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Officine Mattio Santiago AC, la bici in acciaio

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Da un lato abbiamo una bicicletta fuori dal tempo e dall’epoca che stiamo vivendo, dove le materie composite imperano in ogni dove. Sotto il profilo tecnico scriviamo di una bicicletta che è perfettamente in linea con le richieste più disparate e attuali, perché è comoda, prestazionale e mostra una versatilità che non tutte le biciclette in carbonio sono in grado di elargire una volta messe sotto pressione. Design e cura dei dettagli? Sono un valore aggiunto che diventa anche un biglietto da visita. Questo è il test della Officine Mattio Santiago AC. 

Officine Mattio Santiago AC, la bici in acciaio

Officine Mattio Santiago AC, il piacere di osservare una bici

La Santiago AC è costruita “hand made in Italy” e adotta le tubazioni Columbus Spirit. Nelle taglie standard adotta delle geometrie moderne, che non solo riprendono un concept ciclocross, ma permettono di pedalare su un mezzo tanto agile, quanto gratificante. Il configuratore on-line offre molte possibilità di customizzare la bici. Per chi, come noi, ha iniziato a pedalare sulle biciclette in acciaio, “sul ferro”, poter riprendere quel percorso e quella “tradizione” è qualcosa di stimolante: “si chiamano  emozioni”. Se poi, ci confrontiamo con una bicicletta come lo è la Officine Mattio AC, allora l’eccitazione si mescolana con la curiosità di poter utilizzare un prodotto di questa caratura.

Officine Mattio Santiago AC, la bici in acciaio
Si nota l’ampio passaggio tra lo pneumatico, in questo caso tubeless e con sezione da 40 mm e la forcella. Un fattore apprezzabile e un dettaglio da tenere sempre in considerazione.

Un gioiellino da mostrare e da usare

Il design e la combinazione dei colori non fa altro che dare valore ad una bicicletta curata nel minimo dettaglio, dalle geometrie agli allestimenti, passando dalla versatilità e dalle prestazioni una volta sul campo. Le tubazioni sono di matrice Colombus, della serie Spirit HSS, leggerissime e trattate in modo da contrastare i rigori del tempo dell’ossidazione. Sono saldate a filo: nessun riporto, nessuna sbavatura e una precisione certosina. Ci eravamo quasi dimenticati che è possibile lavorare ancora in questo modo!

Il profilato dello sterzo è oversize e in un certo senso crea un piacevole contrasto con il resto dei profilati, meno voluminosi. A tratti ricorda una bici in titanio. La scatola del movimento centrale è T47, ma supporta gli adattatori che gli permettono di diventare BSA. Il retrotreno invece è una danza di curve, sinuoso tra rotondità schiacciamenti e quei forcellini lavorati ed incisi. Le scritte, gli stemmi e le lavorazioni su ogni tubo, sanciscono e celebrano la tradizione telaistica italiana.

La forcella è full carbon e prende il nome di OM GRVL. La stessa forcella ed il frame, presentano una serie di asole che facilitano l’ingaggio di parafanghi e telai di supporto per le borse, in ottica bikepacking. Inoltre è possibile montare tre portaborraccia, due classici all’interno del triangolo principale e uno sotto il profilato obliquo. In carbonio sono anche i cerchi OM, da 38 mm di altezza e tubeless ready, ruote che nella raggiatura (non troppo tirata) sono in linea con la categoria della quale fa parte la Santiago.

Officine Mattio Santiago AC, la bici in acciaio
Il tubo per il movimento centrale è di natura T47 e con il giusto adattatore diventa BSA (con passo inglese). Le viti sotto il profilato obliquo, utili per un terzo portaborraccia.

Tutto è al posto giusto

E’ una bicicletta per amanti di quell’artigianalità che un pò si è persa. A nostro parere trova la sua massima espressione sfruttando la possibilità di farla costruire su misura. La possibilità di montare anche la trasmissione elettronica Di2, lo troviamo un dettaglio azzeccato e che strizza l’occhio alle “generazioni più giovani”. Non c’é nulla da migliorare su una bici del genere e le uniche variabili sono da identificare nella componentistica, che può essere scelta dal cliente.

MISURE TELAIO (possibile anche su misura)

Taglia:M

Orizzontale: 55 cm

piantone: 51 cm

angolo piantone: 73°

reach: 38 cm

stack: 55 cm

Le viti sotto il profilato obliquo, utili per un terzo portaborraccia.

Il suo ambiente ideale e a chi si rivolge

Pur avendo una geometria “grintosa” non la vediamo all’interno delle competizioni in mezzo a fango, sporco e rigori ambientali. Ci piace immaginare la Santiago AC come una bici che diventa una compagna di viaggio, dove il comfort dell’acciaio può fare la differenza e il piacere di guida è reale, tangibile e godibile. A nostro parere è pensata per chi vuole un mezzo unico e distintivo, ma al tempo stesso utilizzabile e sfruttabile: “lasciarla nella teca è uno spreco”. Questa bicicletta è una chicca, ma è molto divertente da usare e sfruttare.

Le viti sotto il profilato obliquo, utili per un terzo portaborraccia.

Officine Mattio Santiago AC, la scheda tecnica

Telaio: Acciaio Columbus Spirit

forcella: full carbon OM GRVL

gruppo: Shimano GRX Meccanico 2×11

guarnitura: Shimano GRX 46/35

catena: shimano

freni: Shimano GRX 160/140 mm

perni passanti: Officine Mattio, 142×12 e 100×12 mm, posteriore e anteriore.

ruote: OM38 carbon tubeless ready

pneumatici: Pirelli Cinturato Gravel H 700×38 mm tube

attacco manubrio: Deda Zero100

curva manubrio: Deda Elementi Gravel

nastro manubrio: OM

reggisella: Deda Elementi Superzero

sella: Selle Italia Fec

colore: Acciaio/celeste lucido

peso rilevato: 10,1 kg (senza pedali)

prezzo: 6900 euro (la bicicletta utilizzata per la prova), ma è giusto precisare che il configuratore permette di personalizzare ampiamente la bicicletta in tutte le sue parti.

produttore: Officine Mattio

Le viti sotto il profilato obliquo, utili per un terzo portaborraccia.
I foderi obliqui a clessidra.

Le nostre impressioni

Che emozione e che bella bicicletta, da guardare e da usare. Partiamo dalla geometria, che noi abbiamo trovato “classica italiana”, mai troppo esigente e capace di far collimare il comfort alla piena sfruttabilità del mezzo. Il carro posteriore è lungo 43 cm, un buon valore per il comodità e anche per la stabilità, così come per la trazione. Una volta che si monta in sella, ci si accorge fin dalle prime pedalate che la Santiago AC non è banale (scriviamo comunque di una taglia standard, non su misura). Il corpo è ben centrato sulla sezione centrale del telaio e la faccia dell’utilizzatore è in linea con il mozzo della ruota anteriore. Cosa significa? La pedalata è sempre pronta, si spinge con efficacia e la bici risponde a dovere.

test officine mattio santiago ac

Si va in fuori sella con facilità e si carica il peso del corpo sul manubrio, in presa alta sui manettini, oppure ribassata all’interno della piega manubrio. Nei tratti veloci, nei cambi di direzione e nelle discese è necessario spostare il corpo all’indietro e ma la rapidità dell’avantreno è degna delle bici da cx di ultima generazione. Il posteriore è sufficientemente elastico e garantisce una buona trazione anche quando il ciclista è proteso in avanti. Durante la nostra prova, abbiamo avuto l’opportunità di utilizzare una doppia configurazione di pneumatici, ma con le stesse ruote (sono un bel vestito per la bicicletta e funzionano bene). Forse! Una sella (durante la prova non abbiamo utilizzato quella prevista per l’allestimento originale) e un nastro manubrio vintage, avrebbero aggiunto la lode alla pagella finale (pignoleria).

La nostra preferenza è sempre rivolta agli pneumatici gravel in configurazione tubeless, che permettono di amplificare la loro gestione e sfruttabilità, sullo sterrato e sull’asfalto.

officine mattio santiago ac

A cura della redazione tecnica, immagini courtesy Q36.5 (@gianlucavanzetta)

officinemattio.com

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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