Il test della sella corta Fizik Vento Argo

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Fizik Vento Argo R1 è la sella corta, con una lunghezza di 265 millimetri. Vento Argo è disponibile in due larghezza, 140 e 150 mm, entrambe con una foam dal profilo ridotto. Fizik Vento Argo è una sella comoda ma dedicata a chi ama spingere da seduto.

Un design tutto suo

Il design e la forma è sono le sue caratteristiche principali. Fizik Vento Argo è piatta e leggermente scaricata, anche grazie al foro centrale, fino alla zona mediana per rialzarsi e “spoilerarsi” verso la sua porzione posteriore. L’imbottitura e la copertura, per altro molto elastica e piacevole al tatto, scendono in modo abbondante verso il basso. In un certo senso ricorda il modello Antares. La versione R1, quella in test e che vedete nelle immagini ha un telaio in carbonio (non fasciato come nei precedenti modelli Braided), con una scala graduata utile al posizionamento. La scoccca è in nylon e carbonio.

La parte inferiore della scocca ha il punto anatomico, segnato a 75 mm.

Il foam della Fizik Vento Argo è di nuova generazione. Questo è una schiuma dal profilo ridotto ma al tempo stesso in grado ammortizzare, dissipare ma capace di essere reattivo, senza assorbire la potenza espressa durante le diverse fasi di pedalata. E’ uniforme nella sua densità per offrire il medesimo feeling dal fronte al retro. Il suo prezzo di listino è di 199 euro.

Le nostre impressioni

Prosegue il nostro percorso di conoscenza nel mondo delle selle corte, dove approda ufficialmente anche l’azienda vicentina. Fizik Vento Argo R1, a nostro parere è un prodotto che si rivolge ad un pubblico già esperto nell’impiego dei materiali. Dopo diverse ore di utilizzo, tra cui includiamo anche un’uscita che ha sfiorato le 7 ore, dividiamo la sella in due parti. La prima è il naso fino alla sua parte centrale, che agevola un’eventuale posizione bassa al manubrio e “quasi” azzera le pressioni. In tutta questa zona da notare l’equilibrio che trasmette l’imbottitura, dalla punta alla porzione mediana. Il discorso cambia, quando man mano si scorre verso il retro. La densità e la compattezza della sella rimane uguale (comoda e in grado di fornire un buon feeling, immediato e un supporto eccellente) ma il design fa la differenza. Per le nostre caratteristiche e dinamica di pedalata, avremmo preferito una sella larga 140 mm (la Fizik Vento Argo R1 in test è 150mm), ciò nonostante il supporto che offre nelle fasi di spinta è notevole.

Spoilerata e bella tosta

La sua coda diventa come uno spoiler, ampiamente sfruttabile anche in salita quando si è sotto pressione. Inoltre, la sella ha una buona rigidità e nessun cedimento, neppure vicino all’ampio foro centrale. Quest’ultimo non è un semplice canale ma la sua forma agevola un eventuale scivolamento e cambio di posizione. Da notare una sua ampiezza nella parte centrale della sella, dove in caso di appoggio e aumento di pressione (ad esempio quando si tira forte in salita), aiuta a scaricare eventuali pressioni della zona perianale. I rail sono posizionati in modo abbastanza tradizionale e questo impatta sull’impatto estetico (una volta sul seat-post): la sella sembra più scarrellata verso il retro, rispetto a quello che è effettivamente. Come evidenziato in passato per altre selle a marchio Fizik, anche nel caso della Vento Argo è giusto sottolineare la buona qualità dei materiali utilizzati per l’assemblaggio, che in una soluzione contengono il peso ma sono anche affidabili e longevi.

a cura della redazione tecnica, foto della redazione tecnica

ulteriori informazioni fizik.com

 

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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