù brado ktm

Una corsa come il Giro d’Italia mette sotto pressione tutti, uomini, mezzi e situazioni. I corridori certo, ma anche gli staff vengono coinvolti in un turbinio che per oltre tre settimane non conosce tregua. Qui siamo in una sorta di dietro le quinte e abbiamo intervistato Paolo Degeronimo in arte Paolo Banzai, meccanico del Team Vini Zabù-Brado-KTM.

Paolo Banzai

Avete presente quel video, diventato virale durante le tappe siciliane del Giro? Avete presente il meccanico che in pochi secondi cambia una ruota con freno a disco? Ecco, quel meccanico e Paolo Degeronimo. Il Banza, come è chiamato in gruppo, è uno dei veterani, pur essendo un classe 1979. Da 23 anni, precisamente dalla Tirreno-Adriatico del 1997, fa parte del circus dei professionisti (lui è un meccanico), ora alla corte di Citracca e Scinto, ma che in passato lo ha visto esercitare in sei team diversi.

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Paolo si divide tra l’attività di meccanico dei pro e il negozio, è titolare di Cicli Banzai di Monsummano Terme (Pistoia). Dopo un breve periodo di lontananza dai sodalizi professionistici, per sistemare e avviare il negozio, viene stuzzicato e richiamato, non solo da Luca Scinto, ma anche da diversi corridori che lo vedono come “un porto sicuro”, quando c’è la necessità di mettere in ordine la bicicletta. Il suo legame con Alberto Bettiol è forte e proprio al vincitore del Giro delle Fiandre 2019, Il Banza da la colpa del suo rientro ufficiale tra i pro.

Uno scatto del negozio di Paolo, punto vendita situato a Monsummano Terme.

10 Domande a Paolo, ricordando il Giro d’Italia

1, com’è fare un Giro d’Italia dietro le quinte, svolgendo un compito fondamentale come quello di gestire l’officina e i mezzi dei corridori?

  • E’ un lavoro intenso, impegnativo e stancante, ma che ti dà un’adrenalina introvabile in altre situazioni. Le attenzioni da porre sono tante e devi essere impeccabile in tutto. Tutto deve funzionare come un orologio e gli imprevisti sono sempre li, dietro l’angolo. Una corsa come il Giro d’Italia ti mette alla prova, non solo per le tre settimane, ovvero per la sua durata effettiva, ma anche per le giornate che anticipano il suo inizio e per quelle immediatamente successive. Solo per il Giro sei fuori di casa per un mese filato, non è semplice. In momenti come questi, ognuno la vive a suo modo, ma l’ordine e la metodologia fanno la differenza. Ti faccio un esempio: io, preferisco svegliarmi mezz’ora prima ogni mattina e avere più tempo per controllare e ricontrollare tutto. Sono più tranquillo, poi tutto può succedere, ma partire con una base solida è un bel vantaggio.

2, quanti meccanici siete durante la corsa rosa?

  • 4 meccanici durante una corsa come il Giro. Essere un numero inferiore sarebbe impossibile, le cose da gestire sono tantissime.
Il Team Vini Zabù-Brado-KTM che ha affrontato il Giro d’Italia 2020

3, come si svolge una giornata lavorativa durante una corsa a tappe di tre settimane?

  • Premetto che questa edizione del Giro è stata particolare, in tutto e per tutto: non normale e non vissuta nel modo in cui eravamo abituati. Sveglia alle 5-5,30. Tieni presente che, normalmente e in base alla caratteristica delle tappe, ci si sveglia tra le 6,30/7, durante un’edizione “normale”. Spesso dobbiamo affrontare dei trasferimenti lunghi e in questo Giro ne abbiamo fatti di km per i vari spostamenti. Si controllano e ricontrollano le bici, le pressioni delle gomme e i dettagli, tutto deve essere perfetto: i mezzi dei corridori sono pronti dalla sera precedente. Prima della partenza della tappa, può essere richiesta una personalizzazione della pressione delle gomme e/o alcuni aggiustamenti, da parte degli atleti e noi siamo li per quello. Si parte per la gara e ognuno di noi è sull’ammiraglia. Il quarto meccanico si sposta con il camion officina. Una volta finita la competizione, si caricano le biciclette e si cerca di risparmiare il maggior tempo possibile, andando all’hotel che ci ospita. Li sistemiamo le bici. Quest’anno si finiva sempre tra le 21 e le 22. In un’edizione con gli orari e canoni classici, si finisce tra le 23 e 23,30.
giro d'italia 2020
Paolo Banzai in azione, durante il controllo e la gommatura di una ruota.

