Jeroboam, bollicine e gravel

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Una nuova disciplina?si

Un nuovo standard di bici? si, anche!

Ma il gravel è un modo diverso di andare e interpretare la bicicletta, una disciplina completa che stà avendo un successo forse inaspettato, un modo di pedalare che fa collimare il turismo, l’enogastronomia, il territorio e le abitudini della gente.

A nostro parere è riduttivo definire il gravel come una sorta di cicloturismo.

Siamo stati nella zona dei vigneti del Franciacorta, una delle perle dell’Italia e abbiamo partecipato (in realtà la fatica l’ha fatta il nostro Sauro Scagliarini) alla Jeroboam Franciacorta Grevel Challenge: Gravel in Franciacorta con balcone sul Lago d’Iseo.

Era la prima edizione e chi ha partecipato sarà il testimone di un evento che diventerà una classica del ciclismo negli anni a venire. Ma soprattutto è stato un grande test collettivo dei 3 percorsi che l’efficiente team organizzativo di Giangi,s Bike di Erbusco ha creato per esplorare il territorio, dal lago fino alle montagne, attraverso strade secondarie, ciclabili e tanti sentieri, alcuni anche piuttosto tecnici.

Le distanze: 300,150 e 75 km, cioè Jeroboam, Magnum e Standard, nomi presi in prestito dal settore enologico, cioè la capacità delle bottiglie di 3, 1,5 e 0,75 cl. che con il “bottiglione” è diventato simbolo e originale denominazione della manifestazione Gravel. Chi avesse mancato l’occasione deve aspettare l’edizione 2018 ma, basta entrare nel sito di Jeroboam e scaricare le tracce gps per assaporare l’avventura possibile, appena dietro l’angolo di casa. Partner migliori dell’evento non si potevano trovare: 3T ha raggruppato uno stretto gruppo di aziende in sintonia con il nascente mondo Gravel (Kask, WTB, Proaction).

Qualche decina di raffinati modelli Exploro erano presenti per essere usati da ospiti eccellenti che hanno potuto pedalare col modello dedicato alla disciplina.

Potete trovare un ampio approfondimento dell’evento anche sul numero, quello ad oggi in edicola, di 4granfondo magazine, versione cartacea e digitale.

Testo principale di Sauro scagliarini, foto di Marc Gasch

 

 

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