Abbigliamento per la stagione invernale 2020

Mai come nelle condizioni meteo estreme risulta tangibile ed apprezzabile l’evoluzione tecnica dei materiali oggi disponibili per lo sportivo all’aria aperta.

10/12/2019
scritto da Davide Sanzogni

Abbigliamento invernale, protettivo, confortevole e al tempo stesso leggero. Capi tecnici che in proporzione costano più che una Ferrari ma che non ti fanno ammalare. Si pedala sudando e non avendo freddo anche con parecchi gradi sotto lo zero e con tassi di umidità elevati. Tutti aspetti che vanno a formare la nostra personale idea del rapporto tra qualità e prezzo di un capo. Tutto vero, tutto giusto ma noi sappiamo realmente sfruttare tutto questa tecnologia dell’abbigliamento new generation?

POLARTEC ALPHA DIRECT, idrofobo e isolante

Leggere l’etichetta e capire

Il link qui sopra riprende uno dei nostri, sono diversi, approfondimenti in merito alle membrane che trovano applicazione in alcuni capi per lo sportivo. Spesso scegliamo un capo per il colore, perché veste “figo”, perché semplicemente ci piace (giustissimo) ma non conosciamo le sue caratteristiche e peculiarità d’impiego.

Imparare a leggere un etichetta, non significa solo capire il metodo di lavaggio! Talvolta serve per capire come sfruttare quel capo al pieno delle sue potenzialità. Più volte abbiamo sottolineato l’utilità degli allenamenti Indoor. Un aspetto che resta valido anche al di fuori del classico periodo invernale.

Allenamento, tecnologia, indoor e outdoor

Dal punto di vista dell’allenamento non vi sono dubbi che un’attività ben strutturata su dei moderni rulli risulti più efficace di un’uscita all’aperto. Con poco tempo disponibile si riescono a svolgere lavori di qualità nelle condizioni più sicure possibili. Lontani, in questo periodo, da strade ghiacciate o sporche e senza preoccuparsi del buio precoce. Molti utilizzano questi strumenti in modalità virtual-training, connessi ad internet, percorrendo strade esotiche piuttosto che sfidando appassionati che si trovano dall’altra parte del mondo.

È anche vero che non tutti abbiamo la stessa dimestichezza con la tecnologia, né le stesse necessità di allenamento. Semplicemente molti di noi amano salire in bici e pedalare in mezzo alla natura. Soprattutto in queste giornate in cui le tenebre calano presto, la voglia di vincere il freddo ed uscire è tanta.

Per chi pratica attività all’aperto oggi, tanto in MTB che su strada, è un enorme vantaggio disporre di capi d’abbigliamento sempre più perfezionati. Se ben utilizzati insieme a qualche trucco di esperienza consentono di effettuare uscite gratificanti a prescindere dalle temperature esterne. A questo pensavamo lo scorso weekend mentre eravamo impegnati sul nostro solito percorso collinare. Spingendo anche con una certa intensità in salita ma senza trovarci in un bagno di sudore e affrontando le discese senza patire freddo, limitati solo dalla presenza di brina in alcune curve in ombra.

La storia non si dimentica ma il futuro è utile

Non serve scomodare l’epica di quando si correva con abbigliamento di lana e il sudore impregnava i capi che ghiacciandosi diventavano rigidi. Basta andare indietro di una ventina d’anni per trovare capi tecnici che sembravano pensati per lo sci da discesa piuttosto che per il ciclismo. Un passo avanti per l’epoca ma che hanno lasciato il posto a prodotti migliori. L’abbigliamento era spesso voluminoso e puntava a trattenere il calore anche a scapito di un’adeguata traspirazione. Le salopette spesso eccessivamente rigide tanto da impacciare i movimenti.

