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Manubrio e manettini posizioni e conseguenze

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Manubrio e manettini posizioni e conseguenze
Manubrio e manettini approfondimento a2g performance

Il manubrio, insieme ai manettini (o shifters), è uno dei tre punti di appoggio principali. La sella e i pedali sono gli altri due. Ognuno di essi ricopre un ruolo fondamentale nel giusto posizionamento sella e ricerca della prestazione. Perché un’impostazione ottimale sulla bicicletta significa migliorare ed esprimersi al meglio in diverse situazioni, oltre che essere più comodi, più a lungo. Approfondiamo l’argomento con Alessandro Gallizia di A2G Performance.

Una posizione corretta di manubrio e manettini permetteete di essere più performanti e più a lungo, di essere più comodi e anche veloci.

Il manubrio e la giusta considerazione

Il manubrio (o piega) è componente spesso sottovalutato, o ritenuto marginale nella definizione del corretto assetto in bici. La stessa considerazione potremmo riportarla ai manettini. Eppure, il loro setting andrebbe scelto con molta attenzione, in quanto capace di influenzare marcatamente la posizione delle mani, delle braccia e del busto. Non solo: proprio attraverso queste parti del corpo, noi ci bilanciamo e distribuiamo i pesi, coinvolgendo la totalità del nostro fisico e ripartendo di conseguenza i carichi sulla bicicletta.

Questo è il nuovo cockpit integrato in dotazione alla Canyon Aeroad di ultima generazione. Interessante il suo sviluppo, che a valori di reach e drop ottimali, permette di allargarsi in base alle necessità.

Non deve essere un compromesso

Il manubrio non deve essere un compromesso, ma deve rispecchiare e andare incontro alle nostre necessità. La piega, con le sue tante variabili va scelta con attenzione e seguire le giuste indicazioni dopo un controllo bikefitting accurato. Non meno importante, ai fini del comfort è la differenza tra la sella e il manubrio.

Manubrio e manettini posizioni e conseguenze
Non di rado si ricerca una presa alta al manubrio, perché questo è eccessivamente ribassato, oppure perché i manettini non rispecchiano le esigenze degli arti superiori.

Saper discriminare

Lunghezza dello stem a parte, dobbiamo discriminare tra le varie larghezze disponibili (400, 420, 440 etc.), tipologia di curvatura (anatomica, compact, tradizionale etc.), ma anche in fatto di shape ed ergonomia. I manubri più moderni, spesso quelli con appoggio superiore piatto e con profilo aero, hanno una apertura verso il fronte, di alcuni gradi, dettaglio che obbliga ad un’impostazione differente dei manettini (rispetto agli standard e sempre tenendo in considerazione la ricerca massimizzata della performance). A complicare le operazioni, in un certo senso, ci sono i sistemi integrati. Una considerazione: “non fermiamoci alla sola gratificazione in fatto di design”.

Questo nell’immagine è il manubrio Aerofly II S-Works di Specialized, prodotto non integrato allo stem e che nasce con forti concetti aero. Eppure, nonostante il suo concetto base a l’angolo di apertura avanzato, risulta particolarmente comodo e versatile.

Abbiamo menzionato lo stem (attacco manubrio). Quando viene toccato l’argomento “manubrio”, è complicato e poco sensato scindere le due parti. Anche l’attacco manubrio è da scegliersi con estrema attenzione per l’influenza che avrà su tutto il comparto anteriore. Il riferimento non è solo alla lunghezza, ma tiene conto e in modo particolare dell’inclinazione, con tutto quello che comporta questo valore, per il mezzo meccanico, per noi e per il corretto posizionamento della piega (e dei manettini).

Non dimentichiamo l’importanza di reach e drop

Rach e drop, ovvero lunghezza e ampiezza della curva, valori del manubrio che influiscono in maniera fondamentale sul raggiungimento della leva, del manettino e sulla nostra estensione (arti, collo e schiena).

Posizioni e conseguenze

ALTEZZA MANUBRIO

Influenza fortemente l’atteggiamento del busto, degli arti superiori e del comparto cervicale.

