Il taping elastico nel ciclismo la sua funzione

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Il taping elastico, all’apparenza sembra un normale cerotto colorato, più un fattore di moda che uno strumento dotato di un’effettiva funzione. Il taping elastico incute ancora qualche dubbio e curiosità, eppure è una pratica tanto utilizzata nel mondo sportivo in generale. Facciamo un po’ di chiarezza grazie a Massimo Filia.

 

UN PO’ DI STORIA

Il taping elastico è nato in Asia circa 40 anni fa, e si è poi sviluppato in numerosi ambiti e diverse categorie sportive. Il suo ingresso vero e proprio nel campo professionale e internazionale avviene nel 1988, con le Olimpiadi di Seoul, quando venne indossato dalle pallavoliste giapponesi, e dal quel momento si è divulgato in tutto il mondo.

A COSA SERVE

Le funzioni del taping elastico sono molteplici, vanno dalla stimolazione muscolare alla funzione linfatica, passando dalla correzione articolare e dalla funzione propriocettiva, oltre che anche dall’azione meccanica. Vediamo innanzitutto cosa si intende per stimolazione meccanica. Un muscolo, stando a ricerche e pubblicazioni scientifiche, viene eccitato pure solamente toccando la pelle che lo ricopre, si veda per esempio il massaggio miofasciale tipico degli osteopati. Quando si parla di correzione articolare e funzione propiocettiva si intende che il taping elastico, a seconda del modo di applicazione, aiuta le articolazioni a riposizionarsi, stimolando i segnali nervosi che dalla pelle giungono ai centri nervosi, e quindi al cervello. Infatti, salvo patologie, la maggior parte dei problemi articolari si manifesta per problematiche posturali, e quindi muscolari. L’effetto meccanico del taping sulla pelle e sugli spazi extracellulari diminuisce la pressione nella zona e facilita il riassorbimento di sostanze infiammatorie. A seconda della sua applicazione, può avere anche effetto drenante, agendo indirettamente sul sistema linfatico, riducendo così i liquidi sottocutanei con conseguente miglioramento del microcircolo superficiale, con effetto analgesico. I campi d’applicazione sono molteplici, principalmente quello sportivo, ma anche estetico. Quindi, se per caso avete qualche problematica, potete sempre optare per questa soluzione, poiché stimola la capacità di autoguarigione del corpo – se mi lasciate passare il termine –, sempre se applicato bene, si intende. Ogni applicazione dura dai 3 ai 5 giorni, e lavora per voi tutte le 24 ore, dopodiché si leva il taping, si lascia respirare una notte la pelle, e il giorno dopo lo si rimette. Si può usare anche prima di una prestazione sportiva perché, nel caso si abbia qualche piccolo fastidio ma non si possa rinunciare alla gara, lo si applica un’ora prima della prestazione, e poi lo si toglie subito dopo. In seguito, è consigliabile farsi fare un’applicazione drenante o di altro tipo in base al fastidio che si ha, e mettersi a riposo per un po’: il recupero è sempre alla base. Il vantaggio del taping è che, se applicato bene, dà notevoli risultati, se applicato male, invece, non arreca danno, al limite ci si ritrova un po’ decorati. Ricordo che non è la panacea quindi, in caso di patologie o infortuni gravi, la soluzione rimane comunque da cercare altrove.

Grazie a Massimo Filia

 

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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