Pedalare con questo genere di capi era un mix tra fare una sauna ed una sessione di pesi ( ma quello c’era a disposizione) che poco invogliava a variazioni di ritmo o di quota. Cosa che ben si sposava con la filosofia di non fare salita prima di aver fatto un paio di migliaia di chilometri in pianura. In pratica alle porte della primavera per molti. Del resto per i temerari che volevano affrontare la salita non restava che portarsi un cambio, almeno dell’intimo, per poi ridiscendere. Di conseguenza le uscite, se paragonate a quelle che praticano comunemente molti appassionati in questi giorni, non potevano che essere brevi e disagevoli.

un giubbino dei primi anni 2000

Oggi invece si può pedalare tutto l’anno e per tanti il tradizionale periodo di stacco si e’ compresso molto fin quasi a scomparire. Grazie allo sviluppo di tessuti anti-vento sempre più leggeri è possibile realizzare capi aderenti, elastici e morbidi che ne ostacolano il movimento, ne aumentano significativamente la resistenza all’aria, rendendo divertente l’uscita. Abbiamo citato la resistenza dell’aria perché spesso, in concomitanza con le basse temperature invernali, anche l’aria è più ferma e l’addizionale resistenza dell’aria dovuta a capi voluminosi maggiormente percepibile e fastidiosa.

Il nostro corpo è come un alto forno sempre in funzione

In aggiunta, nel design dei capi invernali, l’attenzione si è spostata dal garantire un’elevata capacità di trattenere il calore a quella di renderli traspiranti. Se mettiamo il ciclista in condizione di pedalare asciutto, con un’adeguata protezione dal vento, ecco che basterà la sua attività fisica per mantenere una temperatura gradevole del corpo. Non va infatti dimenticato che per ogni singolo Watt di lavoro che utilizziamo per spostarci pedalando, ce ne sono altri tre che vengono dispersi come calore. Questo si traduce nel fatto che anche quando pedaliamo a bassa intensità, per dare un riferimento intorno a 150W, andiamo a sviluppare circa 450W di calore. Come un comune phon regolato a media intensità.

Spesso alcuni ciclisti particolarmente freddolosi esagerano con risultati controproducenti.

Utilizzare calzini più spessi all’interno delle solite scarpe spesso induce vasocostrizione con conseguente rischio di avvertire più freddo alle estremità. Similmente, guanti molto imbottiti oltre a ridurre la vascolarizzazione rendono a volte difficoltosa e rischiosa la guida. Per non parlare di chi rinuncia al casco per indossare improbabili cuffie felpate. Per chi pedala tante migliaia di chilometri ogni anno è automatico dotarsi di un secondo paio di scarpe dedicato, meno ventilato e mezzo numero più grande, in cui sia possibile utilizzare calzini di maggiore spessore senza limitare la circolazione. Di recente vi abbiamo proposto il test delle Gaerne G.Ice Storm Gore-Tex di cui esiste anche la versione Road.

La prova delle Gaerne G.Ice Storm Gore-Tex winter

In alternativa la soluzione migliore è rappresentata dai soprascarpa. Magari doppi, con un primo strato sottile come un calzino ed uno ulteriore più spesso. La successione di intercapedini d’aria tra i due soprascarpa e la scarpa stessa è un isolante efficacissimo. Avendo un solo paio di scarpe disponibili, avete mai provato ad indossare il calzino estivo classico, la calzatura, un copriscarpa in maglia e un copriscarpa anti-vento? Provate, semplice e anche poco dispendioso, prima di tutto efficace.

Non trascurare le estremità

Allo stesso modo per le mani, si può optare per dei capi dedicati, realizzati con tessuti anti-vento simili a quelli dei moderni giubbini, che in poco volume danno una protezione adeguata. La soluzione low-cost è l’utilizzo di due sottili guanti in pile che di nuovo, grazie all’intercapedine d’aria, realizzano un buon isolamento termico.

Una combinazione di abbigliamento utilizzata a 5C (scatto realizzato su rettilineo privo di traffico)

E per la testa? Casco, sempre, questo è fuori discussione. Magari un modello privo di prese d’aria. E per fermare l’aria residua e trattenere il calore sulla testa basta uno scalda-collo. Per chi abbia la gola delicata meglio di tutto, secondo noi, e’ l’utilizzo di un passamontagna o una mascherina. Purché di forma tale da lasciare uscire la punta del naso evitando che il fiato appanni le lenti degli occhiali, ma protegga la bocca evitando l’ingestione di aria fredda e tutelando così le prime vie aeree.

Prima di affermare che un capo non funziona, oppure funziona troppo (perché esiste anche questa possibilità), siamo sicuri di averlo usato nel modo corretto?

a cura della redazione tecnica, grazie a Davide Sanzogni, foto di Davide Sanzogni, Matteo Malspina e redazione tecnica.

 

 

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