4, in questo Giro 2020, qual’è stata la giornata più dura?

  • Difficile identificarne una, è stata un’edizione molto impegnativa. Probabilmente quando è caduto Luca Wackermann. E’ stata una giornata impegnativa, oltre la preoccupazione e lo spavento, anche in ambito di team, abbiamo dovuto ripianificare molte cose.

5, quante bici avete in tutto da gestire durante una corsa a tappe?

  • 3 bici a corridore più una bici da crono per ogni atleta e poi c’è tutto quello che riguarda la componentistica e gli equipaggiamenti. Dal punto di vista degli interventi di base, ad esempio in questo Giro, abbiamo diviso la corsa in tre fasi. Cosa vuol dire: ad ogni giorno di riposo, abbiamo rigommato tutte le ruote e dove non era necessario montare coperture nuove, sono stati fatti dei controlli sul mastice dei tubolari, oltre alla raggiatura. Ovviamente quando ci sono state delle forature in corsa, sono stati eseguiti interventi nell’immediato.
La KTM Revelator di Giovanni Visconti con la livrea blu, montata e personalizzata dal Banza, quando il corridore siciliano ha vestito la maglia di miglior scalatore.

6, alla fine di ogni tappa, quali sono le operazioni principali che effettuate sulle bici?

  • Si parte sempre dal lavaggio e controllo generale della bici. La pulizia ti permette anche di lavorare e fare un check-up approfondito della bicicletta. Da li si passa al controllo delle batterie della trasmissione Sram, tutta la viteria, la raggiatura delle ruote e gli pneumatici. La resa e la durata dei tubolari è cambiata tra le tappe del sud e quelle del nord: al sud, per via delle strade si fora più facilmente e il battistrada dura molto meno. Dal punto di vista delle ore di lavoro, spese per il controllo dalla bicicletta, la trasmissione elettronica ci ha facilitato le operazioni. Fai conto che con i nuovi prodotti e con le bici a disco, riesco a montare una bici in 40 minuti, giusto per darti un’idea.

7, meglio con le bici “normali”, oppure ora che ci sono i dischi?

  • Io sono per il disco. Una bici con i dischi necessità di una manutenzione maggiore, questo non lo dobbiamo dimenticare, ma le bici di ultima generazione con i dischi sono migliori, rispetto ai vecchi progetti e non per un solo motivo. Ci sono vari aspetti da tenere in considerazione e ti parlo da meccanico. Poi, ogni bici e ogni modello ha delle peculiarità che ti facilitano e complicano il lavoro, aspetti che sono sempre esistiti anche con le bici calipers.

8, dopo una corsa di tre settimane, cosa fa un meccanico. Torna a casa e stacca completamente per un periodo?

  • Quando non avevo il negozio da gestire e al quale dare merito, finiva il Giro, staccavi per un paio di giorni e poi si tornava subito in magazzino per ri-preparare i materiali per le altre gare. Io ho un negozio, quindi non ho uno stacco totale: ho finito la corsa rosa e sono venuto direttamente qui. Il vero riposo, quando sei un meccanico di una squadra pro di ciclismo, è tra metà novembre e dicembre, in un stagione normale. Man mano che il team fa le programmazioni, arrivano i nuovi materiali, i corridori e i primi ritiri, si torna nel pieno delle attività di preparazione e setting.
Giro d’Italia 2020, alcune fasi di preparazione della bici da crono.

9, qual’è l’esperienza che porterai sempre con te, che segna un ricordo indelebile?

  • Sicuramente il Giro del 2002, quello vinto con Savoldelli, all’epoca con il Team Alexia. Ecco quello è un ricordo che porterò sempre con me.

10, il corridore e l’atleta che ricordi per un episodio particolare.

  • Nel 2019 ho vissuto una situazione molto particolare con Bettiol, quando mi chiamò e gli feci assistenza al Campionato Italiano. Lui era da solo e non potevo dire di no. Ci è mancato poco, anche in fatto di risultato, a momenti portiamo a casa la maglia. Alberto non è un corridore Vini Zabù-Brado-KTM, ma quando qualcuno chiede aiuto e supporto non si dice mai di no.

A cura della redazione tecnica, grazie a Paolo Degeronimo “Il Banza”, grazie al Team Vini Zabù-Brado-KTM.

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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