Storie in sella: Sfida al cambiamento

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Storie in sella - Sfida al cambiamento - cover Nazzano

Come imparare ad adattarsi al sentiero sconosciuto che ci aspetta.

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Quando ho avuto (nuovamente) la possibilità di provare una hardtail da divertimento, la mia risposta è stata scontata. Ho guidato specialissime da strada, downhill, e persino cruiser equipaggiate con contropedale. Ho sfrecciato su rigidone da 26 pollici, glorificato le prime 29er, e amato quelle eBike che per molti talebani del ciclismo classico sono un affronto allo sport e all’umanità. Se ha due ruote, è solo una questione di tempo prima che ci salga sopra, e questa bici rappresentava anche e soprattutto un ritorno a un vecchio amore. A parte il telaio in alluminio e non in più classico e iconico acciaio.

La bicicletta era allo stesso tempo familiare e straniera, una reminiscenza della sua accattivante capacità di essere reinventata più e più volte, offrendo sempre nuove sorprese proprio quando sembra che non ci sia più nulla da imparare. Con un piede davanti all’altro, ho iniziato a far girare le pedivelle e mi sono diretto verso quella collina dove ho pedalato innumerevoli volte. Le vibrazioni dal retrotreno hanno rivelano rapidamente un modo tutto nuovo, e al tempo stesso antico, di pedalare con una vera coda rigida su sterrato.

Quando finalmente ho scalato la collina, ho guardato giù per un sentiero che avevo già percorso centinaia di volte, solo per vederne uno nuovo fatto di terra e roccia. Non ho intenzione di ammettere che mi sono sentito arrogante quando sono salito su questa bici per la prima volta, ma non mi sbaglierei se lo facessi. Da qualche parte, nel mio cervello, c’era una fiducia che l’arroganza confondeva con la conoscenza. Vado in mountain bike da più di due decenni, quindi dovrebbe essere tutto facile. Come è già stato in passato.

Su una moderna full suspended, anche da XC, il filtro delle asperità garantito dalla sospensione posteriore è evidente, anche sulle irregolarità dell’altrimenti liscio asfalto. Ma questo è un altro mondo. Le gambe e le braccia – soprattutto le prime – tornano a rivestire una parte fondamentale dell’equazione. Il tutt’uno tra bici e biker è l’obiettivo prioritario da inseguire. La massima attenzione dedicata alla guida acuisce i sensi. L’odore fecondo della terra argillosa mi attraversa il naso, mentre i miei occhi sono sopraffatti dalla trama del sentiero. Le rocce altrimenti tondeggianti si trasformano in blocchi irregolari di arenaria crivellati da migliaia di buchi. Sotto di me, striature rosse formano un caleidoscopio ipnotizzante nell’argilla.

Storie in sella - Sfida al cambiamento

È stato incredibile. E spaventoso, come l’inferno

Mi sono tuffato, terrorizzato e al tempo stesso euforico, mentre le mie gomme spazzolavano entrambi i bordi di un sentiero che solo un paio di giorni prima sembrava molto più largo con la classica full da enduro. La prima curva ha messo a dura prova la mia confidenza, mentre le farfalle mi salivano nello stomaco e aspettavo che il mio istinto a due ruote prendesse il sopravvento. La parte superiore del corpo e le gambe lottavano per assumersi quelle responsabilità altrimenti assegnate alla sospensione posteriore. Ogni letto di roccia e frammento di terra irregolare estraevano un sorriso che catturava la sabbia e alcune frasi colorite per usare un eufemismo. Dopo che le mie ruote sono scivolate sul bordo del drop aggrappando nuovamente la nuda terra, ho pinzato decisamente sui freni per fermarmi zigzagando sulla stretta lingua vermiglia. Sono sceso dalla bici. Con il cuore a mille. Quasi in iper ventilazione. E un immenso sorriso a solcare il viso.

Molto tempo dopo che l’invincibilità della giovinezza è stata messa da parte, a volte mi trovo a chiedermi cosa sarebbe successo se la vita come la conoscevo fosse cambiata. Ricordo a malapena un tempo in cui il mio cassetto dei calzini non traboccava di quelli da bici e la mia abbronzatura non assomigliava a quella di un paio di boxer da bagno. Molte cose, compresi molti amici e la mia vita professionale, sono entrati nella mia esistenza attraverso la bicicletta. Anche adesso il mio equilibrio è mantenuto grazie a corsi intensivi di terapia delle due ruote artigliate a pedali.

Per quanto sia difficile immaginare la vita senza mountain bike, la realtà è che potrebbe esserci un giorno in cui le mie ruote non potranno più disegnare traiettorie sulla terra. Con un po’ di fortuna, quel tempo è ancora lontano. E chissà, forse un giorno la mia passione per i sentieri migrerà verso un’attività diversa. Non credo che succederà molto presto, ma non si sa mai. Dopotutto, anche il trail running sembra davvero fantastico.

Non so cosa mi riserva il futuro, ma so che finché sarò capace e disposto ad adattarmi alle sfide che mi attendono, tutto potrà cambiare, ma non deve per forza finire.

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