PIANETA AZZURRO, PIU’ PICCOLO DI QUANTO PENSASSIMO

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#CORONAVIRUS
E’ questa la parola più pronunciata e ascoltata degli ultimi 20 giorni in Italia. Giorni in cui siamo passati dall’essere spettatori di un problema ad esserne i principali protagonisti.

Le regolamentazioni imposte dal governo ci colgono impreparati.
Mai negli ultimi 75 anni, un paese occidentale (fatta eccezione l’ex Jugoslavia), aveva provato cosa vuol dire sacrificarsi ad uno stile di vita via via sempre più limitante per gli spostamenti, per il lavoro, per le relazioni. Mai, da allora, uno dei sistemi sanitari migliori del mondo era stato sottoposto ad un simile stress e mai qualcuno di noi aveva provato l’incontrollabile e repentina paura per la propria salute o quella dei propri cari, che tanti hanno dovuto e dovranno lasciare andare.

Nonostante le giuste misure d’emergenza intraprese da chi ci governa, i risultati positivi non potranno che vedersi (speriamo) fra qualche giorno/settimana.
Poi, in questa atipica guerra, in cui materialmente nulla viene distrutto, dovremo comunque ricostruire: l’economia, le relazioni, la fiducia in un sistema.

L’incertezza per il futuro, provata da ognuno di noi, ci rende per la prima volta fragili, a livello di collettività, ma anche uniti da un sentimento comunitario, che solo i drammi su larga scala sono in grado di far germogliare.

Avremo occasione di giudicare come è stata gestita l’emergenza e il post-emergenza, di criticare chi ha agito o elogiare chi ha solo pontificato.

Forse tutto questo servirà a modificare la nostra scala dei valori, ciò che davvero conta. Qualcosa che in occidente col tempo si è modificato, spesso non in meglio.

Forse servirà ad imparare qualcosa di noi stessi e degli altri. Forse capiremo che di fronte alla paura e all’incertezza ci comportiamo tutti allo stesso modo: individualisti prima e altruisti poi?

Forse è l’ennesimo segnale che il pianeta ci invia:

FERMIAMOCI A RIFLETTERE

Il piccolo eden che ognuno si è affannato a rendere rigoglioso, a volte a discapito di quelli vicini, ha muri poco solidi, ed è bastato uno starnuto a sgretolarli.
A noi decidere se riedificarli apparentemente più solidi o abbatterli del tutto.

Forse, la sfida più grande sarà saperci abbracciare,
davvero sinceramente,
fra un mese.

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