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La Granfondo Gavia-Mortirolo vissuta in gruppo

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La granfondo Gavia Mortirolo, per molti semplicemente la Pantani, in ricordo del nome adottato nelle prime edizioni e per via del Mortirolo cui le gesta  di questo campione sono indissolubilmente legate. Un evento che negli anni ha saputo ritagliarsi il suo spazio tra le classiche di questo periodo e che, al tempo stesso, ha cercato di rinnovarsi e di adattarsi ai contesti mutati. Sempre tre i percorsi proposti: corto con Mortirolo dal versante meno severo e Santa Cristina, medio con Gavia e Mortirolo da Mazzo, lungo cui alle salite del medio si aggiunge il Santa Cristina per un totale di 170km e 4200m di dislivello.

Partenza come sempre in Aprica dove per questa edizione si e’ voluto portare il ritrovo nel cuore della localita’ turistica, anziche’ al palazzetto precedentemente utilizzato, anche accettando qualche piccola scomodita’ in piu’ nei movimenti post gara. Pacco gara in cui spicca la bella maglia celebrativa dell’evento, scelta tramite una votazione online tra i partecipanti. Ampie e ben sorvegliate le griglie, riscaldate da un gradevole sole che si rivelera’ molto utile nella successiva ascesa al Gavia, che con i suoi 2628m di quota e’ la cima Coppi di questo evento.

Avvio puntuale alle 7:30 cui segue una mezz’ora di discesa controllata verso Edolo. Quest’anno, a differenza delle precedenti (peccato, ma in ogni caso la partenza si e’ svolta senza intoppi), si parte tutti insieme. Giunti ad Edolo la gara parte e si formano vari gruppi cosa che, per chi voglia spingere, rende questo tratto molto piu’ di un semplice trasferimento. A Ponte di Legno, lasciata la strada che prosegue verso il Tonale, si affronta il passo Gavia. Per chi scrive il Gavia e’ qualcosa di particolare, un luogo quasi magico: strada stretta, asfalto ruvido ma non rovinato, pendenze dure ma non estreme, boschi, scorci glaciali, lingue di neve a bordo strada, il lago Nero poco prima del passo e quello Bianco che ci accoglie riflettendo la luce del sole. Gia’, il sole, meno male che c’e’ perché in cima fa decisamente fresco e il seppur invitante ristoro gourmet con specialita’ locali non viene, ancora, preso d’assalto. Graditissimo invece il dono di una pagina della Gazzetta da parte di un bambino che assisteva al passaggio della corsa (in generale più che discreto il tifo presente) che va a completare la dotazione di guanti lunghi e mantellina per affrontare al meglio la veloce discesa verso Bormio.

Nel tratto in fondo alla Valtellina che porta a Mazzo e’ importante dosarsi ed alimentarsi perché sulla successiva ascesa del Mortirolo farlo e’ quasi impossibile con pendenze costantemente in doppia cifra. Ben tre i ristori previsti dall’organizzazione: all’inizio, a meta’ e alla fine (altro ristoro gourmet). Proprio nel ristoro centrale e’ prevista la distribuzione di borracce di acqua con legata una bustina di sali. Tanta roba! Una particolarità dei percorsi lungo e medio di questa granfondo e’ che terminato il Mortirolo la strada non scende ma inizia un impegnativo mangia e bevi. Impegnativo fisicamente e mentalmente, per via della presenza di aghi di pino e sconnessioni varie dovute alle radici dei pini stessi, circostanza che richiede una notevole concentrazione e perizia.

Per chi affronta il medio la fatica termina in Aprica. A chi prosegue per il lungo, dopo aver lasciato sfilare il traguardo sulla sinistra con un certo sforzo di volonta’, non resta che affrontare l’ascesa del Santa Cristina, una versione ridotta del  Mortirolo per certi versi, che può mandare in crisi i tanti con le energie ridotte al lumicino. Ma ormai manca poco e chi con le gambe, chi con la testa, qualcuno coi gomiti, per tutti arriva il momento di scollinare e ripercorrere gli ultimi 6km di discesa verso l’Aprica per tagliare infine il traguardo.

Piu’ che buono il presidio dei volontari, praticamente nessun incrocio era sguarnito. Ottime le chiusure che di fatto hanno consentito ai piu’ di percorrere gran parte del percorso in totale assenza di traffico. Una granfondo dura, dove dosarsi serve ma non basta perché sul Mortirolo non ti puoi nascondere ma che passa, come recita lo slogan dell’evento, “la’ dove osano le aquile”.

testo a cura de nostro Davide Sanzogni, foto di pagina FB manifestazione (Stefano Pini), grazie.

 

 

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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