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Storie in sella: Il dolce sollievo dell’attesa

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Colin Strickland - garage - Il dolce sollievo dell'attesa
Foto: Philip Edsel / The Red Bulletin

La gratificazione immediata è dolce, ma per molti di noi – e per Willy Wonka – metà del divertimento sta nella tortura dell’attesa.

Questa tensione è insopportabile, speriamo che duri

Anche se sembra fatta su misura per il malizioso Willy Wonka, la battuta ci arriva attraverso la fantasiosa Gwendolen in “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde. Come Wonka, ha un debole per il melodrammatico e il teatrale, quindi sembra naturale che lui prenda in prestito il suo giro di parole.

Willy Wonka GIFWilly Wonka sicuramente la sapeva lunga. Certo, la maggior parte della sua abilità ruotava intorno all’aggirare gli standard della sicurezza sul lavoro e al nascondere una manciata di bambini scomparsi, ma nessuna frase ha mai descritto così perfettamente la mia personale battaglia tra la gratificazione immediata e la perfezione della speranza più pura.

Una battaglia condivisa con tutti gli appassionati che amano questo sport in modo incondizionato. Una storia in cui tutti ci possiamo immedesimare e riconoscere.

Una storia che inizia quasi sempre nello stesso modo.

Quando sembrava che l’inverno non sarebbe mai arrivato, mentre l’autunno faceva piovere le sue foglie screziate a ogni brezza. Qualche chilometro su una bici presa in prestito trasformava rapidamente la curiosità iniziale nella follia del desiderio. Abbiamo contemplato lo svuotamento del salvadanaio (equivalente alla vendita di un rene) per farla nostra. La gratificazione immediata è dolce, ma per molti di noi – e per Willy Wonka – metà del divertimento sta nella tortura dell’attesa.

Ripristinare il brivido a due ruote comincia con il passare un periodo indefinito di tempo su ogni possibile nuova combinazione di bici. Saliamo su quelle degli amici, facciamo un salto nei negozi per far scorrere le dita lungo pneumatici immacolati di bici che non ci interessano neanche lontanamente. La ricerca su Internet diventa un passatempo quotidiano fino a quando non si entra in ogni buco nero di mercatini e forum e letto troppe discussioni scritte da ferventi abusatori di MAIUSCOLO e rinomati troll.

Mesi dopo aver incontrato la propria anima gemella a due ruote, è scattato l’amore con la bici che sapevamo di volere sin dall’inizio. Anche ai biker più sgamati – compresi noi operatori del settore – capita di non avere un portafogli così profondo per cavalcare la versione meglio equipaggiata di quella bici. Ma non stiamo a raccontarcela, quanti di noi la meritano veramente?

Quando un’enorme scatola di cartone entra in garage, il proprio corpo ingaggia una battaglia interna tra l’assaporare il momento o tornare un essere primitivo estraendo con la forza e afferrando con lussuria il premio all’interno. Ma aspettiamo. Eliminiamo con calma ogni sigillo fino ad aprire la scatola. Il meglio dei due mondi, davvero.

Siamo rimasti svegli fino a quando la nostra nuova bici non è assomigliata a una completamente funzionante. In sottofondo una musica che solletica la nostra fantasia, rimanendo in adorazione su uno sgabello di fronte all’opera compiuta.

Quando la vita sembra totalmente fuori controllo, ci sono pochi momenti migliori che sedersi di fronte a una pila di attrezzi e pezzi di bici, sapendo che in realtà, nel nostro habitat naturale che è il ciclismo, abbiamo il controllo di tutto. Ogni cavo, ogni bullone, ogni successo ed errore, sono nostri.

In periodi come questi, la parte migliore di ogni giorno vive nei momenti in cui giriamo le chiavi a brugola, siamo infastiditi dal ruggito odiosamente soddisfacente del compressore, e guardiamo gocce di fluido idraulico tracciare percorsi casuali lungo gli attillati guanti in lattice. Nessuno vuole che quei momenti finiscano. C’è già stata abbastanza incertezza, e una parte di noi non vuole affrontare il caos che le bici sono costruite per affrontare.

Non importano quanto tempo ci impieghiamo, alla fine i pezzi della bici diventano una bici. Abbiamo regolato le sospensioni. Sei click per il ritorno, non uno di più non uno di meno. Le leve dei freni sono spostate all’esterno e all’interno, e ruotate in su e in giù, sino a raggiungere la beatitudine. Alla fine, è stato fatto tutto quello che c’era da fare. Con una doppia verifica finale.

Abbiamo controllato e personalizzato ogni singolo aspetto possibile della nostra bici. Ma le nostre anime gemelle a due ruote non sono fatte per vivere nella sicurezza e nel comfort del garage. Il momento in cui gli pneumatici artigliati aggrappano la terra, scambiamo il controllo con il caos del sentiero. Lo temiamo, ma non vediamo l’ora di fare quello scambio.

Il dolce sollievo dell'attesa - riding
Foto: Liam Wallace

Abbiamo atteso che la neve si sciogliesse e che il sole primaverile riscaldasse l’aria.
Abbiamo aspettato attraverso il lungo e tormentato ciclo di gelo e disgelo che trasforma i sentieri in soffice burro nelle gloriose giornate a oltre 30 gradi.
Abbiamo aspettato fino a quando le scadenze smettono di chiamare e la vita smette di agitarsi, anche se solo per il tempo sufficiente per una pedalata.

Dopo mesi passati a risparmiare, bramare, decidere, e straziarci, arriva finalmente il giorno. Quel giorno. Non vengono scelti nuovi percorsi fantasiosi per il giro inaugurale di questa bici. Invece, prendiamo la strada che ci porta al sentiero che conosciamo come le nostre tasche, quello dove ogni roccia e radice è prevedibile fino alla banalità.

Gli pneumatici troppo lucidi e neri baciano finalmente la terra fino a quando non diventano della giusta tonalità. Cerchiamo di farci guidare dal ritmo naturale, ma come ogni primo giro, il flow è interrotto da soste discontinue. Un po’ di pressione tolta qui, un po’ rimessa lì, un’altra dozzina di curve e tornanti e siamo di nuovo benedetti dal dio del ciclismo. Una volta che tutto funziona come dovrebbe, iniziamo a muoverci in sincronia con il trail, spingendo più forte fino a quando la nostra materia grigia si allontana dalle macchinazioni produttive per addentrarsi in angoli e fessure più oscuri.

Un’attrattiva della mountain bike è il tiro alla fune tra controllo e caos. Possiamo conoscere ogni aspetto del trail ed essere intimamente familiari con ogni singolo elemento che compone la bici sotto il nostro corpo. Possiamo affinare le nostre abilità e stabilizzare la nostra concentrazione.

Eppure non sappiamo mai cosa sta per succedere. La storia è scritta a ogni singolo colpo di pedale e il finale non è mai assicurato. Si fanno supposizioni basate sulle esperienze passate, ma la verità è che oltre ogni curva c’è l’ignoto. Non ho idea di come finisca la storia, e la tensione è insopportabile.

Spero che duri.

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