Un manubrio eccessivamente alto
  • provocherà una rettilineizzazione del busto (potenziale inversione di curva).
  • retroversione del bacino e conseguente dolora alla schiena.
  • Disturbi compressivi a livello della mani.
  • Disturbi/dolore alla zona cervicale.
  • Spostamento del baricentro verso l’alto.
Ed invece un manubrio eccessivamente basso
  • può provocare un maggior carico anteriore, portando a disturbi compressivi alle mani.
  • maggiore flessione del tronco e conseguente potenziale lombalgia.
  • maggiore estensione cervicale e potenziale cervicalgia.
  • eccessivo tilt pelvico con “caduta in avanti” e disturbi compressivi alla zona perianale.
  • sovraccarico degli arti superiori.

La cosa più difficile è identificare il problema, da parte del ciclista

Si, la parte più complicata è saper individuare e descrivere eventuali dolori e fastidi. Se provate a chiedere ad un ciclista le sue sensazioni in termini di posizionamento in sella, difficilmente saprà rispondere in modo preciso. Uno dei compiti principali del bikefitter è proprio quello di attivare una sorta di empatia, che ha anche l’obiettivo di “sezionare” le zone del corpo con i loro fastidi. Il ciclista, di norma, identifica il dolore come una componente dell’attività sportiva, ma non deve essere così.

Manubrio e manettini posizioni e conseguenze
Marc Hirshi, uno dei giovani del momento e uno dei corridori che usa i manettini rivolti verso l’interno del manubrio.

I manettini

Soprattutto in ambito amatoriale, sono l’appoggio principale, quello maggiormente utilizzato. La loro angolazione influenza l’esercizio e la qualità dello sforzo, soprattutto in salita e in discesa. La posizione delle leve influenza significativamente la flessione dei gomiti, l’appoggio delle mani e la gestione del carico.Il corretto posizionamento di questi ultimi è influenzato dal manubrio, ma dobbiamo tenere ben presente che, in fase di setting ottimale, i due componenti devono obbligatoriamente trovare il giusto angolo in modo distinto.

Manubrio e manettini posizioni e conseguenze
Inoltre; poter sfruttare a pieno la parte bassa del manubrio, permette di essere maggiormente efficienti in discesa, più sicuri.

La loro posizione

Si ricade, in modo quasi naturale, a parlare di formicolii, parestesie, dolori, sensazioni di calore eccessivo. E’ indispensabile capire dove si manifesta il problema, con quali tempistiche e in quali modalità.

Breve digressione anatomico/biomeccanica sulla mano

È indispensabile sapere l’esatta posizione dei tre principali nervi della mano: radiale, mediano ed ulnare e le relative dita di innervazione, ovvero rispettivamente pollice/indice, medio/anulare e mignolo. Senza conoscere questi aspetti anatomici, risulta molto complicato posizionare correttamente i manettini.

Le leve dovranno essere posizionate in maniera tale da ottenere un corretto allineamento polso-avambraccio. Un posizionamento eccessivamente rialzato, oppure troppo basso, provocherà deviazioni radiali o ulnari che potrebbero portare all’insorgere di alcune problematiche quali formicolii alle dita, parestesie, sovraccarichi del muscolo pisiforme, tensioni della muscolatura dell’avambraccio.

Le leve del freno dovrebbero essere raggiunte con facilità, sempre! Banale, eppure c’é chi sacrifica questo aspetto per avere un approccio maggiormente race.

In conclusione

Le estremizzazioni lasciamole ai pro, così come una sorta di emulazione della loro posizione in bicicletta. Oggi assistiamo a posizionamenti “molto particolari” dei manettini ( a volte anche del manubrio). Una considerevole intrarotazione degli stessi, solo per fare un esempio, è  votata alla ricerca della posizione più aerodinamica possibile e poche volte per assecondare una naturale tendenza di atteggiamento degli arti superiori.

a cura della redazione tecnica, foto di Sara Carena, Matteo Malaspina e redazione tecnica.

Grazie ad Alessandro Gallizia A2G Performance a2gperformance@gmail.com

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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