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Granfondo aperte anche ai professionisti

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Granfondo aperte anche ai professionisti
giuseppe manenti granfondo felice gimondi bianchi

Con La Strade Bianche di sabato scorso, il ciclismo è ripartito in maniera ufficiale. Il mondo dell’agonismo però, non è fatto solo di team World Tour e corridori professionisti. L’universo della bicicletta è un teatro con tanti attori e ognuno di questi ricopre un ruolo fondamentale per gli equilibri dell’intera categoria.

Granfondo aperte anche ai professionisti

Nel circus delle granfondo

Stiamo vivendo un periodo difficile, dove le valutazioni hanno il sapore dello stravolgimento ed innovazione. Il ciclismo si interroga sul suo futuro, su come sopravvivere e migliorare, perché se di cambiamenti se ne parlava già da tempo, il periodo pandemico non ha fatto altro che far emergere criticità già presenti nell’intero settore agonistico.

I team pro più piccoli soffrono e sono sull’orlo del collasso, poca visibilità e conseguente difficoltà a reperire sponsor.

Tutto il settore giovanile, in particolare quello italiano, si deve confrontare con problemi economici, difficoltà di calendario e tanti problemi organizzativi di varia natura.

Nel mondo delle granfondo è in atto una rivoluzione, l’emergenza sanitaria ha messo alla luce tanti problemi già in essere, ma è altresì vero che tante iniziative arrivano proprio da questo settore amatoriale. Aprire alcuni eventi granfondistici ai pro e U23 è possibile?

La proposta di Giuseppe Manenti

Il patron dell’organizzazione della Felice Gimondi Bianchi, Giuseppe Manenti ha avanzato un progetto nuovo ed interessante, stimolante sotto molti aspetti, ovvero, quello di aprire alcune manifestazioni granfondo, a pro ed U23, affiancandoli agli amatori.

Se questa iniziativa ha un sapore di innovazione e stravolgimento qui in Italia, vero è che in Francia è già attiva, ed alcuni eventi spingono proprio su questo format per la promozione di manifestazione e territori ( un esempio è la Granfondo del Mont Ventoux, alla quale abbiamo partecipato nel 2019, qui di seguito riprendiamo la pubblicazione)

La Granfondo del Mont Ventoux con una Lapierre

La struttura della granfondo francese, riserva la domenica alla gara degli amatori e il lunedì a quella dei pro, con le opportune variazioni in fatto di percorsi.

Off road e podismo insegnano

Se pensiamo ad altre discipline, senza per forza guardare oltre confine, vediamo che la mtb e la maratona adottano un protocollo che per abitudine rende parallela l’attività di pro ed amatori. Tutto deve essere oggetto di attenta valutazione, per azzerare il rischio che il settore professionistico fagociti quello amatoriale e/o vice-versa, salvaguardando ancor di più i ragazzi U23. Però il sasso è lanciato e siamo sicuri che sarà capace di increspare il mare!

La parola all’organizzatore della Granfondo Gimondi

Personalmente sono un sostenitore di questa svolta da almeno vent’anni – spiega Manenti – ma ora i tempi sono maturi, viste le conseguenze post-Coronavirus e come stanno cambiando abitudini e stili di vita. Le Granfondo sono ad un bivio: chi pensa di eliminare le classifiche e dunque l’agonismo rischia di distruggere questi appuntamenti. È un atteggiamento antistorico: ma come, si moltiplicano gli eventi virtuali, oggi da casa puoi fare il Fiandre, le tappe del Giro e del Tour, e qui pensiamo di mandare tutti a passeggio? L’agonismo è insito in ogni persona che va in bici a certi livelli, allenandosi con impegno e continuità. La sfida e il confronto sono il sale della vita, non solo delle corse, purché si giochi nel rispetto delle regole. Dunque, di cosa stiamo parlando?

Manenti un organizzatore che si confronta e valuta la realtà

Guardiamo in faccia la realtà, faccio un esempio: trent’anni fa a Bergamo c’erano gare juniores a profusione ogni weekend… ora se ne svolgono al massimo otto all’anno. I giovani hanno bisogno di nuove opportunità per emergere: molte gare agonistiche, anche a livelli maggiori, arrancano, hanno bisogno di linfa nuova. Noi proponiamo una soluzione win-win: più opportunità per gli agonisti, che ne beneficiano economicamente e in visibilità. Più risorse per gli organizzatori. Già si fa nella MTB, perché non nella strada?”.

Se cominciamo a lavorarci ora, nel 2022 si può partire, almeno con le manifestazioni più grandi e affermate, basta volerlo – aggiunge Manenti -. Né credo questo tema possa diventare uno strumento di contrapposizione, visto che i rinnovi elettorali sono alle porte: chi vuole il bene del ciclismo deve prendere in esame il progetto. Siamo disponibili ad organizzare subito un confronto serio e costruttivo in videoconferenza coinvolgendo gli attori più importanti e le voci di chi è in prima linea: il settore tecnico della FCI, i direttori sportivi e gli atleti. L’importante è avere un atteggiamento positivo e costruttivo, la soluzione c’è e può fare solo del bene: anche ai tanti corridori professionisti a cui la squadra può consentire di gareggiare come individuali quando non utilizzati nelle prove del calendario internazionale”.

In conclusione

Dobbiamo tornare a ragionare come sistema-ciclismo, e non per corporazioni. Le difficoltà ci sono, è evidente, e crescono ogni giorno: le nuove regolamentazioni adottate per lo svolgimento delle gare pongono condizioni problematiche per uno sport che si pratica in mezzo alle strade e non in uno stadio. Tutte le posizioni e i punti di vista sono rispettabili ma è tempo di trovare una sintesi efficace perché il nostro mondo resti in equilibrio. La bicicletta commercialmente parlando non ha mai vissuto un periodo più radioso di quello attuale: Il mondo è cambiato e noi non possiamo pensare di rimanere fermi alla preistoria. In caso contrario, ci faremo del male da soli”.

Oltre al nostro portale è possibile rimanere aggiornati, in merito agli sviluppi di questa proposta, cliccando qui

a cura della redazione tecnica, comunicato stampa, foto courtesy Marco Quaranta.

 

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