La bicicletta e i segreti del suo retrotreno

0
La bicicletta e i segreti del suo retrotreno

La bicicletta e il suo telaio, tanti componenti e dettagli, tubazioni, design, numeri e geometrie. In tutto questo anche il carro posteriore e le sue tubazioni giocano un ruolo fondamentale e molto è cambiato nel corso degli anni. Con le bici disco? Un passo avanti rispetto al passato, per prestazioni a 360°.

La bicicletta e i segreti del suo retrotreno
Il carro posteriore della KTM Revelator Alto in dotazione al Team Vini-Zabù-KTM.

Bicicletta e tubi

La bicicletta, dice qualcuno “è uguale da 200 anni; se non pedali, non vai avanti e in fatto di design solo l’avvento dei freni a disco ha portato qualcosa di nuovo”. Beh, in parte è vero, ma è altresì tangibile il fatto che ogni marchio, ogni produttore e ogni ingegnere che sviluppa un telaio porta con se delle soluzioni che diventano un segno identificativo. Ad esempio il carro posteriore con inserzione ribassata, tanto utilizzato nel corso delle ultime stagioni.

I tubi e il loro volume, il design che li caratterizza e la loro asimmetria. Tutto ha un ruolo e un compito, una funzione primaria oppure di secondo piano, ma comunque importanti ai fini dell’efficacia e dell’efficienza della bici. Il carro posteriore e il suo sviluppo influisce sulla stabilità, sulla reattività e sul comfort e ci dice molto del carattere della nostra bici.

La bicicletta e i segreti del suo retrotreno
Le bici endurance hanno un carro posteriore allungato, in media 1 cm, 1,5 cm in più rispetto ad una bici superlight racing e aero.

Ribassato e corto

L’inserzione ribassata dei foderi posteriore obliqui è una soluzione adottata dalla stragrande maggioranza dei marchi. Perché succede questo? Le risposte sono diverse e tutte hanno una loro valenza.

  • L’aerodinamica è una delle risposte, perché permette di ottimizzare alcuni passaggi legati allo sviluppo e alla penetrazione dello spazio, di renderli applicabili su biciclette di differente tipologia, aero per l’appunto, ma anche superlight.
  • Reattività e rigidità. Inizialmente le bici road con i freni a disco avevano previsto un allungamento del retrotreno, rispetto alle sorelle con i freni standard e a parità di categoria (endurance, light, aero, etc.). L’inserzione ribassata, unita ad un design specifico del piantone e a valore geometrici appositi, sono fattori che permettono di accorciare gli stays, a favore di una buona reattività e rigidità del comparto. Del comparto si, mentre gioca un ruolo secondario sulla rigidità dell’intera bici. A tal proposito riprendiamo una pubblicazione precedente, che mette in mostra alcuni dati e rilevazioni in merito.

La scatola del movimento centrale episodio 1

  • Influisce sul comfort, sulla frenata e sulla stabilità dell’intera bicicletta. Molte biciclette hanno un carro posteriore molto compatto e una parte superiore del telaio (nodo sella, seat-post, a volte anche l’orizzontale) che offre un notevole smorzamento delle vibrazioni. Questo succede in parte per non estremizzare il mezzo in termini di rigidità, per mantenere di conseguenza un buon livello di comfort e per non sacrificare l’intera stabilità nelle diverse fasi di guida. Non dimentichiamo la frenata: se l’impianto frenante gioca il ruolo principale, la bicicletta deve assecondare il rider e le forse che entrano in gioco, in particolar modo con i freni a disco. Un carro strutturato male, in caso di frenata perentoria può scollarsi da terra e non essere sufficientemente sicuro.
  • Ma il comportamento del retrotreno della nostra bici dipende anche dal materiale con il quale è costruito ( che permette di dare minore o maggiore flessibilità, solo per fare un esempio) e dall’angolazione del piantone.
La bicicletta e i segreti del suo retrotreno
Il carro posteriore asimmetrica dell’ultima versione della Trek émonda, progetto che adotta anche un bb nuovo, mai usato in passato da Trek. Questa soluzione permette di sfruttare a pieno il peso, la fibra di carbonio e una serie di fattori legati ad una prestazione al top.

Angolo del piantone? Perché?

L’angolo del piantone della nostra bicicletta diventa fondamentale: un piantone maggiormente proteso verso il posteriore è comune alle bici endurance, ma permette anche di scaricare il peso verso il retro e di sfruttare una trazione ottimale. Un angolo più estremizzato e di conseguenza un piantone “dritto in piedi”, agevola un carico maggiore sul centro e sull’anteriore della bici, scaricando il carro. Quest’ultimo più comune alle bici racing oriented.

a cura della redazione tecnica, foto redazione tecnica, Matteo Malaspina e Lapierre.

 

Articolo precedenteSulle onde di Gran Canaria tra Windsurf e Surf
Articolo successivoInarrendevole, la presentazione
Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui