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La Granfondo della Riviera La Specialissima, ad Andora, vissuta da noi

Le prove della Coppa Piemonte sono tutte poco distanti tra loro, comprese tra il Piemonte, la Lombardia e la Liguria, regione che proprio ieri con la Granfondo ad Andora ha aperto le danze del challenge Nikon.

Gli spostamenti limitati agevolano tanti, con spostamenti e trasferte che in molti casi coinvolgono i corridori ( e le loro famiglie/accompagnatori) il solo giorno della gara. Noi ci siamo spostati il Sabato, nel corso della giornata, anche per goderci quella mezza giornata di tranquillità, riposo, stacco e “aria di mare” (si dice così, per chi arriva dalla pianura), di brezza, quel sottile venticello che spirando dal mare ha fatto imbufalire capelli, capigliature, messe in piega delle signore ma anche gli stessi organizzatori, questi ultimi impegnati ad allestire il villaggio nei pressi della partenza della gara. 

Lo stesso vento, violento, che ha al tempo stesso, aiutato a spostare il brutto tempo più a sud (non sono stati contenti i partecipanti alla Strade Bianche) e che ha contribuito ad asciugare buona parte delle strade interessate dalla gara.

Grasnfondo e manifestazioni in genere, in terra ligure e subito ti viene in mente la Via Aurelia, croce e delizia della terra che si affaccia sul Mediterraneo, fonte di gioie e dolori, di tanti mal di testa per organizzatori di eventi e amministrazioni comunali, tutti che devono confrontarsi con problemi di traffico e viabilità, proprio legati all’unico sfogo e tratto di comunicazione.

E qui ad Andora arriva la sorpresa: la Via Aurelia non è neppure sfiorata dalla granfondo, che parte e arriva nel centro del borgo, in una sorta di guscio a protezione dei ciclisti e operatori! Che bello, ci piace pensare che questo dettaglio sia stato notato da molti, da quei ciclisti che non hanno subito l’ira degli automobilisti bloccati senza via di fuga.

L’ambiente è tranquillo, anche se questa è la granfondo di apertura della Coppa Piemonte ed è la terza manifestazione consecutiva in terra ligure, dopo Loano, Laigueglia e che precede Alassio (Domenica prossima), una regione questa che è tornata prepotentemente ad amare la bicicletta: anzi, forse la Liguria la bici non l’ha mai dimenticata ma per troppo tempo ha dovuto fare i conti con tanta chiusura verso il cambiamento delle attività turistiche. Vogliamo ricordare che la bicicletta, ad oggi, è identificata come una delle categorie commerciali in grado di promuovere maggiormente il turismo e la valorizzazione del territorio.

Tornando alla manifestazione. nonostante la Granfondo della Riviera di Andora La Specialissima sia alla “sola” seconda edizione, ci sembra di aver a che fare con un meccanismo degno di una decana.

Andiamo alla Domenica mattina, bel tempo, cielo terso, un pò d’ria ma sembra calare in modo repentino, sorriso che si stampa sul faccione e colazione! Anche noi ci prepariamo alla fatica ma tutto sembra essere positivo, anche per chi deve aspettare i corridori all’arrivo, potendo beneficiare di temperature, che nel corso della giornata, andranno a sfiorare i 17/18°.

SPETTACOLO!

Sgambata verso le griglie di partenza! porca miseria, sono all’ombra ma l’occhio del sole arriva dopo mezz’ora e ti scalda, ti fa togliere i gambali (che forse hai messo solo in maniera preventiva, perché comunque siamo ai primi di Marzo), la mantellina pesante e i guanti con le dita lunghe.

Scalda, cavolo se scalda e vedi i ciclisti che man mano hanno la pelle d’oca da adrenalina che gli scorre addosso, mentre le mogli, le fidanzate e tutti gli altri prosciugano il sole come se non ci fosse un domani.

9,35 si parte ma prima, quanto ci fa piacere essere testimoni e descrivere questo dettaglio, l’ingresso delle griglie è super controllato e ci entri solo se hai il pettorale corretto, perché il furbo (o somaro, a seconda dei punti di vista), che vuole infinocchiare il prossimo c’é sempre! Che bello, vedere rimbalzare questi fenomeni fuori dalla griglia che non è la loro.

Partenza, tratto controllato fino all’esterno del centro abitato e via si scatenano i cavalli ma la strada non è facile, si sale subito fino a Stellanello, un falsopiano lungo e da rapporto, che, per tanto che fai il trasportato e ciucci la ruota, ti obbliga a spingere. 

Da qui si attacca la salita al Ginestro, non è dura ma è lunga e dopo i primi 500 mt, il gruppo è già un lungo serpentone e ci si divide in gruppi. Ci sono anche tanti spettatori e curiosi lungo la strada.

Si scollina, non è necessario mettere smanicato e mantellina, si sta bene, si inizia a guidare la bici ma facendo attenzione all’asfalto non ottimale e leggermente umido, non viscido nella prima parte.

Mamma mia, la pressione non è quella de Laigueglia ma si va a cannone in ogni modo! ma quanto si è alzato il livello medio, tutti allenati, tutti con il rapportone in canna e non molla nessuno.

Sapete a nostro parere qual’é il paradosso? Che si aspetta la salita per rifiatare un attimo, perché negli atri tratti devi spingere sui pedali senza pausa, senza smettere e voltandoti il meno possibile.

Strade ben presidiate, incroci e centri abitati segnalati a dovere. Verso la parte centrale del percorso, zona di Borgomaro, l’inverno picchia duro, è bel tempo, non fa freddo ma sembra di essere in alta montagna e non in Liguria. Tutti attenti, forse qualche scivolone sulle strade un pò viscide in questo punto ma, crediamo, nulla di grave e compromettente.

Ci sembra di vedere anche un buon numero di moto al seguito della corsa. Bene.

Pezzo di discesa tecnica e si attacca subito la salita che ti porta verso la zona di Conio, della costa che riprende la via verso il mare.

“Meno male che sono meno di 100 km”, perché il dislivello finale sarà oltre i 1700 metri! Notare: ci sono granfondo di 160 kilometri che hanno questo valore positivo di salita, cifra che la dice lunga sulla durezza e sull’intensità.

Ultimo dente di giornata, si fa al contrario la prima discesa che si è affrontato dopo circa un’ora di gara, per poi buttarsi in discesa giu dal Passo del Ginestro

C’é il ristoro che voliamo via ma abbiamo il tempo di vedere quante donne a vedere la gara, qualcuna in bici, qualcuna no: vedere il gentil sesso in qualsiasi sua forma fa sempre piacere.

Frecce, cartelli, buche a terra e qualche tombino segnalato con la vernice, angoli dei muretti segnalati e verniciati con colore fluo (arancione) tutti dettagli che ti fanno capire, che lo zampino qui, l’ha messo qualcuno che in bici ci va per davvero e non solo sulla carta.

Le classifiche? avete avuto modo di leggerle e potete leggerle sugli organi e portali di cronometraggio elettronico

https://www.endu.net/events/gf-della-riviera….la-specialissima-di-andora#/results

ma una considerazione ci sembra d’obbligo: protagonisti noti, tanti giovani ( sotto i 30 anni) alla ribalta, meno male e per fortuna, il nostro movimento ne ha bisogno ma quanto si sono accorciate le classifiche (a livello temporale).

Bravi tutti!

Tutte le foto sono di: Sara Carena

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