Home Ciclismo Eventi Campionati Italiani Gravel, sufficienza scarsa…

Campionati Italiani Gravel, sufficienza scarsa…

0

E così anche il Gravel ha i suoi primi campioni italiani. Qualcuno potrebbe dire “finalmente”, visto che questo genere è ormai realtà consolidata, non solo commercialmente, ma anche dal punto di vista della pratica, con gli appassionati di queste biciclette a metà strada tra strada e Ciclocross che hanno quasi superato quelli della bici da corsa.
Ad Argenta, in provincia di Ferrara, lo scorso 18 settembre 2022 sono infatti andati in scena i primi Campionati Italiani Gravel, sotto l’egida FCI. A vincere sono stati due stradisti puri, Samuele Zoncarato tra gli uomini e Barbara Guarischi tra la ragazze, entrambi in forza a due big team del Ciclismo su bitume (rispettivamente la Bardiani-CSF Faizané e il Team Movistar). Tutto questo nonostante al via ci fossero anche diversi specialisti del fuoristrada (come Tommaso Bergana e Cristian Cominelli, solo per citare i primi due biker o crossisti tra i primi nove al traguardo).

Un punto di partenza

Un caso? Affatto. La prima di Argenta è stata una prima di Campionato Italiano Gravel un po’ atipica, non lo possiamo negare. È stata una via di mezzo tra una gara su strada e una gara di Ciclocross, complice un percorso di soli 120 chilometri, totalmente piatto e privo di passaggi tecnici.
Per carità, va anche detto che il Gravel è di certo la più camaleontica, versatile ed eclettica tra le discipline delle due ruote, ed è per questo che anche una competizione velocissima e scorrevole come quella che si è vista ad Argenta (il primo ha fatto segnare quasi 38 km/h di velocità media… ) la si può mettere nel conto. Ma è anche vero che da una gara di Gravel forse non ci si aspetterebbe di vedere trenini come in una gara su asfalto, oppure atleti che scelgono di utilizzare bici endurance con coperture da Ciclocross (per non parlare di chi nella cittadina del Delta del Po ha scelto di gareggiare con scarpe e pedali da strada…).
La verità è che quella di Argenta è stata una prima o, forse meglio, una edizione “numero zero”, perché anche gli organizzatori – con tutta onestà – hanno detto che per questo tipo di manifestazioni c’è ancora bisogno di calibrare il tiro a livello di regolamenti.

Occorrono regole diverse

Perché, in fondo, il Gravel è fenomeno che dal punto di vista della pratica sta facendo registrare un boom che è più o meno lo stesso che visse il mountain biking tra fine Anni Ottanta e inizio Novanta. Anche all’epoca – se ricordate – ci volle un po’ per codificare dei formati strutturati in termini di competizioni ufficiali.
Di certo, chi a vedere la gara di Argenta è rimasto un po’ deluso è stato chi apprezza la matrice off-road e adventure del Gravel. Quelli che “il gravel è avventura, bikepacking”. Quelli che, se di agonismo si vuol parlare, dovrebbe essere unsupported (senza assistenza) e su lunghe, anzi, lunghissime distanze. È vero, forse l’assenza assoluta di assistenza è un qualcosa che potrebbe fare al caso anche delle gare Gravel istituzionali, quelle sotto l’egida della FCI oppure dell’UCI. Come minimo, questo differenzierebbe molto questa specialità da tutte le altre dell’agonismo targato Federazione.
Certo è che istituzionalizzare, codificare o portare il professionismo in una disciplina che nasce con una matrice libera e non convenzionale non è facile. E dagli enti che governano il ciclismo non ci si può che aspettare regole rigide, che possono anche far discutere: per esempio quella di prevedere punti di assistenza sul percorso o di fissare rigidamente la distanza delle gare Gravel nell’intervallo 50-150 chilometri.
Ma, ripetiamo: quella di Argenta è stata semplicemente una prima, un po’ un laboratorio che sta tastando il terreno e che, ne siamo sicuri, nel prossimo futuro avrà tante occasioni per calibrare il tiro e trovare un formato di gara che sarà sia peculiare sia istituzionale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui