Quando i ciclisti non rispettano la sicurezza

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Anche in questo periodo di festa, di vacanza e di sport, non abbiamo smesso di trattare l’argomento relativo alla sicurezza dei ciclisti. Inutile sottolineare i tanti fatti di cronaca che hanno visto i pedalatori vittime di incidenti, a volte mortali. Giusto continuare a tenere caldo l’argomento della sicurezza ma non dobbiamo dimenticare che anche il ciclista deve fare la sua parte.

Una strada stretta. Una linea bianca a ridosso del muro e del cordolo. Uno spazio ridotto per eventuali emergenze. La prima cosa da fare è viaggiare in fila indiana. Banale da dire e da scrivere, eppure, nonostante tutto, non è così scontato, sembra difficile per molti.

Maleducazione e poco rispetto a tutti i livelli di utenza

In questo ultimo anno in particolare, siamo stati testimoni di un incremento esponenziale dei sinistri che hanno coinvolto gli “utenti deboli e lenti della strada”, non solo amatori e appassionati ma anche tanti pro, che in bici ci vanno per lavoro. Distrazioni, pericoli, strade malmesse che non aiutano nessun protagonista della strada, che sia ciclista, pedone e auto. Siamo testimoni di una crescente maleducazione da parte di tutti, poco o nessun rispetto per le cose materiali e per la vita stessa. Supponenza e violenza sono all’ordine del giorno, un odio generalizzato a tutti i livelli. Noi ciclisti siamo in un certo senso la parte debole: quando andiamo in bici non siamo protetti (o lo siamo poco), siamo più lenti di un mezzo motorizzato e spesso siamo un intralcio nella frenesia moderna. Chiediamo e pretendiamo tutele e rispetto, giustamente! Ma noi ciclisti siamo certi di fare il possibile per la nostra sicurezza e incolumità? La risposta è no.

Ma noi ciclisti siamo certi di fare il possibile per la nostra sicurezza?

Ben pochi pedalatori rispettano a pieno le regole creando pericolo per loro stessi e per gli altri. Di cosa parliamo! Dei ciclisti che continuano a viaggiare fianco a fianco anche quando le condizioni stradali non permettono un traffico fluido, per i ciclisti, tanto meno per il traffico motorizzato. Parliamo e scriviamo dei ciclisti che non si fermano ai semafori e non rispettano gli attraversamenti pedonali, che s’infilano come proiettili nelle rotonde. Scriviamo di ciclisti che passano a destra delle auto incolonnate e ferme nel traffico congestionato, sfiorando specchietti e rischiando di prendere una gran portierata in faccia dalle auto parcheggiate. Parliamo di chi non indica mai lo spostamento verso destra o verso sinistra, che sia un cambio di direzione o la svolta ad un incrocio: tirare fuori la manina e il braccino non è un reato e non compromette l’aerodinamica. Vediamo gente, in bici, senza casco! Utilizzare un led, una luce posteriore, un piccolo lampeggiante potrebbe aiutare ed essere un ottimo deterrente che indica la nostra presenza; anche ad una considerevole distanza. Spesso, anche in presenza di una vera pista ciclabile (pista ciclabile e non corsia promiscua per velocipedi e pedoni), rimaniamo in mezzo al traffico delle automobili. Non di rado siamo troppo impegnati a guardare il computerino, testa bassa per centinaia di metri, per guardare i watt!

Dobbiamo pretendere rispetto, sicurezza e tutela, per noi e per i nostri figli. Nulla giustifica una morte e un incidente dove si rischia la vita ma anche noi ciclisti dobbiamo metabolizzare ed applicare  alcune regole di comportamento stradale, che semplicemente potrebbero essere d’aiuto a noi per primi. Gli ignoranti, gli idioti, gli incoscienti ci sono sempre stati, ci saranno sempre in macchina, in moto e anche in bicicletta.

a cura della redazione tecnica

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