Un’intervista doppia che racconta come si costruisce, si mantiene e si vive una trail area: tra cultura del sentiero, volontariato, dialogo con il territorio e nuove identità locali
Nel cuore del Gathering 2026, IMBA Italia e Maglia Nera APS portano due prospettive complementari sul futuro dei sentieri: chi forma, chi costruisce, chi mantiene e chi li vive ogni giorno. Un dialogo che attraversa comunità, territorio, volontariato e cultura del trail, mostrando come una rete sentieristica possa crescere solo quando tutti si riconoscono parte dello stesso paesaggio.
La parola passa a Edoardo Melchiori, presidente di IMBA Italia, e a Massimiliano Misdaris, presidente di Maglia Nera APS oltre che socio fondatore di IMBA Italia.
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Il tema del Gathering 2026 è “sentieri, comunità e nuove identità territoriali”: cosa significa, per voi, mettere al centro il rapporto tra chi costruisce, chi mantiene e chi vive i trail?
Edoardo (IMBA Italia): Come IMBA promuoviamo le regole del sentiero, che mettono al centro il rispetto per gli altri fruitori e per la natura, e il prendersi cura dei sentieri in prima persona. A nostro avviso i sentieri dovrebbero andare incontro alle necessità delle persone che li frequentano. Sono necessità cambiate negli anni, e questa è una grande opportunità per ricreare quel legame fra persone e territorio che una volta era senza dubbio più forte di oggi.
La manutenzione, poi, è un modo perfetto per riflettere sull’impatto delle attività umane sul territorio e su come limitarle e bilanciarle con interventi mirati.
Max (Maglia Nera): Per noi questa domanda è particolarmente interessante perché, nel caso della Bernadia Trail Area, uno dei tre soggetti in realtà non c’è più, almeno non nella forma in cui lo intendiamo oggi: chi ha costruito i sentieri. La Bernadia Trail Area nasce in gran parte dal recupero di una rete di sentieri già esistenti. Sono tracce che abbiamo individuato, ricognito, percorso, selezionato e poi cucito insieme. Ma non erano stati costruiti per la mountain bike: gli abitanti li avevano realizzati per la loro vita quotidiana, per muoversi, portare gli animali al pascolo, raggiungere le coltivazioni. In qualche modo, noi oggi usiamo per divertimento qualcosa che altri hanno costruito per una necessità primaria.
Chi li ha costruiti non c’è più, ma restano i loro discendenti, le persone che vivono quei borghi e che, pur non usando più i sentieri per lo scopo originario, li sentono come propri. Il rapporto con loro è fondamentale: significa essere accolti e benvoluti sul territorio, e non semplicemente arrivare, usare un sentiero e andarsene.
Poi ci siamo noi, che ci siamo presi il compito di mantenere questa rete. Ma anche qui la distinzione con chi costruisce non è così netta. Quei sentieri erano stati tracciati per andare da A a B nel modo più rapido, non con una logica di sostenibilità nel tempo, e oggi devono reggere un uso completamente diverso. Quindi mantenere significa a volte anche intervenire: piccole opere, modifiche ad alcuni passaggi, perché il sentiero duri e il maltempo faccia meno danni. In questo senso chi mantiene diventa in parte anche costruttore.
E infine ci sono i fruitori, biker, camminatori, tutti quelli che frequentano la Trail Area. Anche loro fanno parte del sistema: un biker che segnala un danno, un albero caduto o una situazione di pericolo dà un’informazione importante a chi quel sentiero deve mantenerlo.
Edoardo (IMBA Italia): Ed è proprio questo il senso del sentiero come bene comune.
Max (Maglia Nera): Esatto. Non è qualcosa che qualcuno costruisce, qualcun altro mantiene e qualcun altro utilizza: è una rete che tiene insieme persone diverse e funziona solo se queste si riconoscono come parte della stessa comunità. Ognuno deve sentire quel territorio come suo, per motivi storici, perché ci vive, o per passione, perché lo frequenta, e deve prendersene cura insieme agli altri. Noi abbiamo voluto dimostrarlo anche con i nomi dei sentieri, tutti ispirati a toponimi o borghi locali: Tirfor, Korito, Antro Vigant…
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Bernadia Trail Area è un esempio concreto di territorio che cresce grazie alla collaborazione tra volontari, istituzioni e rider. Qual è, secondo voi, il valore di un luogo così per la comunità MTB locale e nazionale?
Max (Maglia Nera): La nostra idea di MTB nasce dalla frequentazione dei sentieri naturali, prima che dai bike park. Abbiamo sempre praticato mountain bike per vivere la montagna in modo diverso, più per l’outdoor che per la prestazione agonistica, anche agli inizi di Maglia Nera, quando facevamo le gare di enduro. Da qui deriva lo spirito della nostra rete sentieristica, che cerchiamo volutamente di gestire e custodire mantenendo un carattere il più possibile naturale, e con un’attenzione alla sicurezza dei percorsi per renderli il più possibile inclusivi.
Il primo valore della Bernadia Trail Area per la comunità MTB è quindi la sua parte “fisica”: un territorio naturale dove andare in bici, vivere l’ambiente e conoscere un luogo. Ma il valore non è solo questo. Chi si adopera per mantenerla si rifà a valori di convivenza con il territorio. Cerchiamo di costruire e mantenere una rete ben amalgamata nel territorio, dal punto di vista ambientale, riducendo l’impatto, e dal punto di vista delle relazioni con gli altri utenti e con chi vive quei luoghi. Per questo la Bernadia potrebbe essere di ispirazione, per le comunità MTB locali come per quella nazionale: un esempio di come una rete sentieristica possa inserirsi in un territorio senza essere qualcosa di separato da esso.
A questi valori legati alla rete, cioè naturalità, basso impatto e convivenza tra utenti diversi, se ne aggiungono altri legati al comportamento di chi la gestisce. Primo fra tutti il volontariato, che si sviluppa anche attraverso eventi come il Take Care of Your Trails di IMBA Europe, a cui invitiamo le persone a partecipare. Per noi prendersi cura dei sentieri significa prendersi cura delle proprie infrastrutture, della propria realtà e del luogo in cui si vive: non solo per profitto e non solo per divertimento, ma anche per vivere meglio in quell’ambiente. Offriamo sentieri sicuri e con difficoltà diverse, perché pensiamo sia un valore aggiunto permettere a più persone possibile di fare mountain bike in un luogo naturale, ben tenuto e sicuro.
Infine c’è la ricerca della collaborazione con gli altri elementi presenti sul territorio. Una Trail Area non può essere solo un insieme di sentieri per mountain bike: deve essere parte di un territorio, dialogare con chi lo vive e contribuire, per quanto possibile, a valorizzarlo. Credo sia questo il vero valore della Bernadia Trail Area: costruire intorno ai sentieri una modalità diversa di vivere il territorio, attraverso la mountain bike, il volontariato, la collaborazione, l’inclusione e il rispetto dell’ambiente.
Edoardo (IMBA Italia): Concordo, e aggiungo che a livello nazionale esempi virtuosi come questo sono preziosissimi. Associazioni che gestiscono localmente una trail area e, così facendo, promuovono un territorio mostrano che è possibile, anche se non sempre facile, arrivare a una collaborazione virtuosa fra associazioni, enti pubblici, proprietari dei terreni e abitanti di zone rurali più isolate.
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Negli ultimi anni la cultura dei sentieri è cambiata: più consapevolezza, più responsabilità, più dialogo con il territorio. In che modo IMBA Italia e Maglia Nera hanno contribuito a questa evoluzione?
Edoardo (IMBA Italia): Ci piace pensare che il lavoro svolto da IMBA Italia in oltre dieci anni abbia dato ispirazione e strumenti a volontari e addetti ai lavori. Lo abbiamo fatto con i corsi di trail building e trail care, che hanno formato centinaia di persone in tutta Italia, con l’organizzazione del raduno-conferenza IMBA Italia Gathering, cresciuto ogni anno in contenuti e partecipazione, e con tutte le altre iniziative di advocacy a livello nazionale e internazionale, senza dimenticare il Summit IMBA Europe e campagne come Take Care of Your Trails.
Max (Maglia Nera): Anch’io parlo dal punto di vista di Maglia Nera, ma il nostro percorso è stato fortemente legato a IMBA Italia, che negli anni ci ha dato strumenti, occasioni di confronto e la possibilità di entrare in contatto con altre realtà che affrontano gli stessi problemi.
Credo che Maglia Nera abbia contribuito, quantomeno in Friuli-Venezia Giulia, a diffondere una maggiore consapevolezza di quella che possiamo chiamare cultura della sostenibilità legata alla mountain bike: una fruizione meno impattante sul territorio, in cui sostenibilità vuol dire anche dialogo con gli altri utenti. E lo abbiamo fatto in due modi.
Il primo è stato creare e portare avanti il progetto Bernadia Trail Area. È nato nel 2019 con le prime ricerche di sentieristica adatta sulle colline dietro Nimis e poi si è allargato ai rilievi più alti delle Valli del Torre. Ne curiamo la sentieristica prestando attenzione a tutto ciò che può essere non sicuro per i frequentatori e a tutto ciò che può compromettere la durata del sentiero. Il recupero delle tracce è stato pensato per adattarle alla MTB con un occhio alla loro preservazione nel tempo: effetti dell’acqua, pendenze, punti di passaggio sono stati, e vengono tuttora, valutati per rendere l’esperienza meno impattante e far durare più a lungo il sentiero.
