Big Oil don’t Surf, nuova battaglia con Patagonia

BIG OIL DON’T SURF: SALVA LA GRANDE BAIA AUSTRALIANA DAL PETROLIO con PATAGONIA, c’è tempo fino al 20 marzo per lasciare un commento sul sito, facciamo pressione sulla società Equinor!

04/03/2019
scritto da Michele Cicoria

“We are all David, when it comes to this Goliath. The fight against Equinor to save the Great Australian Bight needs your voice now” (by Joshua Burguete-Kirkman).
“Siamo tutti Davide, quando ci troviamo davanti a questo Golia. La lotta contro Equinor per salvare la Grande Baia Australiana ha bisogno della tua voce, adesso” (di Joshua Burguete-Kirkman).

La compagnia norvegese Equinor ha ufficialmente presentato il progetto per l’estrazione di petrolio nelle acque profonde nella Grande Baia Australiana.
Una minaccia imminente si è infatti manifestata di recente sulle coste dell’Australia meridionale: arriva da un luogo freddo, altrettanto bello e spietato, che è la Norvegia. Qui è stanziata Equinor (precedentemente nota come Statoil), una delle più grandi compagnie petrolifere offshore del mondo. Opera in 30 paesi in tutto il mondo e dà lavoro a 20.000 persone. Equinor si propone oggi di esplorare le acque e i fondali della Grande Baia Australiana per estrarre petrolio e questo rappresenta una minaccia reale per tutto ciò che i residenti e i visitatori di quei luoghi ritengono caro.

Nel 2017 Equinor è diventata operatrice e proprietaria al 100% di permessi esplorativi che coprono circa 12.000 chilometri quadrati nel Grande Oceano Australe. Questa è anche l’acqua che bagna la Grande Baia Australiana. Se a Equinor venisse dato il permesso di procedere (processo che sta quasi per concludersi) inizierebbero i danni all’ecosistema locale e aumenterebbero i rischi di future fuoriuscite di petrolio.

Questa preoccupazione e questa paura non hanno portato all’apatia o alla rassegnazione, poiché la popolazione dell’Australia meridionale – e speriamo, con il vostro aiuto, che questo movimento diventi globale – sta unendo le forze per combattere. A livello locale, le persone si aggregano per cercare di impedire che questa follia si materializzi.

Dave (Rasta) Rastovich, ambassador per il surf Patagonia, si trova in Australia accanto a queste persone, per  dare vita a un movimento con l’obiettivo di contrastare l’esplorazione e l’estrazione del petrolio nel Great Australian Bight da parte della società norvegese. La popolazione locale, le industrie e diverse personalità politiche hanno deciso di comunicare ad Equinor che vogliono godersi il loro splendido oceano e proteggerlo dal rischio di un inquinamento devastante.

Questo movimento, che ha avuto origine come protesta locale, si sta rapidamente diffondendo tra le diverse comunità, i paesi e le culture: c’è qualcosa che ognuno di noi può fare a riguardo: per un periodo di soli 30 giorni, dal 19 febbraio al 20 marzo 2019, è possibile lasciare un commento pubblico in merito al “progetto di piano ambientale” (EP) di Equinor. Tutti noi possiamo fare pressione sulla società inviando i nostri commenti a questo link.
È un momento cruciale per prendere una posizione. La Baia è uno degli ultimi grandi tratti di deserto marino al mondo, uno degli ambienti oceanici più incontaminati rimasti sulla Terra e deve rimanere selvaggio e incontaminato.

“La Grande Baia Australiana è un paradiso per balene, pesci, uccelli, mammiferi marini, vita vegetale e per tutti gli ecosistemi invertebrati” afferma Belinda Baggs, esperta surfista, attivista e ambassador Patagonia, anch’essa apparsa, insieme a Rastovich, nel film Never Town, documentario prodotto dall’azienda californiana che tratta le problematiche di quella stessa area.

“Equinor vuole stanziarsi lungo le nostre coste australiane e migliaia di specie marine sono in grande pericolo per via di rischiose trivellazioni petrolifere in acque profonde”, continua Belinda, “Tutti noi, come surfisti, siamo legati al mare e dipendiamo fortemente dalla salute degli oceani, sia a livello locale che globale, e siamo influenzati da qualsiasi cambiamento nel nostro ambiente, a tutti i livelli”.

Questa è la vostra occasione per opporvi al progetto di trivellazione portato avanti da Equinor e per far sentire la vostre voce: avete tempo fino al 20 marzo per lasciare i vostri commenti sul sito di Equinor.

Maggiori informazioni sul sito Patagonia.

 

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