Il Giro delle Fiandre visto da noi

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Il ciclismo nella pelle

In Belgio il ciclismo e il ciclocross sono i due sport nazionali, con questo non affermiamo nulla di nuovo, lo sanno tutti e le immagini televisive parlano chiaro. Essere testimoni in territorio belga, vivere e respirare l’atmosfera che regala il ciclismo a queste latitudini, ti emoziona ogni volta come il primo giorno di scuola.

 

Giro delle Fiandre 2017, la numero 101, la prima dopo un secolo di ciclismo eroico, l’edizione (quella dei pro) che verrà ricordata per l’impresa di Gilbert ma anche per l’addio al ciclismo di Tom Boonen. Visto e vissuto dall’esterno, dagli schermi televisivi, dai video, dai racconti e dalle immagini, il ciclismo in Belgio ti trasmette emozioni, ti fa venire voglia di pedalare e stimola la fantasia, in un turbinio di adrenalina e fatica, mitizzata e condita dalla voglia di emulare le gesta dei pro.

Quando hai l’occasione di essere su quelle strade, di respirare quell’aria a tratti frenetica ed elettrica, di essere al fianco dei belgi, ti accorgi che tutto quello che osservi dall’esterno è solo la metà di quella realtà fantastica che fa diventare lo sport una festa per il mondo intero: a volte parliamo della Francia e del Tour ma non è la stessa cosa. In più di cento anni, tutti i ciclisti, a qualsiasi latitudine hanno contribuito a fare grande questa manifestazione, che nella giornata domenicale ha il picco più alto d’interesse, che in realtà è una festa che dura almeno tre giorni.

Perché tre giorni: perché anche gli amatori insieme ai professionisti sono in Belgio, come minimo dal Venerdì (se non dal Giovedì), per smaltire in parte il viaggio, per godersi un poco di relax e fare visita ai bus dei pro teams, per preparare le bici e iniziare a bere birra. Il sabato si corre il Fiandre, De Ronde, non una gara (come le nostre granfondo) vera e propria, interpretata all’italiana, ha le sembianze di una cicloturstica con partenza alla francese, anche se ti accorgi che qui c’è tanta gente che va forte e pedala, forse ricercando una prestazione per migliorare se stesso (oppure i KOM di strava).

Striscioni, transenne, tribune, zone vip, ciclisti ovunque e con qualsiasi mezzo, donne che cercano i ciclisti pro come in Italia succede solo nei confronti dei calciatori, profumo di birra e stinco di maiale, il pavé che visto dalla televisione prende le sembianze del porfido di Corso Vittorio Emanuele a Milano ma quando ci sei sopra “ti fa ballare i denti in bocca”.

Qui gli spettatori presenti sui muri pagano il biglietto (il ciclismo che fa pagare il biglietto? spiegatelo ad un italiano), spostandosi in modo frenetico da un punto all’altro, più volte in una giornata. Il Giro delle Fiandre in una nazione che non ha montagne ma tutti si ricordano dei Muur, con pendenze al 20% (e oltre). Questo è il ciclismo in Belgio, nazione in cui il Tour of Flanders è solo il tassello dorato di un mosaico composto da tante pietre.

Crediti foto Wordt Verwijderd