Il secondo contributo è stato parlarne. Abbiamo sempre cercato di diffondere questa cultura informando i biker, ma non solo, sulle buone pratiche per percorrere una rete sentieristica condivisa anche con i camminatori e con chi vive quei territori. Come abbiamo già avuto modo di dire in un’altra occasione, “la parte più impegnativa della gestione è quella di consolidare attraverso il consenso della popolazione locale […] Cercare un accordo, creare un consenso e mantenerlo sono le sfide più grandi nella gestione di una rete sentieristica. Poi vengono la manutenzione vera e propria e la promozione dell’area.” Un esempio di questa filosofia è il nuovo tratto Korito, aperto poco tempo fa e realizzato in collaborazione con gli abitanti del borgo [inserire link al report].
Questo processo è partito ancora prima della Bernadia Trail Area, quando abbiamo ospitato i workshop di trail building di IMBA Italia: a Udine nel 2016, a Gemona nel 2019 e a Nimis nel 2023. Poi abbiamo raccontato la nostra esperienza in diversi eventi locali, nazionali e internazionali, e a livello locale con eventi dedicati alla cura dei sentieri, come quello nel mese del Take Care of Your Trails di IMBA Europe, con le serate culturali dedicate alla MTB organizzate con la biblioteca di Nimis e con le giornate di Sentieri Aperti.
Quindi i nostri apporti sono due: agire, con la cura e la manutenzione della rete, e parlare di quello che facciamo, per diffondere l’idea che un sentiero, per essere usato in mountain bike, va fatto e curato in un certo modo. Perché alla fine la sostenibilità del trail non riguarda solo chi lo costruisce o chi lo mantiene: riguarda anche chi lo percorre.

Il Gathering porta a Nimis, Tarcento e Lusevera associazioni, trail builder e professionisti da tutta Italia. Che tipo di confronto vi aspettate e quali messaggi sperate arrivino ai rider e ai volontari che ogni giorno lavorano sui sentieri?
Max (Maglia Nera): Il Gathering parlerà di sentieri e comunità locali, quindi coinvolge sia chi lavora per costruire e gestire i sentieri, cercando anche di svilupparne il potenziale cicloturistico, sia chi li usa per divertimento o per vivere il territorio. Il confronto sarà incentrato su come una rete sentieristica possa diventare anche un veicolo per il cicloturismo, con una costruzione, una stabilità e una forma definita, ma sempre dentro il territorio in cui si trova.
Tra i relatori ci saranno persone che questo percorso lo hanno già fatto, che ci lavorano e consigliano chi vuole intraprenderlo. Mi aspetto quindi un confronto molto concreto, in cui ognuno, portando la propria esperienza, lasci qualcosa di utile agli altri. Ci saranno anche i volontari, che racconteranno cosa vuol dire prendersi cura della sentieristica locale, perché quello è un territorio che sentono proprio. Credo sia uno degli aspetti più importanti del Gathering: mettere insieme esperienze molto diverse, da chi lavora professionalmente con i sentieri a chi dedica il proprio tempo libero a mantenerli.
Penso che i casi che verranno raccontati, come Sirino Gravity e Bernadia Trail Area, possano trasmettere proprio questa passione. Perché non è tutto e solo profitto: come si fa cicloturismo per passione, non come sport agonistico, così anche il trail building spesso si coltiva per passione. Il messaggio che vorrei arrivasse ai rider è questo: la passione che c’è dietro a quello che facciamo, noi come Maglia Nera e, chiaramente, anche come IMBA Italia. Anche IMBA Italia, che è un’associazione, ha alla base la passione per la mountain bike e per la natura, e per una mountain bike fatta nella natura in maniera sostenibile.
Quello che vorrei trasmettere è la passione che ognuno di noi mette nel fare trail building e nel luogo in cui lo fa. Perché una cosa deve accomunare la mountain bike, il trail building e qualsiasi altra attività outdoor: farle in maniera consapevole, sostenibile e pensando a tutto ciò che ci sta intorno. In maniera, se vogliamo, olistica.
Edoardo (IMBA Italia): Mi aspetto un confronto molto concreto, in cui esperienze diverse per dimensione e per storia si mettono a confronto senza gerarchie: la Bernadia Trail Area sta al pari di un percorso più giovane o più piccolo, perché il valore che portiamo al Gathering non si misura in chilometri di sentiero ma nella cura con cui vengono pensati e mantenuti. È un confronto che serve prima di tutto a chi lavora sul territorio ogni giorno, spesso in silenzio, e che al Gathering trova altre persone che affrontano le stesse difficoltà: il dialogo con i proprietari dei terreni, il rapporto con le amministrazioni, la ricerca di volontari.
Il messaggio che spero arrivi a rider e volontari è che il loro lavoro non è isolato: fa parte di un movimento nazionale che sta crescendo, e che IMBA Italia cerca di sostenere con formazione, strumenti e occasioni di incontro come questa. Vorrei che chi torna a casa dal Gathering si senta parte di qualcosa di più grande della propria trail area, e magari trovi il coraggio di iniziare un progetto simile dove ancora non esiste.
[foto cover: ©IMBA Italia/Edoardo Melchiori]






