Selle Italia presenta la nuova Flite Boost

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Un’altra novità da Selle Italia. Dopo i modelli Novus, SP-01 e la SLR anche la Flite si accorcia e adotta il suffisso Boost.

Selle Italia Flite Boost Kit Carbonio

Una ragazzina di trent’anni

Un breve cenno storico ci riporta a 30 anni fa, quando la prima versione della Flite cambiava la storia delle selle. La sella diventava un accessorio tanto fondamentale, quanto leggero e funzionale. Selle Italia Flite segnava il passo e stravolgeva il modo in cui una sella veniva scelta, tanto da un pro ma anche da un amatore. Tre decenni ed ecco che uno dei modelli iconici del brand si rinnova completamente, senza stravolgere il suo “core” di sella comoda ma diventando moderna, attuale e funzionale.

Una sella corta con lo shape a T

Il design si basa su uno shape corto e con una forma a T, per una lunghezza di 248 millimetri. Per quanto concerne la larghezza: la Flite Boost è disponibile in quattro soluzioni con protocollo IDMatch. S1 e L1 senza  canale Superflow, S3 e L3 con il foro Superflow. La seduta della Flite Boost è piatta, caratteristica della famiglia Flite. E sono tre invece le possibilità di scelta in merito al materiale del telaio: Kit Carbonio, Ti316 e Manganese. I pesi sono compresi tra i 157 e i 243 grammi.

Una Boost subito iridata

La Selle Italia Flite Boost è già campione del mondo di ciclocross con MVDP.

a cura della redazione tecnica, foto Selle Italia.

selleitalia.com

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Alberto Fossati, nasco come biker agli inizi degli anni novanta, ho vissuto l'epoca d'oro dell'off road e i periodi della sua massima espansione nelle discipline race. Con il passare degli anni vengo trasportato nel mondo delle granfondo su strada a macinare km, facendo collimare la passione all'attività lavorativa, ma senza mai dimenticare le mie origini. Mi piace la tecnica della bici in tutte le sue forme, uno dei motivi per cui il mio interesse converge anche nelle direzioni di gravel e ciclocross. Amo la bicicletta intesa come progetto facente parte della nostra evoluzione e credo fermamente che la bici per essere raccontata debba, prima di tutto, essere vissuta.

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