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Perdersi nel momento

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Storie in sella - Perdersi nel momento - cover

A volte le migliori esperienze sono destinate a essere dimenticate. Per questo, metto via la mia fotocamera, perché è ora di perdersi nel momento.

Non mentirò, sono quella persona. Sono quel biker sul lato del sentiero con un guanto stretto tra i denti, che lotta per far funzionare un touchscreen con le dita inzuppate di sudore, tutto parte di una tutt’altro che graziosa danza per scattare la foto perfetta della mia bici appoggiata a qualcosa, di solito un palo della segnaletica, un albero, o qualche supporto casuale trovato lungo il tracciato che dovrei percorrere in quel momento.

Come talento supplementare, sono in grado di fare questo mentre ignoro completamente l’ironia dell’interrompere un giro altrimenti straordinario per catturare l’esperienza, riducendo così l’effettiva qualità di detta esperienza.

A volte le foto troppo artificiose finiscono sui social media o inoltrate su Whatsapp nel tentativo di condividere la propria passione, agghindato come un poser. Ma capita molto più spesso che l’immagine rimanga un rettangolo sul mio telefono per essere guardata una o due volte – se proprio capita – prima di essere offuscata da migliaia di altri rettangoli che catturano esperienze altrettanto monumentali, come i miei gatti arrampicati su varie cose o l’etichetta di quella birra artigianale che tanto era piaciuta (o vino, scegliete voi).

La verità è che scatto foto come parte di un invincibile tentativo di fare l’impossibile: sto cercando di tenermi tutto dentro.

Più vita conservo sotto la mia t-shirt, più ne sperimento la fugace natura. Il piccolo scherzo della vita è rendere i suoi attimi più belli così facili da dimenticare mentre si assicura che quelli dolorosi rimangano scolpiti nella pietra. Così, quando i bei momenti emergono dalla banalità della vita quotidiana, mi trasformo in uno stupido Golden Retriever che cerca di riportare tutte le palline da tennis, non volendo lasciarne neanche una.

Tentando inutilmente di incastrare i ricordi in un cervello già saturo, uso ogni tecnica mnemonica disponibile per cementarli al loro posto. Scarabocchio parole che non riusciranno mai a catturare l’odore del muschio appena nato o l’ondata di adrenalina che colpisce quando entrambe le gomme perdono trazione appena prima di un drop. Ricordo storie di pedalate e di amici del passato in un insieme legato solo da linee di abbronzatura che iniziano appena sopra il ginocchio.

E scatto migliaia di foto nella speranza che almeno una catturi non solo l’ambiente, ma l’intera esperienza.

Ogni momento è studiato e assaporato e versato nel setaccio della mia memoria, eppure sono ancora sorpreso quando i piccoli frammenti sfuggono dal fondo. Ma forse questo è il punto. Forse i buchi nei ricordi sono lì per separare il grano dalla pula, per dividere il significato dalle interferenze. Forse i ricordi non sono nati per essere tenuti nella loro interezza, ma spogliati dei dettagli granulosi finché non esistono come nient’altro che deboli impronte negli oscuri annali del nostro cervello.

Incitano un vago ricordo dopo aver notato macchie di sangue e sporco su un guanto stropicciato, estratto da sotto il sedile anteriore dove era stato accidentalmente sepolto anni prima. Per un tremolante momento, sono immerso nella scoperta del perché il termine salario deriva dal fatto che nell’antica Roma ai soldati veniva spesso corrisposta una razione di sale a integrazione della loro paga. Per poi dimenticare tutto di nuovo, nel tempo che il guanto impiega per lasciare la mia mano e raggiungere la cima del mucchio di biancheria sporca.

L’odore del lubrificante per catene e della crema solare richiama ricordi sfocati di esplorazioni in cortile, il tipo di cose noiose che sbloccano la gabbia per lasciare liberi i pensieri. Un centinaio di passaggi lungo lo stesso identico percorso si trasformano in un ricordo nebbioso di un’unica pedalata che trascende le stagioni. Ricordare ogni avventura da sola sarebbe un esercizio nella noia, ma riviverle come un amalgama solitario di terra mi fa rendere conto di quanto sono fortunato a dimenticare momenti che molte persone non vivono mai.

Storie in sella - Perdersi nel momento - sunsetProprio ora, sto per uscire in bici per celebrare un altro giro della terra intorno al sole. È stato un anno come pochi altri, ma per un motivo o per l’altro, non lo sono sempre? Sarà per i vecchi amici, il motivo per cui sono ancora in piedi, e per quelli nuovi, che mi fanno andare avanti. Tutti spiriti affini che mi ricordano che permettere a noi stessi di essere vulnerabili e deboli è la più grande forza dell’umanità.

Dopo mangeremo patatine e berremo il tipo di birra chiara prodotta proprio per essere consumata dopo pedalate perfettamente faticose in giorni che finiscono per essere sempre più caldi del previsto. Rideremo e soffriremo, faremo quelle lunghe e inutili pause che gli adoratori di Strava odiano tanto. Sarà un evento da ricordare. Ma alla fine non sarà così. Ed è questo il punto.

I suoi momenti migliori si sgretoleranno ai margini e svaniranno al sole. Dimenticherò chi ha fatto quella battuta volgare e la sensazione del mio stomaco che si agitava per il dolore di una risata tanto necessaria. Ma sono stato forse io a raccontare quella storiella?

Invece, lo lascio ai fotografi, tutti quelli che cattureranno i momenti più indimenticabili per me, anche a migliaia di chilometri di distanza.

Guarderò un’inquietante immagine in bianco e nero e sentirò la spirale di luce e buio che così spesso si attorciglia nei momenti singolari della nostra vita. Guarderò un ritratto e sperimenterò i lunghi giorni e gli anni fulminei che incidono le linee sui nostri volti prima che siamo pronti ad accettarle. I nomi stampati in minuscoli caratteri tipografici stanno in silenzio, prendendosi a malapena il merito della capacità di portare alla luce le esperienze dimenticate di un perfetto sconosciuto.

Sfogliando questa rivista tra qualche anno, mi perderò nella foto della testa di un rider gettata all’indietro mentre una risata assordante riecheggia da una pagina silenziosa. Non ricorderò la battuta che mi ha fatto arrovellare lo stomaco allo stesso modo, ma lo sentirò di nuovo.

Per ora la mia fotocamera è stata messa via, perché è ora di perdersi nel momento.

Storie in sella - Perdersi nel momento - landscapeScatto foto come parte di un invincibile tentativo di fare l’impossibile. Sto cercando di aggrapparmi a tutto questo

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[foto: Trek Bikes]

Storie in sella: Il dolce sollievo dell’attesa

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