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La Granfondo di Sant’Angelo Lodigiano vista da noi

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Noi pensiamo che; chi promuove lo sport va sempre premiato e rispettato, anche quando si deve confrontare con situazioni (con chiaro riferimento alle condizioni delle strade) come quelle di sant’Angelo Lodigiano. Purtroppo è una cosa risaputa e conosciuta, in merito alle condizioni del manto stradale: l’Oltrepò Pavese, la provincia lodigiana e parte delle strade immerse nei colli Piacentini, quelli che sfiorano la provincia di Pavia, sono disastrate e mal messe, con buchi che ormai raggiungono le dimensioni di crateri. Più volte siamo testimoni, non solo per quello che riguarda le manifestazioni granfondistiche, di organizzatori  e comuni che si rivolgono alle province, chiedendo un supporto ma la risposta ormai è sempre la stessa: “ i soldi per mettere a posto le strade non ci sono”.

A volte l’organizzatore ci mette del suo, prendendo a proprie spese qualche sacco di bitume, che ovviamente, non può essere sufficiente a tappare i buchi di tutto il tracciato gara. Questo breve scritto ci sembra dovuto, visto che abbiamo partecipato anche noi alla manifestazione e perché non ci sembra corretto scaricare tutte le colpe sulle spalle dell’organizzazione di un evento. Con questo non vogliamo dire che le buche fossero virtuali, assolutamente no, sicuramente si può e si deve migliorare sotto tanti aspetti ma non troviamo corretto (avendo letto fino a ieri sera sui vari social) addossare le colpe su una sola spalla, troppo comodo (e non corretto).

Facciamo qualche considerazione in merito alla gara vera e propria, senza proporre le classifiche che avete visto sui portali completamente dedicati:

questa granfondo, pur non essendo un tracciato alpino con ascese lunghe, a nostro parere, risulta impegnativa sotto il profilo dell’espressione agonistica, gara che ti obbliga costantemente a spingere, dall’inizio alla fine.

Il lungo tratto in pianura prima di giungere alla salita, obbliga a spingere dei rapporti importanti ( e non tutti sono abituati o capaci), fa sprecare un sacco di energie per mantenere alta la soglia d’attenzione, oltre a far emergere la capacità di “limare” in gruppo.

Quando si arriva in zona Oltrepò Pavese, la strada sale e scende continuamente, una serie di cambi di ritmo che inevitabilmente lasciano il segno nei muscoli dei partecipanti: alla fine ti accorgi che il tempo per rifiatare è poco, a meno che non ciucci la ruota in modo quasi imbarazzante. Qui siamo alle porte dell’Appennino, le salite lunghe come Passo Penice, Pian Dell’Armà, Capanne di Cosola, Passo santa Barbara e altre, non sono distanti ma le colline, con i loro strappi avvelenati sono un degno antipasto anche per una stagione, quella delle granfondo, che ormai entra nel vivo.

E poi: e poi bisogna tornare a Sant’Angelo Lodigiano, con tanti kilometri di pianura e  un po’ di vento contro (il vento allena, dicono), che ti obbliga a fare più fatica della salita, se ricerchi la prestazione e il piazzamento e se sei rimasto da solo.

La Granfondo di sant’Angelo Lodigiano, da sempre, mette a dura prova i partecipanti (e i loro mezzi), perché è una gara dove sei obbligato a tenere altissima la soglia d’attenzione, una granfondo dove chi ha la gamba non è detto che faccia risultato ma, sicuramente diventa un gran bell’allenamento (fieno in cascina) per una stagione di gare che stà per sbocciare.

Tutte le foto sono di Sara Carena.

http://www.granfondodisantangelo.it/wp/

https://www.youtube.com/watch?v=miygWI2T9Wo&feature=youtu.be

Al link qui sopra, trovate un breve video, giusto 50 secondi, che documenta la nostra gara: buona visione